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Como, Nico Paz è sempre più decisivo: Fabregas se lo gode

Undici partecipazioni ai gol in altrettante presenze stagionali e numeri difensivi sorprendenti: il numero dieci è ormai il simbolo del progetto.

Como, Nico Paz è sempre più decisivo: Fabregas se lo gode

Ci sono giocatori capaci di cambiare una partita con una sola giocata. E poi c’è Nico Paz, che spesso ne confeziona due, trasformando una serata complicata in un’altra dimostrazione del proprio talento. Il Como di Cesc Fabregas continua a stupire e nella vittoria contro il Torino ha trovato ancora una volta nel suo numero dieci l’uomo decisivo. Non soltanto per la qualità delle giocate, ma per quella capacità di incidere nei momenti più delicati che distingue i grandi calciatori.

All’Olimpico Grande Torino, martedì sera, la formazione lariana ha vissuto una partita meno brillante del solito, mostrando qualche difficoltà e diverse disattenzioni per buona parte dell’incontro. Poi, all’81′, Paz ha deciso di cambiare il copione. Dalla destra ha disegnato con il mancino un cross perfetto sul secondo palo, dove Ramon si è inserito con i tempi giusti per trovare il gol di testa. Sei minuti più tardi, l’argentino ha completato l’opera, trasformando a sua volta in rete un traversone dalla stessa fascia, questa volta calciato a uscire con il destro da Couto.

Un assist e un gol nel giro di pochi minuti, sufficienti per regalare al Como tre punti preziosi e confermare lo straordinario momento di forma del suo talento più rappresentativo. Un rendimento che, peraltro, non rappresenta più un’eccezione: Paz è stato protagonista di un gol e un assist in tre partite consecutive, contro Fiorentina e Torino in campionato e contro il Manchester United in Champions League, dove ha addirittura realizzato una doppietta.

I numeri complessivi raccontano una stagione di altissimo livello: 11 partecipazioni dirette ai gol tra reti e assist in altrettante presenze. Una media impressionante per un calciatore che non nasce come attaccante e che, nel sistema di Fabregas, è chiamato a svolgere compiti ben più ampi rispetto alla semplice finalizzazione.

Curiosamente, le ultime due reti realizzate in Serie A sono arrivate entrambe di testa. Prima quella decisiva contro la Fiorentina, con uno stacco all’incrocio dei pali su assist di Alex Valle, poi il gol contro il Torino. Due marcature molto simili, entrambe in trasferta, che testimoniano la capacità dell’argentino di attaccare l’area e scegliere il momento giusto per inserirsi.

E c’è un altro particolare sorprendente: nessuno dei tre gol segnati finora in campionato è arrivato con il suo mancino, il piede che rappresenta da sempre il marchio di fabbrica del suo talento. La prima rete stagionale, alla terza giornata contro il Genoa, era stata realizzata con il destro, sfruttando un suggerimento di Couto. Le successive due, invece, sono arrivate con altrettanti colpi di testa.

Il sinistro, naturalmente, non ha perso la propria efficacia. Lo dimostrano le due reti segnate in Champions League contro il Manchester United, entrambe realizzate con il piede preferito.

Allargando lo sguardo all’intera esperienza lariana, iniziata nell’estate del 2024, emerge una distribuzione decisamente più tradizionale. Dei 24 gol realizzati con il Como in tutte le competizioni, ben 20 sono arrivati con il mancino, tre di testa e uno con il destro. Nel conto figura anche una rete su calcio di punizione, mentre resta ancora da migliorare il rendimento dagli undici metri: in Italia Paz ha fallito tutti e tre i rigori calciati.

Ma sarebbe riduttivo raccontare il suo valore soltanto attraverso gol e assist. Nico Paz è diventato un giocatore fondamentale soprattutto per la capacità di interpretare più ruoli e partecipare a ogni fase della partita. Non è un centrocampista tradizionale, non è una mezzala pura e nemmeno un attaccante nel senso classico del termine. È un calciatore capace di muoversi tra le linee, costruire gioco, inserirsi negli spazi e contribuire attivamente anche quando il Como non ha il possesso del pallone.

