La partita tra Italia e Turchia non si esaurisce nei novanta minuti della Nations League. Le due nazionali stanno infatti preparando anche un’altra sfida, quella che riguarda gli stadi destinati a ospitare Euro 2032. La candidatura congiunta prevede cinque impianti per ciascun Paese, ma dietro la stessa scadenza si nascondono situazioni profondamente diverse. Ankara ha già costruito gran parte della propria rete, l’Italia dovrà invece trasformare numerosi progetti in cantieri e poi in strutture operative.
Il dossier entro giovedì
Il percorso per arrivare alla scelta definitiva è già tracciato. La candidatura prevede cinque stadi per nazione, selezionati dalla Uefa sulla base dei dossier che saranno presentati nei prossimi giorni.
La Figc trasmetterà entro giovedì la documentazione relativa alle 12-13 sedi individuate come possibili candidate italiane. Sarà poi la Uefa a verificare la conformità degli impianti e dei progetti, con il termine fissato a marzo 2027. Soltanto a quel punto la Federcalcio potrà procedere alla selezione definitiva delle cinque sedi.
La scadenza successiva sarà ancora più impegnativa: gli stadi scelti dovranno essere pronti entro giugno 2031, un anno prima dell’Europeo.
Turchia, una scelta quasi per abbondanza
È proprio sulla disponibilità degli impianti che emerge la maggiore distanza tra i due Paesi. La Turchia può contare su una rete di stadi costruiti o profondamente rinnovati negli ultimi anni. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, gli investimenti hanno raggiunto quasi 10 miliardi di euro, con 29 stadi realizzati negli ultimi dieci anni.
Una disponibilità tale da creare persino un problema di scelta. La Timsah Arena di Bursa, soprannominata l’arena del coccodrillo e sede della sfida contro gli azzurri, potrebbe infatti non rientrare tra i cinque impianti destinati a Euro 2032.
Tra i progetti più ambiziosi c’è il nuovo 19 maggio di Ankara, ancora in fase di completamento. L’impianto, caratterizzato da una struttura futuristica ispirata alla forma di un pallone, punta a diventare uno dei simboli della candidatura turca e potrebbe ospitare una delle due semifinali.
A Istanbul, invece, il rinnovato Ataturk rappresenta una delle candidature più forti per la finale.
Italia, sei miliardi per recuperare terreno
Il quadro italiano è molto più articolato. Sul tavolo ci sono investimenti complessivi per circa 6 miliardi di euro, con 4,5 miliardi provenienti dai privati e la parte restante dalle amministrazioni pubbliche.
Il problema è che molti degli impianti indicati nel dossier necessitano ancora di interventi importanti. Alcuni dovranno essere completamente ricostruiti o realizzati ex novo.
L’Allianz Stadium della Juventus rappresenta l’unica certezza già pronta. Poi ci sono il possibile nuovo San Siro, il futuro stadio della Roma a Pietralata, con l’Olimpico pronto a rappresentare il piano alternativo, e il Maradona di Napoli, che avrebbe bisogno di un profondo intervento di ammodernamento.
Firenze è più avanti con il proprio progetto comunale, mentre restano in corsa anche Salerno, Cagliari e Genova. Bologna potrebbe completare il quadro delle possibili candidature.
Bari prova a entrare nella partita
Il Sud presenta alcune delle situazioni più interessanti. Lecce parte indietro soprattutto per una questione di capienza, mentre Palermo e Bari possono giocarsi le proprie carte grazie a progetti di riqualificazione già sul tavolo.
Per la Favorita di Palermo il City Group avrebbe messo sul tavolo un investimento da circa 300 milioni di euro. A Bari, invece, prende forma l’ipotesi di una profonda riqualificazione del San Nicola, con un investimento stimato intorno ai 250 milioni.
È proprio il San Nicola a poter diventare una delle sorprese del dossier italiano. Il progetto dovrà però passare attraverso tutte le verifiche e trasformarsi rapidamente da ipotesi a intervento concreto.
Il confronto che racconta due velocità
La candidatura di Euro 2032 mette così in evidenza due percorsi molto diversi. Da una parte una Turchia che negli ultimi anni ha costruito una rete di impianti moderni e oggi può permettersi di scegliere tra numerose alternative. Dall’altra un’Italia che dispone di alcuni stadi storici e di grandi progetti, ma che dovrà affrontare una quantità considerevole di lavori.
L’esclusione di Udine, penalizzata dalla capacità ridotta, è già un segnale delle difficoltà italiane. E mentre Ankara può guardare anche a città come Trebisonda, Konya, Gaziantep, Eskişehir e Adalia, dove servirebbero interventi più contenuti, in Italia diverse candidature devono ancora superare la fase decisiva della progettazione.
La sfida per il 2032 è appena cominciata. E, almeno per quanto riguarda gli stadi, Italia e Turchia arrivano alla partita da due posizioni molto differenti.