Il Bologna non cambia allenatore. Almeno per ora. La classifica non piace, il rendimento delle prime quattro giornate ancora meno, ma dalle parti di Casteldebole non è maturata l’idea di intervenire sulla panchina. La fiducia in Domenico Tedesco resta intatta e l’obiettivo della società è quello di aiutare il tecnico a trovare la chiave per accendere una squadra che finora ha mostrato troppi pochi segnali incoraggianti.
La partita di sabato al Dall’Ara contro il Torino, alle 15, sarà però un passaggio importante. Non un ultimatum, ma un esame. Serviranno forza, convinzione e soprattutto una reazione.
Un punto in quattro partite
I numeri sono difficili da nascondere: appena un punto in quattro giornate, cinque gol incassati e soltanto due realizzati. Il Bologna non ha ancora vinto e, soprattutto, non ha trovato una propria identità.
A preoccupare è anche la gestione delle partite. A Bergamo era arrivata una prestazione incoraggiante, ma poi sono comparsi blackout troppo lunghi: un tempo contro la Lazio, uno contro il Sassuolo e quasi tutta la ripresa al Maradona contro il Napoli.
Il problema non è soltanto la classifica. È una squadra che sembra avere perso la propria energia e che oggi fatica a imporre il calcio per il quale è stata costruita.
Una squadra nata per attaccare che non attacca
Il paradosso più evidente riguarda proprio la fase offensiva. Il Bologna ha giocatori con qualità, velocità e capacità di vedere la porta, ma non riesce a trasformare queste caratteristiche in una produzione offensiva costante.
Le ali, inoltre, finiscono spesso per comportarsi più da quinti che da attaccanti esterni. Il risultato è una manovra troppo compassata, con pochi strappi e ancora meno situazioni capaci di mettere davvero in difficoltà gli avversari.
È uno dei temi che verrà affrontato nel confronto tra Tedesco e la società. Non in un clima da processo, perché quattro giornate sono poche per emettere sentenze, ma con la consapevolezza che un solo punto rende inevitabilmente più urgente trovare una soluzione.
Il centrocampo ha bisogno di una scossa
Un altro problema evidente riguarda la zona centrale. Al Bologna manca un riferimento di regia capace di dare ritmo e ordine alla squadra.
Moro ha giocato meno di quanto ci si potesse aspettare, anche in relazione a una possibile condizione fisica non ancora ottimale. E l’assenza di un giocatore con le caratteristiche di Freuler si fa sentire.
Il ritmo lento della squadra finisce così per amplificare il problema. Se il possesso non viene accompagnato da velocità, movimento e verticalizzazioni, il Bologna diventa facilmente leggibile e perde gran parte del potenziale dei suoi giocatori offensivi.
La «Regola delle 5 gare»
C’è però un piccolo motivo per guardare avanti con un pizzico di ottimismo. Si chiama Regola delle cinque gare.
Sia Thiago Motta, quando subentrò nella stagione 2022-23, sia Vincenzo Italiano nel suo primo anno in rossoblù riuscirono a conquistare la prima vittoria proprio alla quinta giornata.
Il precedente non può certo essere considerato una garanzia, ma il calendario offre al Bologna l’opportunità di trasformarlo in un precedente beneaugurante.
Sabato arriva il Torino e il Dall’Ara può diventare il luogo della prima vera svolta. La società continua a puntare su Tedesco, ma ora dal tecnico si aspetta quella scintilla capace di cambiare volto alla squadra.
Non è ancora tempo di cambiare l’impianto elettrico. Ma la luce, a Bologna, deve tornare ad accendersi presto.