Massimiliano Allegri deve nuovamente ricostruire il suo Napoli, travolto dal crollo sul campo del Villarreal dopo un avvio che aveva lasciato intravedere qualcosa di positivo. La reazione alla pesante sconfitta non sarà semplice, ma proprio in quei primi momenti ci sono indicazioni da cui ripartire.
In campo, diversi azzurri avevano mostrato l’atteggiamento atteso, a cominciare da Rrahmani e De Bruyne, due leader capaci di interpretare il proprio ruolo in maniera differente. Qualche segnale incoraggiante era arrivato anche da McTominay, ancora alla ricerca della condizione migliore dopo l’operazione al cuore, mentre Badiashile si era messo in evidenza con un recupero importante. Anche i dieci minuti successivi, tutto sommato, avevano restituito l’impressione di una squadra capace di reggere la partita.
Poi, però, il Napoli si è smarrito. Il primo episodio decisivo è stato il retropassaggio completamente sbagliato di Politano, che ha spalancato a Mikautadze la strada per l’1-1. Da quel momento, gli azzurri hanno progressivamente perso certezze, trascinati in un blackout collettivo dal quale non sono più riusciti a uscire. Nel secondo tempo, alla confusione tattica si è aggiunto un evidente calo fisico.
Nemmeno i tentativi di De Bruyne di riorganizzare la squadra hanno prodotto risultati. Il belga chiedeva agli esterni di alzarsi maggiormente, cercando di ridare ampiezza e profondità alla manovra, ma le sue indicazioni non sono bastate a cambiare l’inerzia della gara. Davanti, Hojlund è rimasto ancora una volta troppo isolato, costretto a cercare soluzioni individuali pur provando a rendersi pericoloso. Giovane, invece, ha cercato di eseguire le consegne ricevute, senza però avere ancora le caratteristiche per garantire la stessa efficacia nelle due fasi di gioco.
Anche in mezzo al campo sono emerse difficoltà. Gilmour non possiede ancora la personalità e la capacità di dettare i tempi di Lobotka. Il tocco raffinato da cui è nata la rete del vantaggio firmata da Rrahmani rappresenta un lampo tecnico, ma non è sufficiente a cancellare una prestazione complessivamente insufficiente. Quanto a McTominay, il rientro dopo l’intervento al cuore costituisce una notizia importante, ma la sua condizione atletica è ancora lontana da quella necessaria per incidere con continuità.
La condizione fisica è il vero campanello d’allarme
La sconfitta in Spagna pesa anche perché arriva a pochi giorni dalla vittoria contro il Frosinone, una partita nella quale il Napoli aveva mostrato un atteggiamento decisamente più convincente, riuscendo a tenere il passo di una squadra abituata a giocare con grande intensità. Di quei progressi, a Villarreal, è rimasto ben poco. In appena tre giorni, la squadra è passata da una prova incoraggiante a una prestazione opaca, culminata in una ripresa nella quale le energie sono sembrate esaurirsi troppo presto.
Che il Napoli di Allegri non sia una squadra costruita per alzare costantemente il baricentro e portare molti uomini nell’area avversaria non rappresenta una sorpresa. È una scelta che appartiene alla filosofia dell’allenatore, più orientata all’equilibrio e alla gestione degli spazi. Il problema, però, è un altro: il crollo atletico. Una stagione lunga impone di affrontare frequenti impegni ravvicinati, soprattutto a chi deve dividersi tra campionato e coppe europee. Non è possibile pensare di competere ad alto livello se la squadra perde intensità e lucidità già nella seconda parte della partita.
Champions League, il Napoli non può più sbagliare
La situazione europea, intanto, si complica. Il Napoli è ancora fermo a zero punti in Champions League, proprio come l’Inter, e ogni ulteriore passo falso rischia di rendere sempre più difficile il percorso verso la qualificazione. La delusione è inevitabile anche alla luce di quanto accaduto nella scorsa stagione, quando gli azzurri furono eliminati nella fase a gironi senza riuscire a raggiungere nemmeno i playoff. L’obiettivo minimo, adesso, deve essere quello di fare meglio.
Un anno fa, nel mirino delle critiche c’era Antonio Conte, spesso accompagnato dall’etichetta di allenatore capace di dominare in campionato ma meno incisivo nelle competizioni europee. Oggi sulla panchina del Napoli c’è Allegri, un tecnico che in passato ha dimostrato di poter arrivare fino in fondo anche in Champions League. Eppure, almeno per il momento, il quadro non sembra molto diverso.
La stagione è ancora lunga e il tempo per correggere la rotta esiste. Ma serviranno risposte concrete, sul piano atletico prima ancora che tattico. I dieci minuti iniziali di Villarreal possono diventare un punto di partenza soltanto se il Napoli riuscirà a trasformare quei segnali in continuità. Perché ripartire da una buona impressione non basta: ad Allegri serve una squadra capace di mantenerla per novanta minuti.