Un profilo moderno, quasi totale, che rispecchia perfettamente l’idea di calcio di Fabregas. Il tecnico catalano, del resto, non ha mai nascosto quanto apprezzi soprattutto la mentalità del suo numero dieci.

«Nico è tra i primi tre difensori della squadra, anche se gli altri preferiscono parlare d’altro. A fare la differenza è la sua mentalità, ancor prima di scendere in campo. Perché non lo cambio mai? Per questo», aveva spiegato l’allenatore dopo la straordinaria prestazione contro il Manchester United.

Parole che trovano conferma nelle statistiche. In questa stagione Paz viaggia a una media di tre contrasti vinti e tre palloni recuperati a partita, numeri particolarmente significativi per un giocatore che viene utilizzato prevalentemente nella trequarti offensiva.

L’argentino commette inoltre più falli di quanti ne subisca, con una media di 1,6 interventi irregolari contro un fallo ricevuto per incontro. Un dato che racconta la sua aggressività nella riconquista del pallone e la disponibilità a sacrificarsi per i compagni.

Ancora più indicativo è il rendimento nei duelli individuali: 6,6 confronti vinti a partita, con una percentuale di successo del 58%. E quando gli avversari provano a superarlo nell’uno contro uno, Paz si dimostra particolarmente efficace, concedendo appena 0,5 dribbling riusciti a partita.

Statistiche che spiegano perché Fabregas lo consideri indispensabile e perché difficilmente rinunci a lui, anche quando la squadra attraversa momenti complicati. Il talento offensivo rappresenta soltanto una parte del suo contributo: il resto è fatto di intensità, disciplina tattica e una partecipazione continua al gioco.

La crescita del numero dieci del Como non è passata inosservata nemmeno in Argentina, dove il commissario tecnico Lionel Scaloni lo considera uno dei giocatori sui quali costruire il futuro della nazionale. Una fiducia testimoniata anche dalla scelta di affidargli l’eredità di una maglia dal peso enorme, quella appartenuta a Lionel Messi.

Scaloni, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha espresso parole di grande apprezzamento per il giovane talento.

«Spero sia un calciatore della nazionale per tutta la vita, fino a quando vorrà. Abbiamo grandissime speranze riposte in lui», ha dichiarato il ct argentino, sottolineando l’importanza del percorso intrapreso dal giocatore in Italia.

Il commissario tecnico ha poi elogiato il lavoro svolto dal Como e da Fabregas nella gestione della sua crescita: «Procederemo con calma come stanno facendo nel Como, proteggendolo, volendogli bene e dandogli la possibilità di giocare con grandi calciatori. Ha avuto la fortuna di essere inserito in una squadra che gioca il calcio che vuole lui e da un allenatore che lo apprezza e che intende il calcio come piace a lui».

Un contesto ideale, secondo Scaloni, anche per affrontare le difficoltà di adattamento a un campionato complesso come quello italiano.

«Altrimenti sarebbe stato difficile adattarsi in Italia per un ragazzo così giovane. In più ha una testa di livello ed è un ragazzo tranquillo. Cosa che aiuta molto», ha concluso il selezionatore dell’Albiceleste.

Il Como, intanto, continua a godersi il proprio gioiello, consapevole di avere tra le mani un calciatore capace di spostare gli equilibri in qualsiasi momento. La vittoria contro il Torino ne è stata l’ennesima dimostrazione: anche in una serata meno convincente dal punto di vista collettivo, è bastata una manciata di minuti per cambiare tutto.

Gol, assist, recuperi, contrasti e personalità: Nico Paz è molto più di un talento offensivo. È il simbolo di una squadra che vuole continuare a crescere e che, attraverso il suo numero dieci, ha trovato uno degli interpreti più completi e decisivi dell’intera Serie A.