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Clasico, capolavoro tattico di Mourinho: ora la Liga è riaperta

Il tecnico portoghese ha sorpreso Flick con Bernardo Silva titolare, limitato Yamal e colpito in contropiede: ora i Blancos sono a tre punti dalla vetta.

Clasico, capolavoro tattico di Mourinho: ora la Liga è riaperta

Il Real Madrid riapre la corsa alla Liga nel modo più spettacolare, conquistando il Camp Nou e infliggendo al Barcellona una sconfitta che potrebbe pesare moltissimo nella lotta per il titolo. Il 2-1 firmato da Kylian Mbappé all’87’ porta la squadra di José Mourinho a soli tre punti dai blaugrana e premia una prestazione costruita soprattutto sulla superiorità tattica del tecnico portoghese, capace di leggere i punti deboli della formazione di Hansi Flick e sfruttarli nei momenti decisivi.

La prima mossa vincente è arrivata già prima del calcio d’inizio. La scelta di schierare Bernardo Silva dal primo minuto aveva suscitato più di qualche perplessità, ma si è rivelata fondamentale per garantire equilibrio e qualità alla manovra madridista. Il portoghese ha assicurato controllo del pallone e lucidità nella gestione dei possessi, permettendo ad Arda Güler, Bellingham, Diomande e Mbappé di sfruttare gli spazi lasciati dalla difesa avversaria.

Mourinho aveva preparato la partita partendo da una considerazione precisa: il pressing alto del Barcellona poteva trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Per questo ha chiesto ai suoi giocatori di attirare la pressione blaugrana, mantenere il possesso attraverso passaggi corti e cambiare improvvisamente ritmo e direzione, cercando soprattutto la profondità sulle corsie esterne.

Una strategia che ha messo ripetutamente in difficoltà la linea difensiva di Flick, costretta a difendere ampie porzioni di campo alle proprie spalle. Diomande, Bellingham e Mbappé hanno approfittato della loro velocità per attaccare gli spazi, trasformando ogni recupero del pallone in una potenziale occasione da gol. Il Real non ha cercato di imporre un possesso sterile, ma ha scelto di colpire con rapidità e precisione, sfruttando le caratteristiche dei propri interpreti.

Un altro elemento determinante è stato il lavoro difensivo su Lamine Yamal. Mourinho ha affidato a Marc Cucurella il compito di seguire da vicino il talento del Barcellona, predisponendo anche il costante raddoppio di Diomande. La collaborazione tra i due ha ridotto drasticamente gli spazi a disposizione dell’esterno spagnolo, limitandone la capacità di puntare l’uomo e creare superiorità numerica.

Il piano ha funzionato, privando il Barcellona di uno dei suoi principali riferimenti offensivi. Yamal ha faticato a trovare continuità nelle giocate, mentre la squadra di Flick ha progressivamente perso lucidità nella ricerca delle soluzioni offensive.

Le difficoltà blaugrana sono emerse soprattutto a centrocampo. Rodri, Pedri e Fermín López hanno provato ad aumentare il ritmo della circolazione del pallone, ma la fretta ha spesso prevalso sulla precisione. Ne sono derivati errori in costruzione e pericolosi spazi tra le linee, puntualmente attaccati dai giocatori del Real Madrid.

La partita si è decisa anche attraverso il confronto a distanza tra i due allenatori. Nel secondo tempo Flick ha provato a modificare gli equilibri inserendo Frenkie de Jong, con l’obiettivo di recuperare il controllo del centrocampo. Mourinho ha risposto immediatamente con Eduardo Camavinga, puntando sulla freschezza atletica e sulla capacità del francese di accelerare negli spazi quando gli avversari avrebbero cominciato ad accusare la fatica.

Una scelta che si è rivelata decisiva nel finale. All’87′, Camavinga ha prodotto una progressione travolgente, superando la pressione avversaria e servendo un cross preciso per Mbappé, che ha trasformato l’occasione nel gol del definitivo 2-1. Una rete nata proprio da quelle caratteristiche che Mourinho aveva cercato di valorizzare durante tutta la partita: velocità, attacco della profondità e capacità di sfruttare gli spazi lasciati dalla difesa alta del Barcellona.

Il successo del Camp Nou rappresenta molto più di tre punti per il Real Madrid. Mourinho ha dimostrato ancora una volta la propria capacità di preparare le grandi sfide, individuando le contromisure più efficaci al sistema di gioco avversario e intervenendo dalla panchina nel momento opportuno.

Per Flick, invece, la sconfitta lascia diversi interrogativi. Il pressing aggressivo e la linea difensiva avanzata, elementi centrali della sua filosofia, hanno finito per favorire le ripartenze madridiste. Anche la gestione del possesso è apparsa troppo frenetica, con numerose situazioni nelle quali il Barcellona avrebbe avuto bisogno di maggiore pazienza.

Il Real Madrid torna così a tre punti dalla vetta e rilancia le proprie ambizioni nella corsa al titolo. A fare la differenza non è stata soltanto la qualità dei suoi campioni, ma soprattutto la capacità di Mourinho di costruire una partita su misura per neutralizzare il Barcellona. E in una Liga che sembrava indirizzata, il successo del Camp Nou potrebbe rappresentare il momento della svolta.