Tadej Pogacar non sembra conoscere la parola limite. Ogni volta che sembra aver raggiunto il massimo possibile, lo sloveno trova un altro traguardo da inseguire e un nuovo record da mettere nel mirino. Il quinto Tour de France della carriera, conquistato quest’estate e condiviso idealmente con i grandi della storia come Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain, è soltanto l’ultimo capitolo di una storia destinata a diventare ancora più grande. Perché dopo aver seguito in camper la compagna Urska Zigart durante il Tour femminile, Pogacar è già pronto a tornare protagonista: tra dieci giorni sarà al via della Vuelta, con l’ambizione di completare la tripla corona dopo i cinque successi alla Grande Boucle e il Giro d’Italia conquistato nel 2024.
Nel frattempo, però, il fuoriclasse della Uae-XRG sta per raggiungere un altro traguardo, questa volta economico. La stagione potrebbe infatti chiudersi con almeno 13 milioni di euro di guadagni. Il suo stipendio con la squadra emiratina vale circa 8 milioni, ai quali si aggiungono 2,5 milioni provenienti dagli sponsor, un altro milione legato al merchandising e i vari bonus. Il successo al Tour gli ha garantito un milione, mentre altri 500 mila euro sono già virtualmente legati al primo posto nel ranking mondiale di fine anno. E il conto potrebbe ancora crescere: una vittoria alla Vuelta vale 500 mila euro, mentre il successo al Mondiale ne aggiungerebbe altri 250 mila.
Un’immagine costruita con cura
Dietro il fenomeno Pogacar c’è anche una strategia commerciale precisa. Lo sloveno continua a essere rappresentato dall’agenzia dei fratelli Alex e Johnny Carera, la A&J All Sports, che ha costruito attorno al campione un portafoglio di dieci partnership principali. Colnago per la bicicletta, DMT per le scarpe con un accordo a vita, Met per i caschi, Continental per gli pneumatici, Enervit per la nutrizione, l’ente del turismo sloveno, MyWhoosh, Kucoin, Richard Mille e Whoop.
Il numero non è destinato a crescere indiscriminatamente. Anzi, la scelta di limitare le sponsorizzazioni risponde proprio alla volontà di non inflazionare il marchio Pogacar. Un’immagine che oggi vale moltissimo e che viene gestita con la stessa attenzione riservata alla sua carriera.
Anche il futuro con la Uae-XRG sembra già scritto. Il contratto scade nel 2030, ma l’ipotesi di un addio appare lontanissima. Pogacar si trova bene nella squadra emiratina e, secondo quanto riferito alle persone a lui vicine, l’idea sarebbe quella di rimanervi anche oltre la carriera agonistica, magari con un ruolo all’interno del team. In sella potrebbe continuare fino al 2031 o al 2032, ma molto dipenderà anche dalle scelte della compagna Urska Zigart, oggi legata alla Ag Insurance fino al 2028.
La famiglia prima di tutto
Il rapporto con Zigart potrebbe dunque diventare uno degli elementi determinanti nelle decisioni future dello sloveno. I due condividono da anni la vita particolare degli atleti professionisti, fatta di trasferte, ritiri e sacrifici, e questo percorso comune ha ulteriormente consolidato il loro rapporto. Se la slovena dovesse decidere di ritirarsi, Pogacar potrebbe seguirla poco dopo oppure scegliere di prolungare ancora la carriera qualora lei decidesse di restare nel mondo del ciclismo con un altro incarico.
Intanto, il fenomeno sloveno continua a costruire anche un’eredità che va oltre le vittorie. La Pogi Challenge, organizzata in Slovenia nel fine settimana successivo al Tour, ha raccolto un enorme successo di pubblico e confermato quanto sia cresciuto il seguito attorno al campione. Per Alex Carera, però, il vero elemento distintivo di Pogacar non è soltanto il numero delle vittorie o dei follower, ormai oltre quota tre milioni su Instagram, ma la quantità di risorse che destina alla beneficenza e alla formazione dei giovani ciclisti attraverso la fondazione e la squadra che portano il suo nome: almeno un milione di euro all’anno.
Ora tocca alla Vuelta
E adesso la strada torna a chiamare. Pogacar non dovrà affrontare lunghi trasferimenti per raggiungere la partenza della Vuelta: la corsa scatterà infatti sabato 22 agosto da Montecarlo, proprio dove lo sloveno risiede, e si concluderà domenica 13 settembre a Granada, senza il tradizionale arrivo a Madrid.
Per lui sarà un ritorno particolarmente significativo, visto che proprio alla Vuelta aveva fatto il suo debutto da neoprofessionista nel 2019, lasciando immediatamente il segno con tre vittorie di tappa e il terzo posto nella classifica generale. Sette anni dopo, Pogacar torna al punto di partenza per provare ancora una volta a riscrivere la storia.
«Sono entusiasta, non vedo l’ora – ha detto –. Era il momento giusto per rifare quest’esperienza, e la motivazione è molto alta».
Con il Tour già in bacheca e il Giro conquistato nel 2024, ora manca soltanto la Vuelta per completare una collezione che, per un corridore di appena 27 anni, ha già assunto dimensioni leggendarie.