La Lazio guarda tutti dall’alto e lo fa con una squadra che, oltre a vincere, ha scoperto il segreto per ringiovanire. Rino Gattuso ha trasformato i biancocelesti in una capolista sorprendente, capace di conquistare il primo posto solitario dopo dieci giornate, con tre punti di vantaggio sull’Inter campione d’Italia. Ma il dato più significativo non riguarda soltanto la classifica: l’età media della rosa è scesa da 27,8 a 25,7 anni, segno di una rivoluzione che sta producendo risultati ben oltre le aspettative.
Nell’ultima sfida contro il Cagliari, l’età media dell’undici titolare è scesa addirittura a 25,3 anni. Sei giocatori non superavano i 25: Mandas, Floriani, Provstgaard, Belahyane, Taylor e Isaksen. Poco più grandi Sutalo e Tavares, entrambi ventiseienni, mentre Frattesi ne ha 27. Un solo ultratrentenne in campo: capitan Mattia Zaccagni, 31 anni, punto di riferimento di un gruppo che sta costruendo una nuova identità.
La rivoluzione dopo il ciclo Immobile-Luis Alberto
Il ringiovanimento della Lazio non è nato per caso. La società aveva individuato da tempo la necessità di abbassare l’età media, soprattutto dopo la conclusione del ciclo costruito attorno a Ciro Immobile e Luis Alberto, quando il dato complessivo aveva superato i trent’anni.
Un progetto rallentato dalle difficoltà sul mercato, in particolare nell’estate del 2025, quando il blocco degli acquisti aveva impedito alla dirigenza di intervenire come avrebbe voluto.
Con l’arrivo di Gattuso, la rifondazione è diventata una priorità. Al tecnico è stato affidato il compito di costruire una squadra più dinamica, intensa e competitiva, con l’obiettivo iniziale di riportare la Lazio nelle coppe europee.
La risposta del campo è stata persino superiore alle attese. E a favorire il cambiamento sono intervenuti anche alcuni imprevisti: infortuni e operazioni di mercato hanno aperto spazi inattesi a giocatori che, fino a pochi mesi fa, sembravano destinati a un ruolo secondario.
Mandas e Provstgaard, i nuovi pilastri della difesa
Le partenze di Ivan Provedel e Alessio Romagnoli hanno spalancato le porte della formazione titolare a Christos Mandas e Oliver Provstgaard, due dei protagonisti della straordinaria solidità difensiva biancoceleste.
Per Mandas, la promozione è stata una scelta precisa di Gattuso. Il portiere greco arrivava da una stagione complicata, con una sola presenza complessiva tra Lazio e Bournemouth, ma il tecnico ha deciso di affidargli immediatamente la porta.
Una fiducia ripagata con prestazioni di alto livello e interventi decisivi, tra cui il rigore parato a Venezia. Anche grazie alle sue parate, la Lazio ha incassato appena otto reti nelle prime dieci giornate, condividendo con il Como il primato di miglior difesa della Serie A.
Accanto a lui si è imposto Provstgaard, cresciuto per una stagione e mezza all’ombra di Romagnoli. Il difensore danese ha sfruttato l’apprendistato a Formello per completare la propria maturazione e convincere Gattuso a consegnargli una maglia da titolare.
Nemmeno l’arrivo di Diogo Leite ha modificato le gerarchie. Provstgaard è diventato un riferimento della retroguardia e ha dimostrato di saper incidere anche nell’area avversaria, firmando il primo gol nella vittoria contro la Juventus.
Floriani e Belahyane, da alternative a protagonisti
Tra le storie più significative della nuova Lazio c’è quella di Romano Floriani, rientrato dal prestito alla Cremonese e inizialmente aggregato al ritiro in attesa di una possibile nuova sistemazione.
Gattuso, però, ne ha apprezzato immediatamente le caratteristiche e ha deciso di trattenerlo. L’infortunio di Marusic alla prima giornata gli ha offerto l’occasione di mettersi in mostra e il giovane esterno non se l’è lasciata sfuggire.
