C’è una squadra che sta riscrivendo le gerarchie della Serie A. È il Frosinone di Massimiliano Alvini, una delle sorprese più clamorose di questo avvio di stagione. Venti punti in dieci giornate, più di Juventus e Napoli e appena uno in meno del Milan. Numeri che autorizzano una domanda fino a poche settimane fa impensabile: e se la salvezza fosse soltanto il primo capitolo di una storia destinata a diventare ancora più bella?
Alvini, almeno pubblicamente, non vuole sentir parlare di obiettivi diversi dalla permanenza in Serie A. Anche dopo il successo contro il Torino ha ribadito il concetto senza esitazioni: «L’obiettivo resta la salvezza». Una linea prudente, comprensibile per una neopromossa, ma che fatica a contenere l’entusiasmo di una piazza sempre più innamorata della propria squadra.
La certezza, intanto, è che il Frosinone trascorrerà la prossima sosta in piena zona europea. Sarà la trasferta di Cagliari a stabilire se i gialloblù si fermeranno in zona Europa League oppure Conference, ma la sostanza cambia poco: la formazione ciociara sta viaggiando a un ritmo che nessuno avrebbe immaginato alla vigilia.
Un’impresa da 28 milioni contro le corazzate della Serie A
Per comprendere la portata del lavoro svolto a Frosinone basta osservare i bilanci. Il monte ingaggi complessivo del club è di circa 28 milioni di euro lordi, cifra che comprende calciatori, allenatore e staff tecnico.
Il confronto con le grandi del campionato è impressionante. La Juventus spende circa 220 milioni per i soli calciatori, l’Inter 215 milioni e il Milan 150 milioni. Una distanza economica abissale che rende ancora più significativo il rendimento della squadra di Alvini.
Il Frosinone, almeno sulla carta, dovrebbe guardarsi alle spalle e combattere per evitare la retrocessione. Invece si ritrova a osservare dall’alto club costruiti con risorse enormemente superiori.
Il segreto è una combinazione di intuizioni di mercato, valorizzazione dei giovani e organizzazione collettiva. Una formula che sta producendo risultati sorprendenti, soprattutto considerando il costo dei protagonisti.
Schmid e Grillitsch i più pagati, ma il vero tesoro è davanti
I due giocatori con gli stipendi più elevati della rosa sono gli austriaci Romano Schmid e Florian Grillitsch, arrivati in estate rispettivamente da Werder Brema e Braga. Entrambi percepiscono circa 2 milioni di euro lordi a stagione.
Schmid, sbarcato in Ciociaria con l’impegnativo soprannome di «Messi delle Alpi», ha già conquistato tifosi e addetti ai lavori. Il suo contributo è stato immediato: due gol e quattro assist, oltre a una qualità tecnica diventata fondamentale negli equilibri offensivi della squadra.
Diverso il percorso di Grillitsch, frenato da un intervento di ernioplastica e da un avvio di stagione più complicato del previsto. Dopo oltre un mese di assenza, il centrocampista è atteso al rientro e potrebbe rappresentare un’ulteriore risorsa per Alvini.
Il vero patrimonio del Frosinone, però, è rappresentato dal quartetto offensivo composto da Ghedjemis, Schmid, Kvernadze e Raimondo.
Gol complessivi
16
Assist complessivi
13
Il contributo offensivo dei quattro protagonisti nelle prime dieci giornate.
Numeri da reparto d’alta classifica, ottenuti con investimenti decisamente contenuti. Escludendo Schmid, gli altri tre attaccanti costano complessivamente al club meno di 2,4 milioni di euro lordi all’anno.
Per rendere l’idea, Randal Kolo Muani alla Juventus percepisce uno stipendio base di 5,5 milioni, più del doppio della cifra necessaria al Frosinone per retribuire Ghedjemis, Kvernadze e Raimondo insieme.
