Nuova crisi

Ferrari, dalla speranza al disastro: il Mondiale scivola via

In otto giorni il distacco dalla Mercedes è salito da 87 a 145 punti e il progetto sembra già guardare al 2027

Ferrari, dalla speranza al disastro: il Mondiale scivola via

C’è un momento in cui una stagione può cambiare faccia nel giro di pochi giorni. Per la Ferrari quel momento è arrivato tra Monza e Madrid, otto giorni che hanno trasformato una rimonta ancora possibile in una montagna quasi impossibile da scalare. Due ritiri, un sesto e un quarto posto: mentre la Mercedes continua a correre davanti, la Rossa perde terreno e vede allontanarsi tanto il Mondiale Costruttori quanto quello Piloti.

A Madrid Fred Vasseur si aggrappa a ciò che avrebbe potuto cambiare la gara, la bandiera rossa. «Se ci fosse stata la bandiera rossa avremmo vinto. Con un’altra neutralizzazione avremmo vinto», ripete il team principal. Ma la Formula 1 non si decide con i se e con i ma. E per la Ferrari la fotografia del momento è impietosa.

Il crollo in otto giorni

In appena otto giorni la Ferrari ha visto il proprio distacco dalla Mercedes passare da 87 a 145 punti: 58 lunghezze perse in due appuntamenti. Ancora più pesante il bilancio nel confronto tra i piloti. Kimi Antonelli ha rifilato a Lewis Hamilton un parziale di 50-8 nelle ultime due gare, portando a 42 punti il vantaggio sul sette volte campione del mondo.

La Rossa, inoltre, non sale sul podio da quattro Gran Premi. Numeri che rendono difficile sostenere l’idea di una rimonta immediata, anche se Vasseur non intende cambiare approccio.

«Per quanto riguarda il campionato piloti e il distacco di Lewis ho detto che avremmo preso una gara alla volta, e non cambio idea».

Hamilton: «Mi sento demoralizzato»

A rendere ancora più amaro il fine settimana c’è stato il ritiro di Lewis Hamilton, fermato molto presto da un problema ai freni. Il britannico aveva la sensazione di poter lottare almeno per il podio e forse qualcosa in più, ma la sua gara è terminata anzitempo.

«Mi sento demoralizzato per tutti coloro che lavorano a Maranello e per le persone del team che vengono in pista: tutti lavorano tantissimo e danno tutto ciò che hanno».

Hamilton prova comunque a guardare avanti: «La macchina era grandiosa, sentivo di avere la possibilità di poter lottare e sfidare chi ci stava davanti quantomeno per il podio, se non addirittura per le prime due posizioni. Ma sono stato sfortunato ad avere molto presto questo problema al freno che mi ha costretto al ritiro. A Baku faremo del nostro meglio per essere competitivi».

Leclerc e quella speranza chiamata Safety Car

Diverso il destino di Charles Leclerc, quarto al traguardo dopo una gara nella quale la Ferrari ha provato a giocare una carta estremamente rischiosa. Il monegasco ha allungato lo stint nella speranza che arrivasse una Safety Car o almeno una Virtual Safety Car capace di rimettere tutto in discussione.

Non è successo.

«Un miracolo? Sì, è quello che aspettavamo alla fine della gara. Abbiamo fatto uno stint così lungo sperando in una Safety o in una Virtual alla fine, che purtroppo non è arrivata».

Secondo Leclerc, però, la strategia alternativa non avrebbe cambiato il risultato finale: «Se avessimo scelto la strategia opposta avrei comunque chiuso quarto, per questo credo che abbiamo ottenuto il massimo possibile dalla nostra gara».

Una gara complicata anche dal punto di vista fisico. «È stata molto difficile, soprattutto fisicamente: la macchina quest’anno è molto difficile da guidare su una pista così, e si sente».

Da Silverstone al 2027, in dieci settimane

E pensare che appena dieci settimane fa il quadro sembrava completamente diverso. A Silverstone, il 5 luglio, Leclerc e Hamilton erano saliti insieme sul podio, rispettivamente primo e terzo. Hamilton era a soli 32 punti da Antonelli, mentre la Ferrari accusava appena 78 punti di ritardo dalla Mercedes.

La rimonta sembrava concreta, alimentata da risultati e prestazioni che avevano riacceso l’entusiasmo intorno alla squadra.

Oggi, invece, a Maranello si comincia già a guardare al 2027.

«Non siamo nella situazione di 12 mesi fa – spiega Vasseur –. Oggi ciò che sviluppiamo possiamo portarlo direttamente sul progetto del prossimo anno, quindi continueremo a lavorare e a spingere sull’80% delle componenti trasferibili».

È forse questa la vera fotografia della Ferrari: continuare a combattere nel presente, ma con un occhio sempre più rivolto al futuro. La bandiera rossa invocata da Vasseur non è arrivata, la Mercedes scappa e la Rossa deve trovare rapidamente una risposta.

Perché a questo punto non basta più sperare nel miracolo. Serve che sia la Ferrari a cambiare passo.