Lo scontro

Fifa risponde a Uefa e Concacaf: chiarimenti sul progetto FFE

Dopo le critiche delle confederazioni, la Fifa assicura: nessuna vendita del calcio senza il voto delle federazioni.

Fifa risponde a Uefa e Concacaf: chiarimenti sul progetto FFE

La Fifa prova a spegnere le polemiche nate attorno a FIFA Forward Enterprise (FFE), il progetto presentato nei giorni scorsi dal presidente Gianni Infantino e finito subito al centro del dibattito internazionale. Dopo le prese di posizione critiche di Uefa e Concacaf, la federazione mondiale ha diffuso un lungo comunicato con l’obiettivo di chiarire finalità e funzionamento dell’iniziativa, ribadendo che non esiste alcuna intenzione di cedere il controllo del calcio a investitori privati.

La nota, pubblicata attraverso i canali ufficiali della Fifa e intitolata “Chiarimenti sulla proposta relativa a FIFA Forward Enterprise (FFE)”, si apre con tre concetti ritenuti fondamentali dall’organizzazione. La federazione sottolinea infatti di prendere atto e rispettare le opinioni e le preoccupazioni espresse pubblicamente, di confermare il proprio impegno verso un processo di consultazione aperto e democratico e di ritenere che le informazioni diffuse da alcuni media abbiano compromesso il corretto svolgimento del confronto previsto tra le parti.

Nel documento, la Fifa spiega di aver raccolto le osservazioni avanzate dalle confederazioni continentali e di voler fare chiarezza sulle indiscrezioni emerse negli ultimi giorni. “Abbiamo preso atto dei commenti espressi dalle rispettive confederazioni e desideriamo affrontare le questioni emerse a seguito delle notizie diffuse dai media martedì”.

L’organismo precisa inoltre quale sarebbe la finalità del nuovo progetto: “La FFE è stata proposta esclusivamente per garantire che tutti i membri abbiano l’opportunità di assumere un ruolo significativo nella gestione delle opportunità commerciali del calcio nei rispettivi paesi, e che ciò non avvenga a scapito né dello spirito né della governance della FIFA o del calcio stesso”.

Una parte significativa del comunicato è dedicata proprio alle critiche arrivate dalla Uefa. La risposta della Fifa è netta e punta a smentire l’ipotesi di una privatizzazione del calcio mondiale. “Nessuno sta mettendo in vendita il calcio e la Fifa non lo prenderebbe mai in considerazione”.

La federazione aggiunge poi un passaggio rivolto a tutte le componenti del movimento calcistico internazionale: “Ognuno ha il diritto di esprimere la propria opposizione e di chiedere ulteriori chiarimenti, ma nessuna singola entità può pretendere di rappresentare tutte le 211 federazioni nazionali nel mondo”. Un concetto ribadito anche subito dopo: “Ogni membro dovrebbe avere la possibilità di esaminare la proposta e di dire la propria. Questi sono i principi democratici della Fifa”.

Nel testo vengono illustrati anche alcuni aspetti operativi della FIFA Forward Enterprise. Secondo il progetto, le attività commerciali e organizzative legate agli eventi Fifa verrebbero trasferite in una nuova società controllata integralmente dall’organismo internazionale, che ne manterrebbe la proprietà e il controllo permanente.

Un altro elemento centrale riguarda la redistribuzione delle risorse economiche. Il valore generato dalle attività commerciali sarebbe infatti ripartito tra tutte le 211 federazioni affiliate, con l’obiettivo di rafforzare gli investimenti nello sviluppo del calcio nei rispettivi Paesi.

La Fifa conferma inoltre che ogni federazione nazionale riceverebbe 20 milioni di dollari attraverso il programma FIFA Forward Development nel quadriennio 2027-2030, indipendentemente dal contributo commerciale garantito da ciascuna associazione.

Il comunicato si chiude con quello che viene indicato come il principio decisivo dell’intero progetto. “⁠Senza il sostegno della maggioranza delle federazioni nazionali, le attività commerciali della FIFA rimarrebbero invariate. La FFE non verrebbe istituita”. Una precisazione con cui la Fifa intende rassicurare il mondo del calcio: ogni eventuale cambiamento passerà esclusivamente attraverso il consenso democratico delle federazioni affiliate, senza imposizioni o modifiche unilaterali dell’attuale modello di governance.