La prima notte europea in trasferta del Como lascia a Nico Paz più interrogativi che soddisfazioni. Al De Kuip di Rotterdam, il talento argentino ha indossato la fascia da capitano, ma non è riuscito a trascinare i compagni in una serata complicata fin dalle scelte iniziali. Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto la prestazione del numero dieci: il sistema pensato da Cesc Fabregas per sorprendere il Feyenoord ha finito per limitare proprio il giocatore chiamato a dare imprevedibilità alla manovra lariana.
Il tecnico spagnolo ha optato per un 4-4-2 inedito, schierando Paz accanto a Martin Baturina nel reparto offensivo. Una soluzione studiata anche per risparmiare Tasos Douvikas in vista del campionato, considerato prioritario, con Moise Kean indisponibile. La scelta, però, ha evidenziato un limite nella costruzione della rosa: affrontare tre competizioni con appena due centravanti di ruolo rappresenta un rischio evidente. La partecipazione alla Champions è un premio per il club, come ha ricordato Fabregas, ma contro una formazione organizzata e abituata a determinati meccanismi anche le decisioni tattiche possono fare la differenza. E il Feyenoord ha saputo sfruttare le difficoltà di un Como lontano dalla propria versione migliore.
Per Paz non si trattava di una prima assoluta nel ruolo di attaccante. In passato Fabregas lo aveva già utilizzato più avanti, ottenendo risultati interessanti, come nelle sfide contro Napoli e Roma della scorsa stagione. A Rotterdam, però, il compito era diverso: non agire da falso nove isolato, ma condividere la posizione con Baturina. L’argentino ha cercato soprattutto di muoversi sul versante destro, senza riuscire a trovare la libertà necessaria per incidere tra le linee.
È proprio lì che il suo talento può fare la differenza. Paz ha bisogno di ricevere palla fronte alla porta, superare il primo avversario e scegliere se inventare un passaggio filtrante oppure cercare la conclusione dalla distanza. Quando gli spazi si restringono e il gioco lo costringe a muoversi troppo vicino ai difensori, le sue qualità perdono efficacia. Contro il Feyenoord è successo spesso, con il risultato di una prestazione discontinua e di un contributo inferiore alle aspettative.
Questo non significa mettere in discussione il valore del giocatore. Anche nella serata olandese, Nico ha provato a rendersi utile: ha tentato due conclusioni, più di qualsiasi altro compagno, partecipando inoltre a diverse combinazioni offensive. I numeri, però, raccontano anche le difficoltà incontrate. Le tredici palle perse rappresentano il dato peggiore della squadra, mentre i tre dribbling tentati e mai completati confermano una serata poco brillante nell’uno contro uno.
A pesare è anche il rendimento realizzativo di questo inizio di stagione. Dopo otto presenze complessive tra campionato e Champions, il bottino dell’argentino è fermo a una sola rete, segnata contro il Genoa. Dodici mesi fa, nello stesso numero di partite, aveva già messo insieme quattro gol e quattro assist. Il confronto è significativo, ma non può prescindere dal contesto e dalle condizioni con cui il numero dieci ha affrontato la nuova annata.
Il Mondiale disputato con l’Argentina gli ha sottratto una parte importante della preparazione estiva. Paz si è aggregato al Como soltanto nella seconda metà di agosto e, pur avendo accumulato pochi minuti in campo fino alla finale persa contro la Spagna, ha dovuto gestire la pressione di una competizione impegnativa, i continui spostamenti e il peso emotivo dell’esperienza internazionale. A questo si sono aggiunti gli impegni con la nazionale, le partite disputate da titolare e il lungo viaggio di rientro, completato soltanto giovedì scorso.
La prestazione di Rotterdam, dunque, va letta senza trasformarla in una sentenza. Fabregas dovrà capire come restituire al suo talento più luminosità, evitando di sacrificarne le caratteristiche in nome di soluzioni tattiche poco collaudate. Domenica a Firenze, il Como ritroverà il suo numero dieci nel contesto del campionato: l’occasione per lasciarsi alle spalle la notte olandese e tornare a essere il giocatore capace di accendere la squadra con una giocata.