Pensare a ciò che arriverà tra mesi non fa parte del metodo di Cristian Chivu. L’allenatore dell’Inter preferisce concentrarsi sul percorso quotidiano, costruendo un passo alla volta le condizioni per puntare a traguardi più ambiziosi. Una filosofia che lo ha accompagnato nella sua prima stagione sulla panchina nerazzurra e che ora torna utile anche guardando alla Champions League, trofeo che manca per completare il percorso recente del club. Chivu non nasconde il desiderio: “Vincere la Champions è bellissimo. È il sogno di tutti”.
Il tecnico, però, non crede in formule capaci di garantire il successo nella massima competizione europea. “Non esiste una ricetta che ti dà la certezza che puoi vincerla – spiega Chivu ai microfoni della piattaforma FutNet -, non esistono soldi e nemmeno idee che ti permettano di comprarne una. È una somma di tante cose”.
Secondo l’allenatore, sarà soprattutto l’andamento della stagione a fornire indicazioni concrete sulle reali ambizioni delle squadre: “Durante la stagione arrivi a un certo punto, tipo a marzo, e capisci a che punto sei. Perché oggi dire chi è la favorita, sì, sulla carta è semplice. Ma chi arriverà in fondo, chi ce la farà, non è altrettanto semplice da dire”.
L’ambizione personale di Chivu, tuttavia, va oltre il risultato di una singola competizione. “Voglio creare e lasciare qualcosa di importante nella pagina di questa meravigliosa società. Sto lavorando per quello”. Una dichiarazione che assume un significato particolare per un allenatore che quella Champions l’ha già conquistata da calciatore nel 2010, durante l’anno del Triplete.
Un successo vissuto però senza poter partecipare pienamente ai festeggiamenti: “Avevo l’aereo e dovevo tornare in nazionale il giorno dopo, nonostante l’allenatore della nazionale mi avesse dato qualche giorno libero. Ma ho detto ‘No, sono capitano della squadra, io devo partire come tutti gli altri'”. Oggi l’idea è provare a rivivere quella gioia da una posizione completamente diversa.
Nella storia professionale di Chivu c’è anche un legame particolare con Pio Esposito. L’attaccante è stato seguito dal tecnico già ai tempi dell’Under 14 nerazzurra, quando fu proprio Chivu a lanciarlo in Primavera e ad affidargli la fascia di capitano: “Rispose alla grande, comportandosi da persona molto sensibile”. Anni dopo, l’allenatore ha scelto nuovamente di puntare su di lui nel calcio dei grandi.
La crescita dell’attaccante viene ricostruita anche attraverso le scelte compiute dal ragazzo. “Ha sfruttato quelli che sono stati i miei regali e quelli che sono stati i suoi meriti. Lui ha avuto il coraggio, perché nessuno lo racconta, di mollare la Primavera. Poteva scegliere la strada più comoda – sottolinea il tecnico -, poteva fare un altro anno, accrescere l’autostima segnando magari 30 o 40 gol, però ha capito, andando in un altro posto, quanto doveva lavorare”.
Dopo il ritorno in prima squadra, Esposito ha raccolto 10 gol nella stagione 2025-26 e ha già segnato due volte nella nuova annata. “Ora è più pronto, più maturo, con la stessa fame e la stessa voglia di migliorarsi”, spiega Chivu.
L’esperienza maturata nel settore giovanile porta l’allenatore a intervenire anche sul tema della crescita dei giovani calciatori. Chivu non condivide l’idea di una crisi generalizzata del talento: “Una situazione così drammatica io non la vedo. Per me è una questione di cicli”. E quando si parla di responsabilità, il tecnico sceglie di partire dagli adulti che lavorano nel calcio: “È facile puntare il dito, ‘gli allenatori del settore giovanile sbagliano, i giovani non ci sono più’. No, non è così, queste sono scuse, bisogna trovare modi e soluzioni nel fare, nel capire dove abbiamo sbagliato noi, perché la colpa è nostra, non è di quelli che arrivano da sotto”.
Anche gli strumenti di osservazione possono avere un ruolo importante. La piattaforma FutNet, spiega Chivu, permette agli allenatori di raccogliere valutazioni e informazioni sui giovani: “È una cosa utilissima, si hanno a disposizione dei feedback importanti, che ti dicono esattamente quella che è la valutazione oggettiva di professionisti che questo mondo lo conoscono bene”.
Il tecnico vuole inoltre mettere la propria esperienza a disposizione degli altri: “È un’opportunità per tutti. Io voglio dare qualcosa indietro al calcio e ho questa possibilità di offrire qualcosa a qualcuno che magari non ha la disponibilità”.
Il progetto di Chivu, quindi, non si esaurisce nei risultati della prima squadra. Il campo resta il punto di partenza, ma l’allenatore guarda anche alla costruzione di un percorso più ampio: vincere, far crescere i talenti e lasciare all’Inter qualcosa che possa durare oltre una singola stagione.