Kvernadze, il nuovo Kvara che guadagna 400mila euro
Tra i casi più emblematici c’è quello di Kvernadze, già ribattezzato il nuovo Kvaratskhelia per le sue caratteristiche tecniche. Il georgiano è uno dei giocatori meno pagati dell’organico, con uno stipendio lordo di appena 400mila euro.
Una cifra sorprendente se rapportata al rendimento e alle prospettive di crescita del calciatore.
Anche Antonio Raimondo, riferimento offensivo della squadra, ha un ingaggio relativamente contenuto, attorno agli 800mila euro.
La storia più significativa, però, è forse quella di Ghedjemis. Quando arrivò dal Rouen nel 2024 guadagnava appena 60mila euro. Oggi, dopo una crescita costante e un adeguamento contrattuale, il suo stipendio è salito a 1,5 milioni.
Un aumento importante, ma perfettamente giustificato dall’esplosione di un giocatore diventato uno dei simboli della nuova dimensione del Frosinone.
Calò, Palmisani e Bracaglia: il valore di un’identità
La forza dei gialloblù non si esaurisce nel reparto offensivo. Anche l’ossatura della squadra racconta una gestione attenta alle risorse e alla valorizzazione dei calciatori.
Giacomo Calò, soprannominato il Pittore di Frosinone, percepisce circa 850mila euro lordi, dopo il ritocco contrattuale ottenuto in estate con il ritorno nella massima serie.
Ancora più contenuti gli stipendi di Lorenzo Palmisani e Gabriele Bracaglia, entrambi cresciuti nel vivaio: nessuno dei due supera i 350mila euro.
Proprio Palmisani rappresenta uno dei casi più interessanti. Le sue prestazioni hanno attirato l’attenzione di diversi grandi club di Serie A e la sua valutazione di mercato sarebbe già salita attorno ai 20 milioni di euro.
Una crescita che pone inevitabilmente la società davanti a nuove sfide. Trattenere giocatori così richiesti significa adeguarne gli ingaggi, con il rischio di modificare progressivamente l’equilibrio economico costruito negli ultimi anni.
Ma sono problemi che qualsiasi società vorrebbe trovarsi ad affrontare.
La nuova proprietà americana e le intuizioni di Castagnini e Doronzo
Dietro questa sorprendente cavalcata c’è anche il lavoro della nuova proprietà, il fondo statunitense Clara Vista, già azionista dell’Ipswich Town in Premier League e alla guida del Frosinone dallo scorso luglio.
Il cambio societario non ha stravolto la struttura dirigenziale. Maurizio Stirpe è rimasto presidente e Rosario Zoino amministratore delegato, mentre le principali operazioni sportive sono state affidate a Renzo Castagnini e Piero Doronzo, rispettivamente direttore sportivo e direttore generale.
Sono soprattutto loro gli artefici della costruzione di una rosa capace di competere ben oltre le aspettative.
Già nella scorsa stagione il Frosinone aveva realizzato un’impresa conquistando la promozione in Serie A con il decimo monte ingaggi della Serie B. Un risultato che sembrava difficile da replicare a un livello superiore, ma che oggi appare soltanto il punto di partenza di un progetto sempre più ambizioso.
La continuità nelle scelte tecniche, la capacità di individuare giocatori sottovalutati e il lavoro di Alvini hanno trasformato una squadra costruita per salvarsi in una delle realtà più interessanti del campionato.
Venti punti dopo dieci giornate non garantiscono nulla, soprattutto in una stagione ancora lunghissima. La salvezza resta l’obiettivo dichiarato e la prudenza di Alvini ha solide ragioni.
Ma intanto il Frosinone continua a vincere, sorprendere e guardare verso l’alto. Con una rosa che costa quanto una formazione di Serie B e un rendimento da zona coppe, la favola ciociara ha già dimostrato che nel calcio i soldi contano, ma le idee possono fare la differenza. E chissà che, a forza di inseguire la salvezza, non finisca davvero per trovare l’Europa.