La classifica dice 81 punti di vantaggio, ma in Formula 1 i numeri vanno sempre messi nel loro contesto. Con ancora nove gare da disputare, il margine costruito da Kimi Antonelli nei confronti di George Russell è certamente consistente, ma non ancora sufficiente per trasformare il Mondiale in una formalità. Per capirne davvero il peso bisogna guardare al passato e alle grandi rimonte che hanno segnato la storia della categoria.
E proprio qui il confronto diventa interessante. Perché Russell, se vuole strappare il titolo al compagno di squadra, avrebbe bisogno di una rimonta da consegnare ai libri di storia.
Verstappen insegna: 104 punti recuperati nel 2025
Appena dodici mesi fa la Formula 1 ha vissuto una delle rincorse più incredibili di sempre. Nel 2025, Max Verstappen era arrivato a essere distante ben 104 punti dal leader del campionato. Dalla pausa estiva in poi, il pilota Red Bull aveva iniziato una rimonta impressionante, arrivando a giocarsi il titolo fino all’ultima gara.
Ad Abu Dhabi, però, la sua rincorsa si è fermata sul più bello: Verstappen ha chiuso il campionato a soli due punti da Lando Norris, laureatosi campione del mondo.
Il precedente è incoraggiante per Russell, ma il dato di partenza racconta anche quanto sarebbe complicato ripetere un’impresa simile partendo da 81 punti di distacco.
Hamilton-Rosberg, la rimonta del 2014
Tra i precedenti che possono dare qualche speranza a Russell c’è quello di Lewis Hamilton nel 2014. Dopo dodici gare su 19, il britannico era dietro al compagno di squadra Nico Rosberg di 29 punti.
Da quel momento, però, Hamilton cambiò marcia. Il campionato si concluse con il pilota Mercedes campione del mondo e addirittura 67 punti davanti a Rosberg. Un ribaltamento enorme, anche se quel Mondiale presentava una particolarità decisiva: ad Abu Dhabi venivano assegnati punti doppi.
Vettel-Alonso, il titolo perso per tre punti
Ancora più significativo è quanto accaduto nel 2012. Dopo il Gran Premio di Germania, decima gara di una stagione da 20 appuntamenti, Fernando Alonso aveva costruito un vantaggio di 44 punti su Sebastian Vettel.
Lo spagnolo sembrava avere il campionato in pugno, ma la stagione prese una direzione completamente diversa. Vettel recuperò progressivamente terreno e arrivò all’ultima gara con la possibilità concreta di completare il sorpasso. Alla fine il tedesco conquistò il titolo con appena tre punti di vantaggio su Alonso.
Una dimostrazione di come, con nove appuntamenti ancora davanti, anche un margine apparentemente importante possa essere messo in discussione.
Hunt-Lauda e quella rimonta segnata dal Nürburgring
Nella storia dei recuperi più importanti c’è poi quello che ha deciso il Mondiale 1976. James Hunt riuscì a ribaltare il vantaggio accumulato da Niki Lauda, in una stagione drammatica condizionata dal gravissimo incidente del pilota austriaco al Nürburgring.
Lauda fu costretto a saltare due gare e affrontò un rientro estremamente doloroso. Hunt riuscì così a recuperare 35 punti in sei gare, un margine enorme considerando che all’epoca una vittoria valeva nove punti.
Antonelli, un vantaggio da grande campione
Se i precedenti mostrano che Russell può ancora sperare, i numeri raccontano però anche la qualità del campionato disputato finora da Antonelli.
Dopo i primi 14 weekend, il vantaggio del pilota italiano sul compagno di squadra è già tra i più significativi della storia recente della Formula 1. Considerando l’attuale sistema di assegnazione dei punti, il margine più ampio appartiene a Max Verstappen su Sergio Perez nel 2023, quando il campione olandese aveva accumulato 145 punti di vantaggio.
Alle sue spalle troviamo Sebastian Vettel su Jenson Button nel 2011, con 124 punti, quindi Lewis Hamilton su Valtteri Bottas nel 2020, a quota 110. Nel 2022 fu ancora Verstappen a dominare il confronto interno con Perez, arrivando a +93.
Ora c’è Antonelli su Russell, +81.
Il distacco è quindi importante, ma non ancora decisivo. Nove gare significano ancora tantissimi punti disponibili e, soprattutto, nove weekend nei quali possono cambiare prestazioni, affidabilità, strategie e rapporti di forza. Antonelli ha costruito una posizione da campione, Russell ha ancora una strada per ribaltarla.
La storia della Formula 1 lo insegna: finché non arriva l’ultima bandiera a scacchi, il Mondiale non appartiene davvero a nessuno.