Le parole

Mourinho punge la Roma: “I giocatori erano morti”

Josè Mourinho esalta la rimonta all'Olimpico dei suoi criticando il calo fisico dei giallorossi nel finale.

Mourinho punge la Roma: “I giocatori erano morti”

José Mourinho si gode una rimonta che sembrava impossibile e individua nel crollo della Roma la chiave del successo del Real Madrid. La squadra giallorossa aveva condotto la partita per larghi tratti, mostrando qualità e organizzazione, ma negli ultimi venti minuti ha lasciato spazio alla reazione degli spagnoli.

Per il tecnico portoghese, il risultato finale non è soltanto frutto della forza offensiva dei suoi, ma anche dell’incapacità degli avversari di sostenere fino in fondo il ritmo imposto alla gara.

“Sono state due partite dentro una. La Roma è stata superiore in tutti gli aspetti ma dopo abbiamo avuto 20 minuti con un Real impossibile da fermare”. Mourinho riconosce i meriti iniziali della formazione di Gasperini, senza nascondere la soddisfazione per come i suoi giocatori siano riusciti a cambiare completamente l’inerzia dell’incontro. Una partita che, a un certo punto, sembrava ormai compromessa e che invece si è trasformata in una vittoria pesantissima.

L’allenatore madrileno ha individuato anche alcune difficoltà tattiche incontrate nella prima parte della sfida, soprattutto sulla corsia destra romanista, dove Soulé e Wesley avevano creato ripetutamente superiorità numerica. “Ci hanno sorpreso all’inizio partita con Soulé sulla fascia che ha creato superiorità ed era difficile da controllare. Nella ripresa eravamo più organizzati ma abbiamo preso il secondo gol ridicolo. Con il 3-1 per tutti la partita era morta, ma morti erano i giocatori della Roma. Difficile giocare con questo stile e con questa intensità come hanno loro. Il Real ne ha approfittato. Sono stati loro, senza capacità né tattica né fisica, ad accompagnare questo cambio offensivo che abbiamo avuto”.

Parole che rappresentano una lettura decisamente severa della prestazione giallorossa. Mourinho non nega che il Real abbia sofferto, ma ritiene che l’intensità richiesta dal gioco della Roma abbia finito per presentare il conto agli uomini di Gasperini. Il pressing, le corse e la necessità di mantenere alta l’aggressività avrebbero consumato progressivamente le energie dei padroni di casa, aprendo spazi che gli spagnoli sono stati abili a sfruttare. È proprio su questo aspetto che si concentra la differenza tra le due squadre: la capacità di restare pericolosi anche quando la partita sembra ormai sfuggire di mano.

Il tecnico si è soffermato anche sull’impatto dei cambi, in particolare quello di Endrick, decisivo nel finale insieme a Espì. Il giovane attaccante brasiliano ha confermato le qualità che Mourinho aveva già evidenziato alla vigilia, diventando una delle armi fondamentali per riaprire e ribaltare la sfida. “Su Endrick ne ho parlato ieri in conferenza: Endrick quando mi hanno chiesto se la Roma poteva prenderlo ho detto impossibile, perché conosco il talento e so che può dare. Il povero Hermoso, dopo 80 minuti di Diomandé, l’abbiamo ammazzato. Il dito alzato alla fine? Era solo un modo per esultare a fine partita, non potevo farlo verso la Sud per rispetto”.

Il riferimento a Hermoso chiarisce ulteriormente il ragionamento del portoghese: l’ingresso di forze fresche ha permesso al Real di attaccare una difesa che, dopo oltre ottanta minuti di lavoro, aveva perso brillantezza e capacità di contenimento. La sostituzione di Vinicius con Endrick e l’inserimento di Espì hanno dato nuova linfa all’attacco madrileno, mentre la Roma non è riuscita a trovare le contromisure.

Resta infine la precisazione sull’esultanza, con il dito alzato dopo il gol decisivo. Mourinho ha escluso qualsiasi intenzione provocatoria nei confronti della Curva Sud, spiegando di aver voluto semplicemente celebrare il successo nel rispetto del pubblico romanista.

La sua analisi, al di là delle provocazioni, lascia però un tema aperto: la Roma ha dimostrato di poter mettere in difficoltà il Real, ma non è riuscita a mantenere lo stesso livello fino al termine. Per Gasperini sarà fondamentale capire come evitare che una superiorità costruita per gran parte della gara si dissolva proprio nel momento decisivo.