La Lazio non è più soltanto una sorpresa di questo campionato. È diventata una squadra capace di imporre il proprio calcio anche sui campi più difficili, senza timori reverenziali e con una personalità che dalle parti di Formello non si vedeva da tempo. Il 3-0 rifilato alla Juventus allo Stadium rappresenta molto più di una vittoria prestigiosa: è la conferma del lavoro di Gennaro Gattuso, che ha trasformato i biancocelesti in una formazione aggressiva, organizzata e soprattutto convinta dei propri mezzi. Il risultato è un primo posto condiviso con l’Inter, frutto di sei vittorie e un pareggio nelle prime sette giornate.
Eppure, ogni volta che Gattuso comincia una nuova esperienza in panchina, c’è ancora chi si stupisce delle sue qualità da allenatore, quasi fosse impossibile separare il tecnico dal centrocampista tutto grinta e determinazione ammirato per anni sul terreno di gioco. La realtà è che Ringhio ha costruito nel tempo una propria identità, arricchendo il temperamento che lo ha sempre contraddistinto con studio, esperienza e conoscenze tattiche. Spesso, nelle precedenti avventure, ha dovuto fare i conti con situazioni societarie complicate, arrivando anche a rinunciare a parte dei propri compensi pur di tutelare i collaboratori. Anche l’esperienza alla guida della Nazionale lo ha visto pagare personalmente responsabilità che non erano soltanto sue. Eppure, ogni volta, è riuscito a rimettersi in gioco.
La risposta a chi continua a interrogarsi sulle ragioni per cui trovi sempre una panchina è arrivata ancora una volta dal campo. A Torino la Lazio ha disputato una partita praticamente perfetta, dominando una Juventus incapace di opporre una resistenza adeguata. I biancocelesti si sono presentati allo Stadium con l’intenzione di comandare il gioco, mantenere il possesso e aggredire gli avversari, riuscendo a imporre il proprio ritmo fin dai primi minuti.
Nel primo tempo la squadra di Spalletti ha dovuto accettare la superiorità degli ospiti, chiudendo con un possesso palla nettamente inferiore e pochissime occasioni offensive. La Lazio, al contrario, ha costruito opportunità importanti, trovando il gol con Provstgaard sugli sviluppi di un calcio d’angolo e andando vicina al raddoppio con lo stesso difensore, ancora pericoloso nel gioco aereo. Anche Nuno Tavares ha sfiorato la rete, colpendo una traversa con una conclusione di destro deviata. Una prestazione autoritaria, completata dalla capacità di neutralizzare le principali fonti di gioco juventine: pochi palloni per Alajbegovic, incursioni limitate per McKennie e Nico Gonzalez, nessuna possibilità per i padroni di casa di prendere realmente il controllo della partita.
Il merito principale di Gattuso è stato quello di trasmettere alla squadra una mentalità precisa. Dopo le raffinate elaborazioni tattiche del secondo ciclo di Maurizio Sarri, i giocatori biancocelesti hanno trovato un allenatore che punta molto sul rapporto diretto, sul confronto quotidiano e sulla capacità di affrontare apertamente anche le situazioni più difficili. Ringhio non cerca necessariamente il consenso dello spogliatoio: pretende sincerità, disponibilità al sacrificio e partecipazione totale. Anche una discussione accesa può diventare uno strumento di crescita, purché serva a migliorare il gruppo.
È un metodo che unisce carattere e preparazione, perché nel corso degli anni Gattuso ha saputo integrare la propria esperienza con quanto appreso osservando il lavoro di allenatori importanti. La Lazio ne sta raccogliendo i frutti attraverso un calcio intenso, fatto di pressione alta, recupero immediato del pallone e continui inserimenti senza palla.
Naturalmente, per realizzare questa idea di gioco servono interpreti adeguati. E anche sotto questo aspetto il club biancoceleste ha lavorato bene, sfruttando le opportunità del mercato estivo senza ricorrere a investimenti fuori portata. Provstgaard sta crescendo partita dopo partita, diventando un riferimento sempre più affidabile in difesa. Frattesi e Taylor garantiscono dinamismo, inserimenti e una preziosa capacità di riaggressione quando la squadra perde il possesso. Sulla corsia sinistra, poi, Nuno Tavaresrappresenta un’arma difficilmente contenibile quando può sfruttare la propria progressione.
Resta qualche interrogativo sulla profondità della rosa, soprattutto in vista di eventuali infortuni o di un calendario particolarmente intenso. Le alternative potrebbero non essere sufficienti per mantenere sempre lo stesso livello di rendimento, ma per il momento il problema non si è posto. Gattuso ha trovato un equilibrio efficace e sta ottenendo il massimo dai giocatori a disposizione.
La classifica racconta il resto. Diciannove punti in sette giornate, nessuna sconfitta e una vittoria netta sul campo di una delle rivali storiche. La Lazio è oggi una delle realtà più convincenti della Serie A e, soprattutto, ha ritrovato quella personalità che troppo spesso era mancata nelle stagioni precedenti. Il campionato è ancora lungo e le difficoltà arriveranno, ma una certezza comincia a emergere: Gattuso ha dato ai biancocelesti un’identità forte, riconoscibile e vincente.