Il Messico si è fermato. Non è un modo di dire, ma la fotografia di un Paese che vive con il fiato sospeso l’appuntamento con i sedicesimi di finale del Mondiale 2026. Questa notte, nello storico stadio Azteca di Città del Messico, la nazionale guidata da Javier Aguirre affronta l’Ecuador con in palio un posto agli ottavi di finale, dove ad attendere la vincente ci sarà con ogni probabilità l’Inghilterra.
L’attesa è enorme. Il governo della presidente Claudia Sheinbaum ha disposto la chiusura delle scuole, favorito lo smart working per i dipendenti pubblici e invitato anche le aziende private a fare lo stesso. Inoltre è stato introdotto un temporaneo divieto di vendita di bevande alcoliche per limitare i rischi legati ai festeggiamenti dopo gli incidenti verificatisi in seguito alla vittoria contro la Repubblica Ceca.
L’Azteca spinge il Tricolor
Il Messico sta sfruttando al massimo il fattore campo. Dopo aver disputato tutte le gare del girone tra Città del Messico e Guadalajara, anche la sfida contro l’Ecuador si giocherà all’Azteca, dove l’entusiasmo è ormai incontenibile.
La squadra ha chiuso la prima fase con un percorso perfetto: tre vittorie, sei gol segnati e nessuno subito. Un rendimento che alimenta il sogno di raggiungere i quarti di finale, traguardo centrato soltanto nelle edizioni casalinghe del 1970 e del 1986.
Al termine del Mondiale, Aguirre lascerà la panchina a Rafa Márquez, leggenda del calcio messicano ed ex difensore del Barcellona, ma prima vuole regalare al proprio popolo un’altra impresa.
L’entusiasmo e il peso delle aspettative
Il clima nello spogliatoio è estremamente positivo. Cinque marcatori diversi e ben venticinque giocatori già utilizzati testimoniano la profondità della rosa e la gestione intelligente delle rotazioni.
L’enorme entusiasmo, però, porta con sé anche una pressione considerevole. Il Messico parte favorito, ma sa di avere davanti un’occasione che potrebbe non ripresentarsi facilmente.
L’Ecuador vuole stupire ancora
La vittoria contro la Germania ha completamente cambiato l’umore dell’Ecuador, arrivato ai sedicesimi dopo un avvio complicato. La squadra allenata da Sebastián Beccacece si presenta con fiducia, forte di un’organizzazione tattica solida e di una pressione alta che può creare problemi anche alle nazionali più attrezzate.
Nei giorni scorsi ha fatto il giro dei social il passaggio di consegne della fascia da capitano. Enner Valencia, miglior marcatore della storia della nazionale e oggi attaccante del Pachuca, ha consegnato il ruolo a Moisés Caicedo, indicandolo davanti a tutta la squadra come il nuovo leader del gruppo.
Un gesto che racconta la compattezza dell’ambiente e la voglia di continuare a sorprendere. L’unica volta in cui l’Ecuador raggiunse gli ottavi di un Mondiale fu nel 2006, quando venne eliminato proprio dall’Inghilterra. Se questa notte riuscisse a eliminare il Messico, vent’anni dopo potrebbe ritrovare ancora gli inglesi sulla propria strada.
L’Azteca è pronto a spingere il Tricolor, ma l’Ecuador ha già dimostrato di non temere le grandi sfide. E ora sogna un’altra impresa.