Amarcord

L’incredibile vittoria dell’Everton nel 1986/87

La grande rivalità tra le due squadre di Liverpool, Toffees contro Reds, per la conquista del campionato

L’incredibile vittoria dell’Everton nel 1986/87

Nella Liverpool degli anni Ottanta, il calcio aveva due padroni. Abitavano nella stessa città, erano separati da Stanley Park e si contendevano molto più di un derby.

Il Liverpool vestiva di rosso, l’Everton di blu, e nella stagione 1986-1987 furono proprio i Toffees a guardare tutti dall’alto. Una precisazione storica è necessaria: la Premier League sarebbe nata soltanto nel 1992. Quello conquistato dalla squadra di Howard Kendall fu il campionato di First Division, il nono titolo inglese della sua storia e il secondo in tre stagioni.
Per capire il valore di quel successo bisogna partire dall’estate precedente.

Nel 1986 l’Everton aveva visto il Liverpool vincere il campionato e batterlo nella finale di FA Cup. Poi aveva salutato Gary Lineker, passato al Barcellona dopo una stagione da grande protagonista. Perdere un attaccante del genere avrebbe messo in difficoltà qualsiasi squadra. Kendall, inoltre, doveva fare i conti con un’infermeria affollata: Paul Bracewell saltò l’intero campionato, Peter Reid disputò appena sedici partite di lega e Neville Southall mancò nella prima parte della stagione. Le condizioni per tornare campioni erano tutt’altro che ideali.

La risposta dell’allenatore arrivò attraverso la costruzione del gruppo. Dave Watson rinforzò la difesa, mentre Paul Power, arrivato dal Manchester City a 33 anni, offrì esperienza e disponibilità a ricoprire più ruoli. Durante la stagione si aggiunsero Ian Snodin e Wayne Clarke. Kendall continuò ad adattare uomini e soluzioni senza perdere l’identità della squadra. Power, in particolare, diventò prezioso proprio per la sua versatilità: terzino, esterno di centrocampo e, quando necessario, anche centrocampista centrale. In un’annata segnata dalle assenze, poter contare su giocatori così significava evitare che ogni infortunio diventasse un’emergenza.

L’avvio non fu una marcia trionfale. Dopo il 2-0 al Nottingham Forest all’esordio, arrivarono pareggi e qualche frenata, fino alle tre sconfitte consecutive contro Tottenham, Arsenal e Charlton tra settembre e ottobre. L’Everton dovette costruire la propria candidatura settimana dopo settimana. Il cambio di passo si vide durante l’inverno: dal 20 dicembre al 17 gennaio i Toffees conquistarono sei vittorie consecutive in campionato, segnando diciotto gol e subendone soltanto uno. Il 4-0 al Newcastle nel Boxing Day e il 5-1 al Leicester mostrarono una squadra ormai capace di unire efficacia offensiva e controllo delle partite.

Il bilancio finale spiega perché quel titolo fu meritato: 86 punti in 42 giornate, con 26 vittorie, otto pareggi e otto sconfitte. Il Liverpool chiuse secondo a quota 77, il Tottenham terzo con 71. L’Everton ebbe sia il miglior attacco, con 76 reti, sia la miglior difesa, con appena 31 gol incassati. Numeri che raccontano una superiorità distribuita nelle due fasi. A Goodison Park, poi, lasciò pochissimo: sedici vittorie, quattro pareggi e una sola sconfitta, con undici reti subite in ventuno incontri. Vincere lì diventò un problema per chiunque.

Anche la distribuzione dei gol aiuta a leggere quella squadra. Il miglior marcatore in campionato fu Trevor Steven con quattordici reti, seguito da Kevin Sheedy a tredici e Adrian Heath a undici. Graeme Sharp si fermò a cinque. Dopo la partenza di Lineker, il peso realizzativo era quindi passato attraverso più giocatori, con un contributo decisivo degli esterni. È uno degli aspetti più interessanti dell’Everton di Kendall: la pericolosità offensiva non si esauriva nel centravanti. Steven e Sheedy davano qualità sulle fasce e arrivavano al gol, rendendo meno prevedibile la ricerca della conclusione.

La primavera portò l’accelerazione decisiva. Dopo la sconfitta contro il Watford dell’8 marzo, l’Everton vinse sette partite consecutive. Tra queste, l’1-0 sul campo dell’Arsenal firmato Wayne Clarke, che segnò anche una tripletta nel 3-0 al Newcastle. Il ko per 3-1 nel derby ad Anfield e il successivo pareggio contro il Manchester City rallentarono la festa senza compromettere il lavoro fatto.

Il 4 maggio, a Carrow Road, bastò un gol di Pat van den Hauwe per battere il Norwich e conquistare matematicamente il campionato. A decidere il titolo fu così un difensore: un finale perfettamente coerente con una stagione nella quale avevano contato tutti.
A quel successo rimase però legata un’occasione mancata. L’esclusione dei club inglesi dalle competizioni europee dopo la tragedia dell’Heysel impedì all’Everton di disputare la Coppa dei Campioni. Quella squadra non poté misurare la propria forza contro le migliori d’Europa. Nell’estate del 1987 Kendall lasciò poi Goodison Park per l’Athletic Bilbao, chiudendo il suo primo, straordinario ciclo sulla panchina dei Toffees.

L’Everton 1986-1987 resta una lezione di costruzione calcistica. Aveva perso un grande goleador, dovuto sostituire titolari importanti e attraversato momenti difficili, ma aveva trovato risposte dentro la rosa e nel lavoro dell’allenatore. Il suo campionato dimostra quanto possa valere una squadra capace di distribuire le responsabilità: quando mancava qualcuno, c’era un altro giocatore pronto a incidere. Alla fine, nella città del Liverpool, il titolo si colorò di blu.

Alessandro Brachino