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Ferrari, la tempesta continua: Horner è solo l’ultima onda

La crisi si trascina da Monza: Vasseur difende il progetto, mentre le voci sul futuro della squadra tornano a moltiplicarsi

Ferrari, la tempesta continua: Horner è solo l’ultima onda

In casa Ferrari il problema non ha un solo nome e soprattutto non è Christian Horner. L’ex team principal della Red Bull è soltanto l’ultimo elemento finito dentro una situazione che da Monza in poi è diventata sempre più complicata. La Ferrari cercava nel Gran Premio di casa una risposta tecnica e morale, ma gli aggiornamenti sulla power unit non hanno prodotto la svolta attesa. E così, gara dopo gara, il Cavallino si ritrova a dover gestire una stagione che rischia di chiudersi molto lontano dagli obiettivi iniziali.

Il podio che non arriva più

Dal Gran Premio di Spa la Ferrari non è più salita sul podio. A Baku, Charles Leclerc ha chiuso quarto e Lewis Hamilton sesto, mentre la situazione nel Mondiale Costruttori continua a complicarsi.

La McLaren, terza nel campionato, resta in corsa per avvicinarsi alla Ferrari nonostante il disastroso weekend azero, terminato senza punti. Ancora più significativa è la crescita della Red Bull, capace di conquistare cinque podi nelle ultime sei gare e di ritrovare una solidità che sembrava smarrita.

E poi c’è la Mercedes, ormai lontanissima davanti a tutti. Il vantaggio sulla Ferrari è arrivato a 160 punti, un distacco che fotografa la differenza di rendimento tra le due squadre. Anche ad Antonelli, partito dalla sedicesima posizione, è riuscita una rimonta fino al quinto posto, proprio davanti alle due Ferrari.

Il problema più grande è sotto il cofano

La questione tecnica resta il nodo centrale. Gli aggiornamenti sulla power unit, attesi come possibile soluzione ai problemi emersi durante la stagione, non hanno prodotto l’effetto sperato nel momento in cui la Ferrari avrebbe avuto maggiormente bisogno di una svolta.

Il timore, a questo punto, riguarda anche il futuro. Con l’avvicinarsi di un nuovo ciclo regolamentare, recuperare terreno sul piano del motore non è un’operazione semplice e richiede tempo, sviluppo e soprattutto un progetto che dia garanzie.

Per una squadra che puntava al titolo, il bilancio è quindi inevitabilmente negativo sul piano delle aspettative. E il secondo posto nel Mondiale Costruttori, oggi, appare soprattutto come un obiettivo da difendere dagli inseguitori.

Hamilton chiede chiarezza

In questo scenario si inseriscono anche le tensioni interne. Hamilton ha parlato più volte della necessità di introdurre cambiamenti e di chiarire le regole d’ingaggio all’interno della squadra. A Baku il sette volte campione del mondo è apparso particolarmente poco loquace nel dopogara, rispondendo in maniera sintetica anche alle domande sul caso Horner-Vasseur.

La sua posizione aggiunge un ulteriore elemento di pressione su una squadra che avrebbe bisogno soprattutto di stabilità per affrontare il finale di stagione.

Horner si propone

Poi è arrivato Christian Horner. Un’intervista al Times ha riportato l’ex dirigente Red Bull al centro dell’attenzione del paddock. Il britannico ha dichiarato di essere disposto ad accettare un incarico in Formula 1 senza una quota azionaria soltanto per una squadra: la Ferrari.

«La Ferrari è il marchio più importante del nostro sport, è un sogno».

Una dichiarazione che inevitabilmente ha alimentato le speculazioni sul futuro del Cavallino, ma che al momento resta esattamente questo: un’ipotesi. Horner non è una soluzione già individuata dalla Ferrari e il suo nome rappresenta una possibilità che potrebbe eventualmente essere presa in considerazione in futuro.

Vasseur resta al suo posto

Dall’altra parte c’è Frédéric Vasseur, che lo scorso anno ha ottenuto un rinnovo pluriennale e continua a difendere il lavoro della squadra.

«Così non siamo in equilibrio. Horner sta cercando lavoro, lo sanno tutti. Ma cosa ci posso fare?», ha replicato il team principal Ferrari.

Il punto, quindi, non è tanto l’arrivo di un nome nuovo nel dibattito del paddock. È capire se la Ferrari riuscirà a ricostruire un progetto competitivo partendo dai problemi emersi in questa stagione.

La promessa del 2026 pesa ancora

Anche perché c’è una promessa che continua a incombere sul presente della Ferrari. Nel 2022, il presidente John Elkann aveva indicato il 2026 come l’anno entro il quale la squadra sarebbe dovuta tornare al successo.

Quel traguardo, che allora sembrava lontano, oggi è diventato una pressione sempre più concreta. La stagione sta entrando nella fase conclusiva e il distacco dalla Mercedes rende ormai estremamente complicato pensare a una rimonta per il titolo.

La priorità è quindi contenere i danni, difendere la posizione e soprattutto capire come intervenire sul progetto. Horner è soltanto l’ultima voce di una tempesta che arriva da più direzioni. A Maranello, adesso, serve soprattutto trovare un modo per riportare il mare alla calma.