Corsa, applicazione tattica e capacità di coprire tutta la fascia destra lo hanno trasformato in una risorsa preziosa. Contro il Sassuolo è arrivata anche la soddisfazione del primo gol con la maglia biancoceleste.
Percorso simile per Reda Belahyane, che ha trovato spazio grazie a una doppia emergenza a centrocampo. L’infortunio di Rovella alla seconda giornata, unito all’indisponibilità di Cataldi, ha spinto Gattuso ad affidargli le chiavi della regia.
L’ex Verona, rimasto ai margini nelle precedenti gestioni di Baroni e Sarri, ha risposto con personalità. La sua capacità di proteggere la difesa, recuperare palloni e garantire equilibrio alla mediana è diventata uno degli elementi fondamentali del nuovo assetto biancoceleste.
Taylor e Isaksen, la qualità che fa la differenza
Se la difesa ha trovato nuovi punti di riferimento, il centrocampo e l’attacco stanno beneficiando della crescita di due giocatori sempre più determinanti: Kenneth Taylor e Gustav Isaksen.
Arrivato dall’Ajax a gennaio, Taylor aveva già conquistato una maglia da titolare con Sarri. Centrocampista completo, capace di inserirsi e accompagnare l’azione offensiva, aveva chiuso lo scorso campionato con tre reti e in questa stagione è già arrivato a due gol.
Con Gattuso sta compiendo un ulteriore salto di qualità, assumendosi maggiori responsabilità nella costruzione del gioco e nella gestione dei momenti delicati. Un’evoluzione che lo sta trasformando in uno dei nuovi leader della squadra.
Ancora più evidente l’esplosione di Isaksen, alla quarta stagione in biancoceleste. Il danese ha finalmente trovato quella continuità realizzativa che gli era mancata in passato, segnando quattro gol nelle ultime cinque giornate.
Numeri che certificano la crescita di un giocatore ormai centrale nel sistema offensivo di Gattuso, capace di unire velocità, imprevedibilità e concretezza sotto porta.
Dele-Bashiru, Cancellieri e i giovani pronti a emergere
La rivoluzione non riguarda soltanto i titolari. Anche dalla panchina arrivano segnali incoraggianti, a conferma di una rosa che sta trovando nuove risorse.
Fisayo Dele-Bashiru, centrocampista nigeriano di 25 anni, è diventato un’alternativa sempre più affidabile, impreziosendo il proprio contributo con il gol segnato da subentrato contro la Juventus.
Un’altra intuizione di Gattuso è stata quella di trattenere Matteo Cancellieri, ventiquattrenne esterno offensivo inizialmente destinato alla partenza. Il tecnico ha voluto puntare sulle sue qualità e il giocatore ha risposto anche con la rete realizzata contro il Milan.
Il processo di ringiovanimento, inoltre, potrebbe non essere ancora terminato. Nell’ultima partita contro il Cagliari erano presenti in panchina anche i fratelli Bordon, Przyborek e Farcomeni, giovani che potrebbero presto trovare spazio nelle rotazioni.
Gattuso ha dimostrato di non avere timore nel lanciare giocatori poco utilizzati o ancora inesperti, premiando chi riesce a convincerlo durante gli allenamenti.
Una Lazio giovane che non vuole smettere di sognare
Il dato più sorprendente di questa trasformazione è che il ringiovanimento non ha comportato un ridimensionamento delle ambizioni. Al contrario, la Lazio è diventata più competitiva proprio mentre abbassava l’età media.
La solidità difensiva, l’intensità del centrocampo e la crescita dei giovani offensivi hanno permesso ai biancocelesti di costruire un primato che, dopo dieci giornate, non può più essere considerato soltanto una coincidenza.
L’obiettivo iniziale resta il ritorno in Europa, ma i tre punti di vantaggio sull’Inter autorizzano inevitabilmente qualche pensiero più ambizioso.
Gattuso doveva rifondare la Lazio e si è ritrovato in testa alla Serie A. Il merito è anche di una generazione di giocatori che ha trasformato le occasioni in certezze, dimostrando che per vincere non serve necessariamente affidarsi all’esperienza.
E se il presente è già sorprendente, il futuro di questa Lazio potrebbe esserlo ancora di più.