Il caso

Cristiano Ronaldo, scatta la sospensione dopo l’addio al Portogallo

La Federazione lusitana ha avviato un’istruttoria urgente dopo l’abbandono del ritiro, anche se il presidente Proença apre al ritorno già a novembre.

Cristiano Ronaldo, scatta la sospensione dopo l’addio al Portogallo

Il caso Cristiano Ronaldo entra ufficialmente nella fase disciplinare, ma il Portogallo non vuole trasformare lo strappo in una rottura definitiva. Il Consiglio Disciplinare della Federazione calcistica portoghese ha avviato un procedimento nei confronti del cinque volte Pallone d’Oro, disponendo anche la sospensione preventiva non automatica del giocatore. L’istruttoria è stata definita urgente e riguarda i fatti segnalati il 7 ottobre, legati alla decisione del fuoriclasse di lasciare il ritiro della Nazionale a Copenaghen prima della sfida di Nations League contro la Danimarca.

La nota della Federazione: procedimento urgente e sospensione

La decisione è stata formalizzata il 9 ottobre dalla Sezione non professionistica della FPF e comunicata ufficialmente il giorno successivo. Nel documento, la Federazione precisa che l’obiettivo è accertare l’eventuale rilevanza disciplinare della condotta di Ronaldo.

Il provvedimento stabilisce che, oltre alla sospensione preventiva automatica già applicata fino all’apertura del procedimento, il calciatore sia sottoposto a una sospensione preventiva non automatica. La pratica è stata quindi trasmessa alla Commissione istruttoria disciplinare, mentre gli atti resteranno riservati fino alla conclusione dell’istruttoria.

La vicenda nasce dalla scelta di CR7 di abbandonare il ritiro alla vigilia della partita con la Danimarca, una decisione che ha provocato tensioni all’interno della selezione portoghese e aperto un confronto sulla gestione del gruppo.

Lo scontro con Jorge Jesus e la decisione di lasciare Copenaghen

Alla base della frattura ci sarebbero le parole del commissario tecnico Jorge Jesus, che in conferenza stampa aveva lasciato intendere una nuova esclusione di Ronaldo dall’undici titolare, dopo la panchina nella precedente gara contro la Norvegia.

Il fuoriclasse non avrebbe gradito il cambio di posizione dell’allenatore rispetto a quanto concordato in precedenza. Sia Jesus sia il presidente federale Pedro Proença avrebbero tentato di convincerlo a restare a Copenaghen, provando a ricomporre la situazione prima della partenza del giocatore. I tentativi, però, non hanno avuto successo.

Ronaldo ha successivamente affidato ai social la propria versione dei fatti, riconoscendo la necessità di assumersi le responsabilità della scelta. «Jorge Jesus si è rimangiato la parola data», ha scritto, aggiungendo le proprie scuse per aver lasciato il ritiro e dichiarandosi disponibile ad accettare le conseguenze disciplinari del gesto.

Una presa di posizione che non ha modificato, almeno nell’immediato, l’atteggiamento del commissario tecnico. Jesus ha evitato di alimentare ulteriormente la polemica, spiegando di voler concentrare il proprio lavoro sulla squadra e sulla Nazionale portoghese.

Proença apre al ritorno già a novembre

Nonostante l’avvio del procedimento, dalla Federazione arrivano segnali distensivi. Pedro Proença ha ribadito che l’obiettivo condiviso è quello di riportare Ronaldo nel gruppo già durante la prossima finestra internazionale.

«La Federazione, l’allenatore, tutti i compagni di squadra sono allineati: vogliamo che CR7 torni», ha dichiarato il presidente federale, manifestando fiducia nella possibilità di ricucire lo strappo. «Mi aspetto che torni già durante la pausa internazionale di novembre. Lui è anche disposto a tornare. È il migliore di tutti i tempi».

Parole che indicano la volontà di evitare una contrapposizione prolungata tra il capitano e la Nazionale. Resta però da capire quale sarà l’esito dell’istruttoria e quali conseguenze verranno stabilite per il comportamento del giocatore.

Il futuro di CR7 con il Portogallo resta da chiarire

Il caso si sviluppa dunque su due binari paralleli. Da una parte c’è il procedimento disciplinare, che dovrà stabilire se e in quale misura l’abbandono del ritiro costituisca una violazione delle regole federali. Dall’altra c’è la volontà politica e sportiva di mantenere Ronaldo al centro del progetto portoghese.

La disponibilità espressa dal fuoriclasse ad accettare le conseguenze del proprio gesto rappresenta un primo elemento per provare a ricomporre la frattura. La sospensione provvisoria, tuttavia, lascia aperti gli interrogativi sui tempi e sulle modalità del suo ritorno.

Il Portogallo vuole riabbracciare il proprio capitano a novembre, ma prima sarà necessario chiarire le responsabilità dell’accaduto. La vicenda resta delicata: la Federazione punta a tutelare le proprie regole senza compromettere il rapporto con uno dei giocatori più importanti della storia della Nazionale.