Le responsabilità di Maurizio Sarri ci sono, ma sarebbe troppo semplice attribuire solo a lui le difficoltà dell’Atalanta. La partita contro il Frosinone ha messo ancora una volta in evidenza i limiti di una squadra che continua a pagare errori individuali, assenze pesanti e soprattutto il rendimento insufficiente di alcuni giocatori chiamati a fare la differenza. Il tecnico ha commesso qualche sbaglio nella gestione della gara, ma le risposte arrivate dal campo, soprattutto da chi è subentrato, sono state tutt’altro che incoraggianti.
L’episodio che ha indirizzato l’incontro è arrivato praticamente subito, con Ederson protagonista di un errore che ha regalato al Frosinone il gol del vantaggio. Una disattenzione particolarmente grave, anche perché commessa dal capitano della squadra, rimasto comunque in campo fino al triplice fischio. Una scelta sulla quale è lecito interrogarsi, soprattutto considerando le difficoltà mostrate dal centrocampista e la necessità di dare una scossa alla squadra.
I dubbi maggiori riguardano però la gestione delle sostituzioni nella ripresa. Scamacca al posto di Krstovic e Samardzic per De Ketelaere sono state due mosse che non hanno prodotto gli effetti sperati. Anzi, l’uscita del belga, fino a quel momento tra i migliori in campo, ha finito per privare l’Atalanta di uno dei pochi giocatori capaci di creare superiorità e rendersi pericolosi.
È vero che sia Krstovic sia De Ketelaere sembravano aver esaurito le energie, ma un’alternativa avrebbe potuto essere quella di sostituire soltanto il centravanti, inserendo Samardzic e spostando il belga in posizione più avanzata. Una soluzione che avrebbe consentito di conservare qualità e imprevedibilità nel reparto offensivo. Resta comunque un interrogativo: se Scamacca avesse offerto il contributo atteso, probabilmente il giudizio sulle scelte di Sarri sarebbe stato diverso.
Lo stesso allenatore, nel dopopartita, ha ammesso di aspettarsi qualcosa in più dai subentrati. Una considerazione difficile da contestare, perché Scamacca e Samardzic non hanno inciso come avrebbero dovuto. Da giocatori del loro livello è legittimo pretendere maggiore personalità, soprattutto nei momenti in cui la squadra ha bisogno di cambiare passo.
Naturalmente, le possibilità di intervento dalla panchina erano limitate. Sarri ha utilizzato tutti e cinque i cambi a disposizione, senza poter contare su ulteriori alternative. Quando Bellanova è stato costretto a fermarsi, l’ingresso di Bernasconi è diventato praticamente obbligato. E se il numero 47 ha disputato una partita molto negativa, è difficile attribuire al tecnico anche la responsabilità di una prestazione individuale insufficiente.
L’emergenza, del resto, è evidente: otto giocatori indisponibili, compreso Bellanova, oltre al terzo portiere Pompei. Assenze che riducono drasticamente le possibilità di scelta e obbligano Sarri a chiedere uno sforzo supplementare a chi è disponibile. Ma proprio per questo sarebbe necessario un contributo maggiore da parte di tutti, senza distinzioni tra titolari e riserve.
La prestazione di De Ketelaere, tornato protagonista con una prova di grande qualità, rappresenta una delle poche indicazioni davvero positive. Il belga ha dimostrato di poter essere un punto di riferimento tecnico della squadra, ma il suo rendimento ha finito anche per evidenziare quanto sia mancato l’apporto di altri elementi importanti.
Restano inoltre alcune scelte difficili da comprendere. Perché Ederson continua a rimanere in campo anche quando non riesce a incidere? E perché Pasalic è stato inserito al posto di Gaetano, anziché intervenire diversamente sugli equilibri del centrocampo? Sono interrogativi legittimi, ai quali soltanto Sarri può dare una risposta completa, conoscendo le condizioni fisiche dei giocatori e quanto accade quotidianamente durante gli allenamenti.
Il punto, però, va oltre la singola partita. L’Atalanta deve ritrovare rendimento, concentrazione e responsabilità individuale. L’allenatore è inevitabilmente il primo a rispondere dei risultati, ma non può diventare l’unico bersaglio quando alcuni calciatori continuano a offrire prestazioni inferiori alle proprie possibilità.
Il rientro degli infortunati permetterà di recuperare alternative e aumentare la competitività interna, ma imporrà anche valutazioni più approfondite sulla composizione della rosa, sulle gerarchie e sul rendimento dei singoli. Fascia da capitano compresa, perché leadership e responsabilità devono trovare conferma soprattutto nei comportamenti sul terreno di gioco.
Sarri dovrà correggere gli errori e trovare soluzioni più efficaci, ma il messaggio ai giocatori deve essere altrettanto chiaro: non bastano il nome, l’esperienza o le qualità tecniche per meritare fiducia. Servono prestazioni, continuità e capacità di incidere nei momenti decisivi. E in questo momento, per risollevare l’Atalanta, tutti devono fare qualcosa in più.