Il Milan comincia finalmente ad assomigliare a una squadra consapevole dei propri mezzi. Non ancora perfetta, certamente migliorabile, ma molto diversa da quella fragile e incerta che aveva accompagnato le prime settimane della stagione. Le vittorie contro Salisburgo e Atalanta, arrivate nell’arco di quattro giorni, hanno restituito ai rossoneri risultati e fiducia, ma soprattutto hanno mostrato progressi evidenti sul piano del gioco e dell’atteggiamento. E se l’ultima mezz’ora della sfida contro i bergamaschi ha lasciato qualche interrogativo, nei sessanta minuti precedenti si è visto probabilmente il miglior Milan dell’anno.
La squadra di Ruben Amorim ha giocato con intensità, ha vinto numerosi duelli individuali e ha mostrato una qualità nella gestione del pallone che raramente era riuscita a esprimere in precedenza. Il calo finale merita un’analisi, ma va anche contestualizzato. I rossoneri arrivavano dall’impegno di giovedì in Europa League, con diversi giocatori chiamati a sostenere un notevole dispendio di energie. Anche l’Atalanta aveva giocato in settimana, ma in Conference League, in casa e contro un avversario meno impegnativo.
Il dato più significativo, tuttavia, riguarda proprio l’allenatore. Per settimane si è discusso della difficoltà di Amorim nel trovare il Milan ideale, quasi esistesse un unico sistema capace di valorizzare la rosa. Le ultime due partite hanno invece dimostrato che il tecnico portoghese sta imparando a sfruttare caratteristiche e alternative differenti, senza rimanere prigioniero delle proprie convinzioni tattiche.
Amorim cambia volto al Milan e supera il dogma del modulo
A Salisburgo il Milan si era presentato con una difesa a quattro, affidando a Gila e Bartesaghi il compito di presidiare le corsie laterali. Una soluzione equilibrata, accompagnata da un centrocampo dinamico e da una prestazione offensiva particolarmente efficace. Contro l’Atalanta, invece, Amorim ha cambiato completamente impostazione, tornando alla difesa a tre e scegliendo due esterni decisamente offensivi come Chukwueze e Moreira.
Due interpretazioni differenti, entrambe capaci di produrre risultati. In Austria i rossoneri hanno costruito una vittoria convincente, mentre contro i bergamaschi hanno dominato per circa un’ora prima di accusare un evidente calo fisico. Il bilancio complessivo parla di sei punti e sette gol segnati in quattro giorni, numeri che rappresentano una risposta concreta alle difficoltà di inizio stagione.
Soprattutto, Amorim ha dimostrato di non essere quell’allenatore integralista che molti immaginavano. Ha adattato la squadra agli avversari e alle esigenze delle singole partite, scegliendo giocatori di corsa a Salisburgo e affidandosi invece alla qualità di Modric, schierato accanto a Musah, contro l’Atalanta. Una flessibilità che potrebbe diventare uno degli elementi decisivi nella crescita del Milan.
Musah è diventato indispensabile, la difesa ha trovato equilibrio
Tra le certezze emerse nelle ultime settimane spicca soprattutto Yunus Musah. Il centrocampista americano, che durante l’estate sembrava destinato a lasciare Milano ed era stato proposto a diversi club europei, si è trasformato in uno degli uomini più importanti dello scacchiere rossonero.
La sua capacità di coprire grandi porzioni di campo, recuperare palloni e accompagnare immediatamente la transizione offensiva permette ai compagni di esprimersi con maggiore libertà. Musah corre per sé e per chi gli gioca accanto, garantendo equilibrio sia quando viene affiancato a Modric sia quando divide il reparto con Jashari o, con risultati leggermente meno efficaci, con Rabiot. Non è un caso che contro l’Atalanta le difficoltà maggiori siano emerse proprio dopo la sua uscita dal campo.
Anche il reparto arretrato sembra aver raggiunto una stabilità importante. Il terzetto composto da Gila, De Winter e Pavlovic ha sviluppato intesa, automatismi e una distribuzione dei compiti che rende sempre più complicato immaginare cambiamenti radicali. I tre si completano bene e garantiscono una protezione che anche Maignan sembra apprezzare. Una base solida sulla quale Amorim può costruire il resto della squadra.
Fasce ancora da sistemare, ma l’attacco riempie meglio l’area
Se difesa e centrocampo stanno offrendo indicazioni incoraggianti, sulle corsie laterali restano invece diversi interrogativi. Bartesaghi ha disputato un’ottima partita contro il Salisburgo, ma sembra essere considerato da Amorim soprattutto come un possibile quarto difensore piuttosto che come un esterno a tutta fascia. Estupinan, entrato nel finale contro l’Atalanta, non ha dato risposte convincenti, mentre Moreira garantisce maggiore spinta offensiva ma deve ancora acquisire sicurezza quando è chiamato a partire da posizioni più arretrate.
A destra continua a faticare Chukwueze, condizionato dalla difficoltà di utilizzare il piede meno naturale e da una continuità di rendimento ancora insufficiente. Segnali più incoraggianti sono arrivati da Hutchinson, brillante nella trasferta austriaca e capace di mostrare qualità interessanti anche contro l’Atalanta.
Un progresso evidente riguarda invece la capacità del Milan di occupare l’area di rigore con più uomini. A Salisburgo era stato Cissè a interpretare il ruolo di centravanti aggiunto, sfruttando intelligenza tattica e rapidità di esecuzione per realizzare una tripletta, mentre Camarda aveva incontrato maggiori difficoltà nel confronto fisico con i difensori avversari. Contro l’Atalanta lo stesso compito è stato svolto da Pulisic, con caratteristiche differenti: meno dinamismo, ma una qualità tecnica superiore e una maggiore capacità di trovare soluzioni negli spazi stretti.
Chi deve ancora ritrovare pienamente fiducia è Gonçalo Ramos. L’attaccante portoghese continua a vivere un momento complicato, ulteriormente appesantito dal secondo rigore sbagliato nella stessa partita. Amorim dovrà lavorare anche sul suo recupero psicologico, perché il Milan ha bisogno del contributo di tutti i propri uomini offensivi.
Il percorso resta lungo e l’ultima mezz’ora contro l’Atalanta ha ricordato quanto questa squadra debba ancora migliorare nella gestione delle energie e dei momenti difficili. Ma il cambiamento rispetto alle prime giornate è evidente. Il Milan ha ritrovato coraggio, intensità e alcune certezze tecniche fondamentali, mentre Amorim sta dimostrando di saper adattare le proprie idee alle caratteristiche dei giocatori. Non è ancora la versione definitiva dei rossoneri, ma è finalmente una squadra che sembra sapere quale direzione prendere.