Ci sono carriere che finiscono con una partita e altre che, invece, hanno bisogno di uno stadio intero per essere salutate. Lionel Messi è arrivato a quel momento. Domani sera il Monumental, davanti a oltre 80 mila spettatori, si vestirà a festa per l’ultima apparizione del numero 10 con la nazionale argentina. I biglietti sono andati esauriti in appena due ore e la federazione ha preparato una celebrazione all’altezza dell’uomo che per più di due decenni ha rappresentato l’Albiceleste.
Ad aspettarlo ci sarà il Benin, scelto come sparring partner per la serata del grande addio. Una squadra che nel 2022 ha abbandonato il soprannome di Scoiattoli per diventare Ghepardi. Un avversario decisamente lontano dai grandi appuntamenti che Messi ha vissuto con la maglia dell’Argentina, ma che resterà comunque nella storia per aver partecipato all’ultima partita del Diez.
Da Budapest al Monumental
Sono passati più di 21 anni da quel 17 agosto 2005. Messi aveva appena 18 anni e debuttava contro l’Ungheria alla Puskas Arena di Budapest. Una manciata di secondi in campo, un’espulsione surreale e l’inizio di una storia che nessuno avrebbe potuto immaginare così lunga.
Anche Diego Armando Maradona aveva esordito contro l’Ungheria, nel 1977, ma alla Bombonera. Due debutti separati da quasi tre decenni e legati dallo stesso avversario. Due percorsi destinati inevitabilmente a essere accostati per anni.
Messi, però, è riuscito finalmente a liberarsi dal paragone con Diego. Lo ha fatto vincendo ciò che per anni gli era mancato, soprattutto con la Selección.
Dalle finali perse alla gloria
Per molto tempo la storia di Messi con l’Argentina è stata soprattutto una storia di sconfitte. Quattro finali perse tra il 2007 e il 2016: tre Copa America e il Mondiale del 2014 in Brasile.
Poi è arrivata la svolta. Con Lionel Scaloni in panchina e Messi finalmente leader assoluto della squadra, l’Argentina ha ritrovato la strada dei grandi successi. Nel 2021 è arrivata la Copa America, il primo grande trofeo conquistato dalla Selección dal 1993. Nel 2022 la Finalissima contro l’Italia e, pochi mesi dopo, il trionfo più atteso.
A Qatar 2022, Messi ha sollevato la Coppa del Mondo e ha chiuso definitivamente il capitolo del confronto con Maradona. Il terzo Mondiale argentino dopo quelli del 1978 e del 1986. Poi è arrivata anche la Copa America 2024, prima dell’ultimo capitolo.
Un addio dopo un altro Mondiale
L’ultima grande cavalcata è arrivata quest’estate, quando Messi, a 39 anni, ha trascinato una nazionale non più brillante come quella del Qatar fino alla finale del Mondiale. Una finale persa contro la Spagna in New Jersey, due mesi e mezzo fa, che ha rappresentato l’ultimo atto di una storia ormai arrivata al capolinea.
In quel periodo Messi era anche alle prese con la malattia del padre. Poco dopo la sua scomparsa, il capitano aveva annunciato la decisione di lasciare la Selección.
La partita di domani nasce anche da quella promessa. Una celebrazione che Messi inizialmente non aveva accolto con particolare entusiasmo, perché temeva potesse diventare soprattutto un’occasione per la Afa di monetizzare ancora una volta la sua immagine.
Una federazione nel caos
Attorno all’addio del Diez, infatti, non sono mancati i problemi. La Federcalcio argentina attraversa una fase delicata e il presidente Chiqui Tapia è coinvolto in un procedimento per presunti reati fiscali ed economico-amministrativi. Anche il futuro di Scaloni, il tecnico che ha costruito la Selección vincente degli ultimi anni, resta da definire con il contratto in scadenza a fine anno.
E poi ci sono gli avversari scelti per questa finestra internazionale. Dopo la Bolivia, battuta 4-0, e il Burkina Faso, travolto 7-0 in una partita diventata un caso perché affrontata da una formazione Under 23, è arrivato il Benin.
«Mi piacerebbe affrontare avversari più potenti», ha ammesso Scaloni, lasciando trasparire tutto il poco entusiasmo per un calendario costruito soprattutto intorno alla festa per Messi.
Gli ultimi gol e il record impossibile
Domani, però, tutto questo passerà in secondo piano. Perché il Monumental sarà lì per Messi. Per il capitano che ha segnato 125 gol con l’Argentina e che potrebbe ancora aggiungere un’altra rete alla sua collezione.
Sul fondo resta anche la suggestione del duello con Cristiano Ronaldo per la quota dei mille gol in carriera. Il portoghese è fermo a 931, Messi a 979. Una corsa ormai quasi simbolica, dentro una rivalità che ha segnato un’epoca intera del calcio.
Ma domani sera non sarà una questione di numeri.
L’ultimo abbraccio dell’Argentina
Ci saranno gli amici che hanno condiviso con Messi gli ultimi Mondiali, i compagni di una generazione irripetibile e soprattutto un intero Paese. Lo stesso Paese che per anni gli aveva chiesto di dimostrare di amare davvero quella camiseta, accusandolo di non essere lo stesso giocatore visto al Barcellona.
Messi ha risposto nel modo migliore possibile: vincendo.
Ha perso quattro finali, ha sopportato critiche e paragoni, ha sfiorato più volte il trionfo prima di conquistare tutto. Ha trasformato il rapporto tormentato con l’Argentina in una delle storie più belle della storia del calcio.
Domani il Monumental gli consegnerà l’ultimo abbraccio. Ventuno anni dopo Budapest, il viaggio del Diez finisce dove una leggenda argentina merita di essere salutata: davanti alla sua gente.