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Lazio, le regole di Gattuso per costruire una squadra da primato

Puntualità, professionalità, lealtà e recupero: così il tecnico ha trasformato uno spogliatoio tra mille difficoltà in un gruppo vincente. 

Lazio, le regole di Gattuso per costruire una squadra da primato

La Lazio che guarda tutti dall’alto della classifica è nata prima di tutto nello spogliatoio. Non da una rivoluzione sul mercato, né da particolari innovazioni tattiche, ma da quattro regole semplici e inderogabili con cui Rino Gattuso ha ricostruito l’identità di un gruppo che soltanto pochi mesi fa sembrava destinato a una stagione complicatissima. Puntualità, professionalità, lealtà e attenzione al recupero: sono questi i pilastri di un metodo che ha permesso ai biancocelesti di superare le difficoltà estive e trasformarsi in una delle grandi sorprese del campionato.

Un risultato ancora più significativo considerando il contesto in cui Gattuso aveva cominciato a lavorare. Il mercato a saldo zero aveva alimentato dubbi sulla competitività della rosa, mentre le tensioni ambientali rendevano tutt’altro che semplice costruire un clima sereno. Il tecnico calabrese ha scelto di ripartire dalle basi, puntando sulla responsabilità individuale e sulla forza del collettivo.

Alla base di questa trasformazione c’è anche un cambiamento personale dello stesso allenatore, che negli anni ha imparato ad adattare il proprio carattere alle esigenze delle nuove generazioni.

«All’inizio della mia carriera da allenatore – ha spiegato Gattuso – mi arrabbiavo per tante cose che vedevo fare ai giocatori e ritenevo assurde. Poi ho capito che a sbagliare ero invece io. L’attuale generazione di calciatori è molto diversa dalle precedenti. Ho compreso che dovevo lasciarli fare per poi pretendere, e ottenere, la massima collaborazione su 2-3 concetti chiave. Da quando ho fatto questo passaggio le cose sono completamente cambiate. In meglio».

Una filosofia che ha preso forma durante il ritiro estivo a Formello, quando Gattuso ha chiarito immediatamente quali sarebbero state le condizioni per far parte del suo progetto. Nessun obbligo di restare per chi non fosse realmente convinto: il tecnico voleva soltanto calciatori disposti a condividere gli obiettivi della squadra e a lavorare quotidianamente per raggiungerli.

In cambio, però, ha concesso una libertà che il Gattuso giocatore avrebbe probabilmente faticato ad accettare. Anche comportamenti un tempo considerati inammissibili, come utilizzare il telefono durante una seduta di fisioterapia, non rappresentano più necessariamente un problema. L’importante è che vengano rispettati i principi fondamentali della convivenza e del lavoro.

La prima regola è la puntualità. Arrivare in ritardo agli allenamenti non è contemplato, indipendentemente dalle circostanze. Gattuso pretende il rispetto degli orari da tutti, a cominciare da se stesso. Per spiegare quanto consideri importante questo aspetto, ha raccontato un episodio personale: «A me è successo un paio di settimane fa: il cancello di casa si era bloccato. L’ho scavalcato e sono riuscito ad arrivare lo stesso a Formello in orario».

Il secondo principio riguarda la professionalità. Ogni seduta deve essere affrontata nelle migliori condizioni fisiche e mentali, senza comportamenti che possano compromettere il lavoro individuale e collettivo. Anche in questo caso, però, l’allenatore ha scelto una linea basata sulla sincerità piuttosto che sui divieti assoluti.

«Può capitare – ancora Gattuso – che una sera si faccia tardi e si esageri. Ma va segnalato prima: meglio saltare un allenamento che rovinarlo con comportamenti poco consoni».

La terza regola è la lealtà, elemento che il tecnico considera indispensabile per mantenere uno spogliatoio compatto. I problemi devono essere affrontati apertamente, senza lasciare spazio a malumori nascosti o tensioni destinate ad accumularsi nel tempo.

«Le cose vanno dette in faccia, i confronti fanno bene e le cose vanno chiuse lì. Io sono sempre stato così, sia da giocatore sia da tecnico».

Un principio che sembra essere stato recepito perfettamente dai giocatori. Dopo la partita contro il Parma, Taylor ha raccontato il clima che si respira all’interno del gruppo: «Siamo un gruppo unitissimo, in cui ognuno lotta per l’altro». Parole che spiegano almeno in parte la capacità della Lazio di superare le difficoltà e trovare continuità nei risultati.

L’ultimo punto del codice gattusiano riguarda il cosiddetto allenamento invisibile, ovvero tutto ciò che un calciatore deve fare lontano dal campo per mantenere il proprio rendimento. Alimentazione, riposo e recupero diventano fondamentali quanto il lavoro svolto durante le sedute a Formello.

«Il recupero è fondamentale quanto l’allenamento. Se uno esagera con il lavoro poi ne paga le conseguenze».

Quattro principi che hanno prodotto risultati ben oltre le aspettative. Dopo otto giornate, la Lazio condivide il primo posto in classifica e ha già stabilito i record societari di punti e vittorie a questo punto della stagione. Un rendimento che ha ribaltato completamente le previsioni estive e restituito entusiasmo a un ambiente che aveva cominciato il campionato tra numerose incognite.

Gattuso, tuttavia, non vuole che la squadra si lasci distrarre dall’euforia. Il primato rappresenta una soddisfazione, ma soprattutto una responsabilità. L’obiettivo adesso è trasformare un avvio straordinario in un percorso duraturo, dimostrando che quanto costruito finora non è soltanto il frutto di un momento favorevole.

Il calendario impone subito un nuovo esame. Domani la Lazio sarà impegnata a Reggio Emilia contro il Sassuolo, in una partita che arriverà a pochi giorni dal successo sul Parma. Non ci sarà tempo per festeggiare né per soffermarsi sui record raggiunti.

È proprio in situazioni come questa che il metodo Gattuso dovrà dimostrare tutta la propria efficacia. Concentrazione, disciplina e lavoro quotidiano sono diventati i tratti distintivi della nuova Lazio. E se il tecnico è riuscito a trasformare una squadra circondata dai dubbi in una capolista, la sfida più difficile comincia adesso: convincere i suoi giocatori che per restare in alto bisogna continuare a comportarsi esattamente come quando c’era ancora tutto da conquistare.