New York lo aspetterà con il suo rumore, le sue luci e l’immensa Arthur Ashe pronta a riempirsi. Jannik Sinner, però, rischia di arrivare nella Grande Mela con una sensazione insolita per un campione abituato a vivere ogni settimana dentro la competizione: quella di essere solo con i propri interrogativi. Dal trionfo di Wimbledon saranno passati esattamente 50 giorni quando, il 30 agosto, inizieranno gli Us Open. Un’eternità per chi deve ritrovare immediatamente ritmo, intensità e automatismi.
Il ginocchio e la scelta della prudenza
Tutto nasce dal problema accusato ai Championships nel match d’esordio contro Kecmanovic. Una scivolata sull’erba aveva fatto scattare l’allarme al ginocchio destro, ma Sinner aveva deciso di andare avanti, arrivando fino alla conquista del titolo. Gli strascichi, però, hanno consigliato prudenza e lo hanno costretto a rinunciare anche a Cincinnati.
Il numero uno ha seguito una terapia con onde d’urto per smaltire l’infiammazione, senza che il problema venisse considerato particolarmente grave. La scelta si inserisce nella nuova filosofia condivisa con il suo team: preservare il fisico e allungare il più possibile la carriera, anche rinunciando a qualche appuntamento.
Una strategia che rappresenta un cambio di prospettiva rispetto al passato, ma che inevitabilmente presenta un conto da pagare. Sinner dovrà infatti ritrovare il feeling con la partita direttamente a New York, senza aver avuto la possibilità di testarsi nei due Masters 1000 che tradizionalmente preparano allo Slam americano.
Un tabù da sfatare
Il cemento di Flushing Meadows non concede molto tempo per prendere le misure. Caldo, umidità e atmosfera rendono gli Us Open uno degli appuntamenti più impegnativi dell’intera stagione. E c’è anche una statistica poco incoraggiante: nessun giocatore ha mai conquistato il titolo a New York senza aver disputato almeno una partita nei Masters 1000 di Montreal e Cincinnati.
Sinner dovrà quindi trasformare l’allenamento in torneo. Come già accaduto a Indian Wells, l’azzurro potrà contare su un lungo periodo di preparazione direttamente sul posto, con l’obiettivo di adattarsi alle condizioni e ritrovare rapidamente il ritmo.
Poi conterà anche il sorteggio, soprattutto nei primi turni. Ma sul cemento Sinner ha costruito negli ultimi due anni una superiorità evidente e la sua capacità di gestire la pressione potrebbe permettergli di superare anche un avvio non semplice.
Zverev e i giovani: la concorrenza cresce
Alle sue spalle, però, il gruppo degli inseguitori sembra aver alzato il livello. Dal Canada sono arrivati segnali importanti soprattutto dai giovani, mentre Alexander Zverev ha aggiunto una nuova dimensione al proprio percorso dopo il successo al Roland Garros.
Il tedesco ha perso gli ultimi dieci confronti diretti contro Sinner, ma il trionfo parigino gli ha restituito fiducia e convinzione. E nella Race stagionale è ancora in corsa per la vetta: il distacco dall’azzurro è di 1400 punti. Un grande risultato a New York potrebbe quindi riaprire anche la sfida per il numero uno di fine anno.
Sinner, dal canto suo, è comunque certo di conservare la vetta almeno fino al torneo di Pechino del 4 ottobre grazie all’ampio vantaggio nel ranking sulle 52 settimane.
E poi c’è Alcaraz
L’altra variabile è naturalmente Carlos Alcaraz. La situazione dello spagnolo resta da monitorare, ma il suo eventuale ritorno in campo cambierebbe immediatamente gli equilibri psicologici del torneo. Inoltre, con Zverev destinato a salire al numero due del mondo, il sorteggio potrebbe mettere Sinner e Alcaraz sulla stessa metà del tabellone, aprendo la possibilità di una semifinale da sogno.
Ma c’è un aspetto che dovrebbe tranquillizzare Sinner: la capacità di trasformare le difficoltà in carburante. Lo ha fatto quando ha cambiato il proprio staff, lo ha fatto nel 2024 a New York nel pieno delle polemiche legate al caso Clostebol e lo ha fatto a Parigi dopo il momento di difficoltà contro Cerundolo.
Ora arriva un’altra sfida, diversa dalle precedenti: tornare a essere Sinner senza aver avuto il tempo di esserlo in partita. A New York sarà solo contro i dubbi, almeno fino a quando la prima pallina non comincerà a viaggiare. Poi, come sempre, parlerà il campo.