Napoli

Hojlund a secco da 50 giorni: Allegri ha bisogno dei suoi gol

Otto partite senza segnare per il centravanti danese, fermo a due reti stagionali dopo le 16 della passata stagione. 

Hojlund a secco da 50 giorni: Allegri ha bisogno dei suoi gol

Il Napoli aspetta i gol di Rasmus Hojlund, ma soprattutto aspetta di ritrovare quel centravanti capace di fare la differenza che nella passata stagione aveva ripagato immediatamente l’investimento da 50 milioni di euro. Sono trascorsi cinquanta giorni dall’ultima rete del danese, un digiuno che comincia a pesare tanto sul rendimento individuale quanto sulle ambizioni della squadra di Massimiliano Allegri. Il tecnico, però, non vuole aggiungere pressione a un attaccante che continua a lavorare e sacrificarsi, pur senza riuscire a ritrovare la necessaria lucidità davanti alla porta.

«Stia tranquillo e prima o poi ricomincerà a segnare». Il messaggio di Allegri è chiaro: nessun processo, nessuna bocciatura, soltanto la convinzione che il momento negativo sia destinato a finire. Perché Hojlund, anche nelle settimane più complicate, non ha mai smesso di mettere le proprie qualità al servizio della squadra.

L’ultima gioia personale risale al 5 settembre, a San Siro, in una partita che aveva regalato emozioni contrastanti e un finale particolarmente amaro. Da allora il danese non è più riuscito a trovare la rete, allungando a otto partite consecutive la propria astinenza. Un’eternità per un centravanti abituato a misurare il proprio rendimento soprattutto attraverso i gol.

Il bilancio stagionale è fermo a due reti, entrambe risultate inutili ai fini del risultato: quella di San Siro e l’altra realizzata contro il Como. Numeri lontani dalle aspettative e soprattutto dal rendimento mostrato nel suo primo anno in maglia azzurra, quando Hojlund aveva chiuso con 16 gol complessivi, 12 dei quali in campionato, eguagliando il proprio primato personale stabilito ai tempi del Manchester United.

La difficoltà, tuttavia, non riguarda l’impegno o la partecipazione alla manovra. Hojlund continua a cercare la profondità, attacca gli spazi, lotta con i difensori e prova a creare opportunità per i compagni. È mancato piuttosto quell’episodio capace di restituirgli fiducia, una giocata decisiva che possa interrompere una serie negativa diventata progressivamente più ingombrante.

Un esempio è arrivato proprio nell’ultima sfida contro la Roma. In un’azione particolarmente significativa, il danese ha percorso circa settanta metri palla al piede, resistendo ai contrasti e sfruttando tutta la propria potenza fisica. Una progressione che avrebbe potuto trasformarsi in un assist prezioso se Olivera fosse riuscito a concretizzare l’occasione. Invece, anche quella possibilità è sfumata, lasciando Hojlund senza la soddisfazione personale che avrebbe meritato.

Il Napoli, intanto, ha dovuto fare i conti con una partita nella quale è stato raggiunto due volte dagli avversari. E proprio in gare di questo tipo emerge quanto possa diventare determinante il contributo realizzativo del centravanti. Alla squadra di Allegri non manca soltanto un gol in più, ma la capacità di trasformare in risultati concreti il lavoro offensivo sviluppato durante i novanta minuti.

I numeri, del resto, raccontano soltanto una parte della storia. Nei 550 minuti effettivi disputati, Hojlund ha continuato a garantire un contributo atletico importante, percorrendo mediamente 9,4 chilometri a partita. Un dato che conferma la disponibilità al sacrificio e la volontà di partecipare a entrambe le fasi di gioco.

Allegri apprezza soprattutto questo aspetto. Il danese è prezioso quando deve offrire un riferimento per gli appoggi offensivi, proteggere il pallone e consentire alla squadra di risalire il campo. Ma il suo contributo si estende anche alla fase difensiva, attraverso il pressing sui portatori avversari, il lavoro per rallentare la costruzione dal basso e l’attenzione nelle situazioni da palla inattiva.

Caratteristiche che spiegano perché l’allenatore continui a considerarlo un elemento fondamentale, nonostante la lunga assenza dal tabellino dei marcatori. Il problema, semmai, è riuscire a conciliare questa generosità con la concretezza sottoporta, evitando che la frenesia di ritrovare il gol finisca per condizionarne ulteriormente le scelte.

A rendere più impegnativo il momento contribuisce anche il peso della storia. Il Napoli ha conosciuto centravanti capaci di lasciare un segno profondo, da Edinson Cavani a Gonzalo Higuain, passando per Dries Mertens, Victor Osimhen e Romelu Lukaku. Quest’ultimo, nella sua esperienza azzurra, aveva contribuito alla conquista dello scudetto con 14 reti, confermando quanto il rendimento del numero nove possa incidere sugli obiettivi della squadra.

Confronti inevitabili, soprattutto per un attaccante arrivato con aspettative elevate e protagonista di una prima stagione estremamente positiva. Ma Hojlund ha soltanto 23 anni e dispone ancora di ampi margini di crescita. Il suo valore non può essere cancellato da cinquanta giorni senza gol, così come le sedici reti della passata annata non possono essere considerate un episodio isolato senza attendere ulteriori conferme.

La possibilità di invertire la tendenza arriverà presto. Il calendario propone al Napoli una serie di appuntamenti importanti contro Monza, Juventus, Porto e Lazio, quattro avversarie che offriranno al danese altrettante occasioni per ritrovare la strada della rete.

Allegri continuerà a proteggerlo, chiedendogli di mantenere intensità e concentrazione senza lasciarsi condizionare dall’ansia. Ma per una squadra che vuole restare competitiva su tutti i fronti, ritrovare il miglior Hojlund è diventata una necessità. Il lavoro per i compagni non è mai mancato. Adesso serve quel gol capace di interrompere il digiuno e restituire al Napoli il suo centravanti.