La forza della Lazio di Rino Gattuso non si misura soltanto attraverso i punti conquistati e il primo posto condiviso con l’Inter. A raccontare la trasformazione dei biancocelesti sono soprattutto i numeri di un attacco che, partita dopo partita, ha imparato a segnare con impressionante continuità. Dopo un avvio di campionato caratterizzato da vittorie di misura, la formazione capitolina ha cambiato marcia, trasformandosi in una macchina da gol capace di coinvolgere praticamente ogni reparto.
Il 6-0 conquistato martedì al Mapei Stadium ha rappresentato l’ennesima dimostrazione della crescita offensiva della squadra. Con le sei reti realizzate a Reggio Emilia, la Lazio ha raggiunto quota 22 gol in nove giornate, salendo al terzo posto nella classifica degli attacchi più prolifici della Serie A. Meglio hanno fatto soltanto l’Inter, con 25 centri, e la Roma, con 23.
Esiste però una graduatoria nella quale i biancocelesti guardano tutti dall’alto: quella dei marcatori differenti. Sono già 12 i giocatori della Lazio capaci di trovare almeno una volta la via della rete, un primato assoluto nel campionato. Alle loro spalle ci sono Inter e Napoli, entrambe con dieci uomini a segno, mentre Torino, Roma e Juventus si fermano a nove.
Un dato che fotografa perfettamente la filosofia di Gattuso, capace di costruire una squadra nella quale il gol non è responsabilità esclusiva degli attaccanti, ma il risultato di un’organizzazione offensiva che permette a tutti di rendersi pericolosi.
La trasformazione è stata progressiva. Nelle prime due giornate la Lazio aveva conquistato altrettante vittorie per 1-0, entrambe decise da Davide Frattesi. Dal terzo turno, però, qualcosa è cambiato: in ogni partita si è aggiunto almeno un nuovo nome all’elenco dei marcatori.
La serie è cominciata con Gudmundsson, a segno nella trasferta di Udine, ed è proseguita con Cancellieri e Noslin contro il Milan, Zaccagni a Venezia, Tavares, Isaksen e Pinamonti nella sfida con il Monza. Successivamente è toccato a Provstgaard e Dele-Bashiru contro la Juventus a Torino, quindi a Taylor con il Parma e infine a Floriani, entrato nella speciale classifica grazie al gol realizzato martedì a Reggio Emilia.
Una distribuzione delle reti che non nasce dal caso, ma da precise indicazioni tattiche. Gattuso ha costruito un sistema nel quale il movimento senza palla, l’inserimento negli spazi e la partecipazione collettiva alla manovra rappresentano principi fondamentali.
«I moduli lasciano il tempo che trovano, a volte sono solo numeri. Ciò che conta è l’occupazione dello spazio. Tutti lo devono inseguire. Se lo fanno hanno anche l’occasione di segnare», ha spiegato l’allenatore.
Parole che trovano riscontro nei risultati. La Lazio non dipende da un singolo bomber, ma riesce a creare occasioni attraverso interpreti differenti, rendendo più complicato per gli avversari individuare e neutralizzare le principali fonti di pericolo.
Il dato diventa ancora più significativo osservando le caratteristiche dei giocatori coinvolti. Tra i dodici marcatori stagionali figurano infatti Tavares, Provstgaard e Floriani, che prima di questo campionato non avevano mai segnato in Serie A.
E anche tra gli altri protagonisti sono pochi quelli abituati a raggiungere la doppia cifra nei massimi campionati. Pinamonti ci è riuscito tre volte, senza superare quota 13 reti, mentre Gudmundsson ha toccato i 14 gol in una stagione e Zaccagni ha raggiunto una volta quota 10. Tutti gli altri non hanno mai chiuso un campionato di massima serie con almeno dieci marcature.
La capacità della Lazio di segnare con tanti uomini diversi assume quindi un valore ancora maggiore, perché non è semplicemente il prodotto di una rosa ricca di specialisti del gol. È soprattutto la conseguenza di un gioco che moltiplica le possibilità offensive.
E la lista dei marcatori potrebbe allungarsi ulteriormente nelle prossime settimane. Tra i giocatori ancora a secco figurano diversi difensori centrali, a cominciare da Sutalo, Leite e Doekhi, tutti capaci in passato di trovare la rete con una certa regolarità nelle rispettive squadre.
Ci sono poi gli elementi attualmente indisponibili, che potrebbero contribuire ad ampliare la cooperativa del gol una volta tornati a disposizione. Marusic, per esempio, ha segnato in otto delle precedenti nove stagioni trascorse in biancoceleste e potrebbe confermare questa tradizione anche nella sua decima annata alla Lazio.
Rovella, invece, è ancora alla ricerca del primo gol con la maglia capitolina, mentre tra i giocatori che non hanno ancora trovato la rete in questa stagione figurano anche Cataldi, Lazzari, Pellegrini e Pedraza.
Gattuso ha dimostrato di voler coinvolgere il maggior numero possibile di elementi della rosa, concedendo spazio a quasi tutti i suoi giocatori. Una gestione che, oltre a mantenere alta la partecipazione del gruppo, aumenta anche le possibilità di vedere nuovi protagonisti sul tabellino dei marcatori.
Al di là dei nomi, però, il dato che più interessa all’allenatore è la continuità realizzativa. La Lazio è infatti andata a segno in tutte le nove giornate di campionato e, dalla terza partita in avanti, ha sempre realizzato almeno due reti.
Una progressione che ha portato la media offensiva a livelli particolarmente elevati. Escludendo le prime due giornate, chiuse entrambe con un successo di misura, i biancocelesti viaggiano a 2,85 gol a partita. Considerando invece l’intero campionato, la media si attesta a 2,44 reti per incontro, numeri che spiegano la posizione della squadra nelle zone più alte della classifica.
La Lazio ha dunque trovato una dimensione offensiva che va ben oltre la semplice efficacia sotto porta. Segna tanto, segna sempre e soprattutto segna con tutti, alternando protagonisti e soluzioni senza perdere continuità.
È questa una delle chiavi del primato condiviso con l’Inter: una squadra che non ha bisogno di aspettare l’invenzione del singolo per trovare la via della rete, perché ogni giocatore può diventare decisivo. E con tanti biancocelesti ancora in attesa del primo gol stagionale, la cooperativa di Gattuso potrebbe presto accogliere nuovi soci.