Roma

Roma, la macchina di Gasperini funziona anche col turnover 

Il 4-2 al Cagliari conferma la forza dei giallorossi, capaci di superare assenze e difficoltà grazie a un collettivo sempre più solido. 

Roma, la macchina di Gasperini funziona anche col turnover 

La Roma di Gian Piero Gasperini continua a offrire una dimostrazione di forza dopo l’altra. Non soltanto per i risultati, ma soprattutto per la naturalezza con cui riesce a valorizzare i suoi giocatori, superare le emergenze e trovare protagonisti sempre diversi. Il 4-2 contro il Cagliari ha confermato le straordinarie potenzialità di una squadra costruita per competere ad altissimo livello, mettendo però in evidenza anche qualche imperfezione che, contro avversarie più attrezzate, potrebbe diventare un problema.

La più evidente riguarda la fascia sinistra. In una rosa ricca di talento e alternative, sorprende l’assenza di un esterno mancino di ruolo. Gasperini è costretto ad affidarsi a Molina e Wesley, entrambi destri adattati, con conseguenze inevitabili sulla fluidità della manovra. Contro il Cagliari, la Roma ha sviluppato pochissimo gioco da quella parte, finendo per concentrare gran parte delle proprie iniziative sulla corsia opposta.

Molina non ha disputato una partita particolarmente brillante, pur avendo il merito di confezionare il cross dal quale è nato il gol di testa di Lulli. Wesley, subentrato nella ripresa, ha offerto qualcosa in più in termini di spinta, senza però ritrovare completamente la brillantezza delle giornate migliori. Il risultato è stato uno squilibrio piuttosto evidente tra le due fasce, con quella destra decisamente più efficace e pericolosa.

Proprio Lulli è stato uno dei grandi protagonisti della serata. Una prestazione di personalità, qualità e intensità, sostenuta dal contributo di Mancini e Soulé. Il primo ha accompagnato spesso la manovra offensiva, pur concedendosi qualche distrazione in fase difensiva; il secondo ha garantito dinamismo e continuità, confermando i progressi compiuti sotto la guida di Gasperini.

L’asimmetria sulle corsie resta un aspetto da correggere, ma non basta certamente a ridimensionare il valore complessivo della Roma. Il tecnico piemontese ha costruito un sistema nel quale quasi tutti riescono a esprimere il proprio potenziale, indipendentemente dall’età e dall’esperienza. E la partita contro il Cagliari ne ha offerto un’ulteriore dimostrazione.

Tra i quattro marcatori giallorossi figurano infatti Lulli, Rodrigo Mora e Niccolò Pisilli, tre interpreti di una nuova generazione che sta trovando spazio e responsabilità senza accusare il peso delle aspettative. È forse questo uno dei meriti più importanti di Gasperini: non limitarsi a utilizzare i giovani, ma metterli nelle condizioni di diventare decisivi.

La Roma non dipende dalle intuizioni di un singolo campione. Ha una struttura di gioco riconoscibile, automatismi consolidati e un’identità che permette anche ai meno esperti di inserirsi senza difficoltà. Un meccanismo che continua a funzionare persino quando le assenze obbligano l’allenatore a modificare uomini e soluzioni.

In questo senso merita una menzione particolare Maarten De Roon, diventato un elemento preziosissimo nella gestione dell’emergenza. L’olandese sta offrendo esperienza, intelligenza tattica e una capacità di leggere le situazioni che si sta rivelando fondamentale per gli equilibri della squadra. Non era scontato immaginare un contributo così importante, ma Gasperini conosce perfettamente le sue qualità e ha saputo trasformarle in una risorsa.

Segnali incoraggianti sono arrivati anche da Matias Soulé. L’argentino non possiede la classe e l’imprevedibilità di Paulo Dybala, ma sta compensando con una disponibilità al sacrificio e una continuità atletica che nella passata stagione erano emerse soltanto a tratti. Contro il Cagliari ha corso, accompagnato l’azione e partecipato attivamente alla costruzione offensiva, dimostrando di aver assimilato sempre meglio le richieste dell’allenatore.

