Adesso è arrivata anche l’ufficialità: Roberto Mancini è il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. Dopo l’annuncio anticipato da Giovanni Malagò in conferenza stampa, è stata la stessa Figc a confermare il ritorno del tecnico marchigiano attraverso i propri canali social. Per Mancini si apre così una seconda esperienza alla guida dell’Italia, chiamata a rilanciarsi dopo un periodo particolarmente complicato.
Il nuovo ct verrà presentato ufficialmente mercoledì 29 luglio alle ore 18 insieme a Claudio Ranieri, che ricoprirà il ruolo di direttore tecnico della Nazionale. Per quanto riguarda lo staff, prendono quota i nomi di Leonardo Bonucci, Antonio Gagliardi e Massimo Maccarone, mentre Marco Roccati dovrebbe essere il preparatore dei portieri.
Il ritorno di Mancini riporta inevitabilmente alla memoria gli anni più esaltanti della sua prima gestione. Dopo aver raccolto una Nazionale reduce dalla delusione per la mancata qualificazione ai Mondiali del 2018, il tecnico riuscì a ricostruire entusiasmo e identità, portando gli Azzurri a conquistare il Campionato Europeo nel 2021. La finale di Wembley contro l’Inghilterra rappresenta ancora oggi uno dei momenti più importanti della storia recente del calcio italiano, coronamento di un percorso caratterizzato da un gioco brillante e da una squadra capace di riconquistare l’affetto dei tifosi.
Durante quel ciclo arrivò anche uno dei record più significativi nella storia della Nazionale: una striscia di 37 risultati utili consecutivi, primato rimasto imbattuto fino a quando è stato superato dalla Spagna. In quel periodo Mancini era considerato il simbolo della rinascita azzurra e l’artefice di una delle pagine più belle del calcio italiano degli ultimi anni.
Il quadro cambiò radicalmente pochi mesi dopo. Il cammino verso il Mondiale in Qatar si interruppe in maniera clamorosa con la sconfitta contro la Macedonia del Nord nei playoff disputati a Palermo nel marzo del 2022. Lo 0-1 subito nei minuti finali condannò l’Italia alla seconda esclusione consecutiva dalla Coppa del Mondo, una delle delusioni più pesanti nella storia della Nazionale. Nonostante quel fallimento, la Federazione decise di confermare la fiducia nel commissario tecnico, affidandogli il compito di avviare un nuovo ciclo.
La separazione arrivò invece nell’agosto del 2023, quando Mancini rassegnò improvvisamente le dimissioni. In un primo momento la decisione venne motivata con la volontà di avere un ruolo più ampio e maggiori responsabilità all’interno del progetto azzurro. Pochi giorni più tardi, però, emerse la sua scelta di accettare la proposta dell’Arabia Saudita, che gli garantiva un contratto da 25 milioni di euro a stagione. Una decisione che suscitò numerose polemiche e che venne interpretata da molti come un addio inatteso in un momento delicato per la Nazionale.
Proprio quelle modalità di separazione continuano a dividere l’opinione pubblica. Tra i più critici c’è stato anche Fabio Capello, che ha espresso perplessità sulla scelta di affidare nuovamente la panchina a Mancini. Per una parte degli addetti ai lavori, il rapporto di fiducia tra il tecnico e l’ambiente azzurro è rimasto segnato da quanto accaduto negli ultimi anni. Adesso, però, il passato lascia spazio al presente: Mancini torna alla guida dell’Italia con l’obiettivo di aprire un nuovo capitolo e riportare la Nazionale ai vertici del calcio internazionale.