Prima gli Slam, prima la salute. Jannik Sinner ha scelto di non rischiare e ha sciolto le riserve: niente Masters 1000 di Cincinnati. Il torneo dell’Ohio, dove l’azzurro avrebbe dovuto difendere la finale raggiunta un anno fa, dovrà fare a meno del numero uno del mondo. Il ginocchio destro, sottoposto da giorni alle cure dei fisioterapisti del J Medical, ha bisogno ancora di tempo per smaltire completamente l’infiammazione.
La decisione è arrivata dopo giorni di valutazioni e confronti tra Sinner, lo staff medico e il suo team. L’obiettivo è completare il trattamento con altri cinque o sei giorni di onde d’urto, senza forzare i tempi e soprattutto senza correre il rischio di compromettere il grande appuntamento di fine agosto.
«Dopo aver consultato i medici e il mio team, devo annunciare che sono costretto a ritirarmi dal Masters 1000 di Cincinnati», ha spiegato Sinner. «Il ginocchio destro mi sta dando qualche problema e, nonostante abbiamo lavorato duramente con il mio staff medico, devo accettare il fatto che non sono ancora pronto per competere».
Una rinuncia che inevitabilmente lascia l’amaro in bocca, ma che potrebbe trasformarsi in un investimento prezioso in vista degli US Open. «Sono molto deluso di non poter giocare a Cincinnati – ha aggiunto Jannik – e auguro a Bob Moran e a tutto il suo team un torneo fantastico. Non vedo l’ora di tornare l’anno prossimo e adesso mi concentrerò sulla preparazione per gli US Open».
Cincinnati perde i suoi re
Il torneo di Cincinnati dovrà quindi fare a meno dei due protagonisti della finale dello scorso anno. Prima Sinner, poi Carlos Alcaraz: entrambi hanno rinunciato al Masters 1000 dell’Ohio.
È anche il sintomo di un calendario sempre più difficile da sostenere. Tornei di due settimane, una stagione lunghissima e superfici sempre più impegnative stanno aumentando il carico sul fisico dei giocatori. Anche di un atleta come Sinner, che da sempre dedica un’attenzione maniacale alla preparazione e al recupero.
La decisione maturata giorno dopo giorno
Inizialmente l’idea era diversa. Dopo la visita con il fisiatra Melegati a Milano, Sinner aveva preso in considerazione la possibilità di partire comunque per gli Stati Uniti e provare a essere in campo a Cincinnati.
Poi, con il passare dei giorni, la situazione è stata rivalutata. Meglio non accelerare, completare il percorso terapeutico e arrivare prima a New York.
La scelta definitiva è stata presa ieri, con la comunicazione ufficiale al torneo. Ora Jannik resterà ancora qualche giorno a Torino, al J Medical, per terminare il lavoro sul ginocchio e mettere definitivamente alle spalle l’infiammazione.
Il problema potrebbe essere nato dallo scivolone nel primo turno di Wimbledon contro Kecmanovic, anche se non gli ha impedito di arrivare fino in fondo e conquistare il titolo.
Quando anticipare aiuta
C’è un precedente recente che può tranquillizzare Sinner e il suo team. Nell’ultima stagione, l’azzurro ha dimostrato più volte quanto possa essere utile arrivare in anticipo ai grandi appuntamenti.
Dopo l’eliminazione a Doha, Jannik aveva scelto di allenarsi con largo anticipo a Indian Wells. Il risultato fu straordinario: vinse prima il torneo californiano e poi Miami, completando il Sunshine Double.
Lo stesso è accaduto a Wimbledon. Dopo la dolorosa finale persa al Roland Garros, arrivata al termine di un periodo con 31 partite in 83 giorni e cinque Masters 1000 vinti, Sinner era arrivato a Londra con dieci giorni di anticipo per allenarsi sull’erba e adattarsi alle condizioni.
Il risultato è stato il secondo trionfo consecutivo a Church Road.
Tutto sul cemento di New York
Saltare Cincinnati significa perdere un appuntamento importante, ma anche guadagnare giorni preziosi per recuperare.
Il ginocchio, al momento, non presenta problemi strutturali: è l’infiammazione a richiedere prudenza. La prospettiva più probabile è che Sinner parta per gli Stati Uniti intorno al 17 agosto, dopo aver festeggiato il suo 25° compleanno il giorno precedente, per raggiungere direttamente New York.
A Flushing Meadows avrebbe così diversi giorni per allenarsi, ritrovare il ritmo sul cemento e adattarsi alle condizioni ambientali, con caldo e umidità che rappresentano sempre una variabile importante.
E il cemento è probabilmente la superficie sulla quale Sinner si sente più a suo agio: 23 dei suoi 30 titoli in carriera sono arrivati proprio sul duro.
Per questo la rinuncia a Cincinnati potrebbe avere un peso relativo, se servirà a presentarsi agli US Open con un Sinner finalmente al cento per cento.
Una statistica da sfatare
C’è però una curiosità che fa sorridere gli amanti della statistica. Da quando esistono i Masters 1000, dal 1990, nessun giocatore ha vinto gli US Open senza aver disputato prima almeno uno tra il torneo canadese e Cincinnati.
Sinner, però, non sembra avere intenzione di farsi condizionare dalla cabala.
Meglio rinunciare a un torneo oggi che rischiare di perdere lo Slam domani. A New York servirà il miglior Jannik. E per averlo, stavolta, la partita più importante si gioca lontano dal campo.