Anche la difesa, pur senza offrire una prestazione impeccabile, ha trovato risposte importanti. Mancini e N’Dicka non hanno vissuto la loro serata migliore, ma Koulierakis ha garantito attenzione e solidità, mentre Ghilardi ha avuto il merito di partecipare all’azione dalla quale è scaturito il gol di Rodrigo Mora. Un altro esempio della capacità della Roma di trovare contributi decisivi anche da giocatori meno celebrati.

Non tutte le indicazioni, però, sono state positive. Chi continua a faticare è Santiago Castro, ancora lontano dall’essere pienamente inserito nei meccanismi di Gasperini. L’attaccante argentino sembra interpretare il ruolo con le stesse abitudini sviluppate al Bologna, cercando spesso il pallone spalle alla porta e privilegiando soluzioni individuali che non sempre si sposano con i movimenti richiesti dal tecnico.

Il suo primo tempo è stato caratterizzato da numerose corse senza esito, qualche iniziativa personale e soprattutto una difficoltà evidente nel trovare le giuste distanze dai compagni. La possibilità di partire titolare rappresentava un’occasione importante per convincere Gasperini, ma Castro non è riuscito a sfruttarla come avrebbe voluto.

Le qualità mostrate durante l’esperienza bolognese non sono in discussione. Serve però un adattamento più profondo a un sistema che pretende sincronismi precisi, attacchi degli spazi e una partecipazione costante alla manovra. Gasperini si aspetta certamente di più, anche se il tempo per crescere e migliorare non manca.

A cancellare ogni possibile rimpianto offensivo ci ha pensato Donyell Malen, autore della rete del definitivo 4-2. Un gol particolarmente importante per l’olandese, che ha interrotto un periodo di digiuno in campionato e ritrovato quella fiducia indispensabile per un attaccante chiamato a fare la differenza. La sua rete ha chiuso la partita e aggiunto un altro elemento positivo a una serata già ricca di soddisfazioni.

Tra i protagonisti meno appariscenti, ma non per questo meno importanti, c’è stato infine Pierluigi Gollini. L’infortunio di Mile Svilar aveva sollevato qualche interrogativo sulla tenuta del reparto, ma il secondo portiere ha risposto con una prestazione di grande affidabilità. Nel primo tempo è stato decisivo con un intervento su Adopo, mentre nella ripresa ha effettuato altre quattro parate di media difficoltà, trasmettendo sicurezza ai compagni.

La sua è anche una storia di rapporti ritrovati. Gollini aveva già lavorato con Gasperini all’Atalanta, in un’esperienza inizialmente positiva ma conclusa con un deterioramento piuttosto netto del rapporto tra i due. Il successivo incontro alla Roma ha invece permesso di ricostruire un’intesa che oggi appare persino più solida rispetto al passato.

Il portiere ha dimostrato di essere una risorsa non soltanto per le proprie qualità tecniche, ma anche per l’atteggiamento e la disponibilità ad accettare il proprio ruolo all’interno del gruppo. Un aspetto fondamentale in una squadra che vuole competere per obiettivi importanti e che ha bisogno del contributo di tutti, titolari e riserve.

La vittoria contro il Cagliari lascia dunque un bilancio largamente positivo. La Roma segna, crea occasioni, valorizza i giovani e riesce a sopperire alle assenze senza perdere la propria identità. Restano alcune questioni da risolvere, a cominciare dalla mancanza di un vero esterno sinistro e dall’inserimento ancora incompleto di Castro, ma si tratta di imperfezioni all’interno di un progetto che sta producendo risultati convincenti.

Gasperini ha costruito una squadra nella quale il talento individuale è al servizio di un’idea collettiva. Ed è proprio questa, più ancora dell’abbondanza di giocatori di qualità, la ragione per cui la Roma può guardare al futuro con ambizioni sempre più importanti.