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Napoli, De Bruyne regista è la nuova arma del centrocampo 

La svolta tattica contro il Bodo apre nuove prospettive, anche perché Allegri può finalmente contare pure su Anguissa e McTominay.

Napoli, De Bruyne regista è la nuova arma del centrocampo 

Dall’emergenza alla possibilità di scegliere, passando per un’intuizione tattica che potrebbe cambiare il volto del Napoli. Dopo quasi due mesi trascorsi a fare i conti con assenze, ricadute e soluzioni obbligate, Massimiliano Allegri comincia finalmente a intravedere una situazione diversa. Il centrocampo azzurro sta recuperando i suoi protagonisti e, proprio nel momento di maggiore difficoltà, il tecnico sembra aver trovato una nuova risorsa: Kevin De Bruyne davanti alla difesa, nel ruolo di regista puro. Una soluzione sperimentata con successo in Champions League contro il Bodo e destinata a entrare stabilmente tra le alternative tattiche della squadra.

La stagione del Napoli è stata finora una lunga battaglia contro gli infortuni, soprattutto nella zona nevralgica del campo. Anguissa è rimasto fermo per oltre un mese, prima di rientrare a Firenze e accusare una ricaduta all’adduttore dopo appena un minuto. McTominay ha dovuto sottoporsi a un intervento di ablazione cardiaca, restando indisponibile per quaranta giorni. Antonio Vergara, dopo una brillante prestazione da titolare con la Nazionale in Francia, si è fermato per un problema al polpaccio. Senza dimenticare Gilmour, reduce da una stagione precedente condizionata da una lunga assenza e da un successivo infortunio al ginocchio prima del Mondiale.

Un elenco che avrebbe potuto giustificare più di una lamentela, ma Allegri ha preferito cercare risposte sul campo. Ha modificato sistemi di gioco, ridistribuito responsabilità e adattato gli uomini alle necessità del momento. Dal 4-3-3 iniziale è passato al 4-2-3-1, nel tentativo di far convivere le stelle della rosa, fino alla scelta del doppio regista, con Gilmour accanto a Lobotka.

Proprio la necessità di concedere un po’ di riposo allo slovacco, tra i giocatori più sollecitati dal calendario e sempre utilizzato anche dalla propria Nazionale, ha favorito la nascita dell’ultima intuizione. Contro il Bodo, Allegri ha schierato per la prima volta De Bruyne come unico playmaker, affiancandogli due mezzali di ruolo come Anguissa e McTominay.

Il belga aveva già arretrato il proprio raggio d’azione in altre occasioni, ma sempre con un regista tradizionale al suo fianco. Stavolta, invece, ha assunto completamente la responsabilità della costruzione, diventando il riferimento principale per l’uscita del pallone e per lo sviluppo della manovra. Una scelta che ha restituito fluidità e verticalità al gioco azzurro, contribuendo alla svolta europea della squadra.

La posizione più arretrata permette a De Bruyne di sfruttare qualità che lo hanno reso uno dei migliori centrocampisti della sua generazione: visione di gioco, precisione nei passaggi e capacità di individuare spazi difficilmente leggibili dagli avversari. Contro i norvegesi, in fase di impostazione, il belga si è abbassato spesso fino alla linea dei difensori centrali, trovandosi così con l’intero campo davanti e la possibilità di scegliere tempi e direzioni delle giocate.

Dai cambi di fronte ai passaggi filtranti, dalle combinazioni nello stretto alle verticalizzazioni immediate, il nuovo ruolo ha esaltato il repertorio tecnico dell’ex Manchester City. Il Napoli ha potuto accelerare la manovra senza ricorrere necessariamente a una lunga circolazione del pallone, trovando più rapidamente gli uomini offensivi e sfruttando gli inserimenti dei centrocampisti.

Naturalmente, qualche rischio rimane. I tre gol incassati contro il Bodo, arrivati in larga parte con la difesa già schierata, hanno evidenziato la necessità di migliorare gli equilibri nella fase di non possesso. Ma il bilancio dell’esperimento resta incoraggiante e offre ad Allegri una possibilità in più per il prosieguo della stagione.

Per lo stesso De Bruyne potrebbe aprirsi una nuova fase della carriera. Il belga preferisce tradizionalmente agire più vicino alla porta, ma l’arretramento potrebbe consentirgli di incidere maggiormente nella costruzione e di gestire diversamente le energie. Una trasformazione che richiama quelle vissute da altri grandi interpreti del ruolo, da Andrea Pirlo, reinventato regista da Carlo Ancelotti al Milan, a Hakan Calhanoglu, diventato il fulcro del centrocampo dell’Inter grazie a Simone Inzaghi.

La differenza, adesso, è che Allegri può finalmente ragionare sulle alternative senza essere condizionato esclusivamente dalle assenze. Il ritorno di Anguissa garantisce fisicità, capacità di recuperare palloni e inserimenti, anche se il camerunese deve ancora ritrovare la condizione che lo aveva reso uno dei protagonisti dei due scudetti azzurri. Contro il Bodo, nella mezz’ora disputata, ha comunque offerto segnali incoraggianti, contribuendo a dare maggiore consistenza al reparto.

Ancora più significativo il recupero di McTominay, tornato protagonista con una doppietta in Champions League. Lo scozzese ha ritrovato quella capacità di incidere negli ultimi metri che lo aveva reso determinante nelle stagioni precedenti, confermandosi una risorsa fondamentale per gli equilibri offensivi del Napoli.

In vista della sfida contro la Roma, Allegri potrebbe riaffidare la regia a Lobotka, ma la certezza è che oggi dispone di soluzioni molto più numerose. Può scegliere un centrocampo maggiormente orientato al palleggio, puntare sulla forza degli inserimenti oppure affidarsi alla creatività di De Bruyne partendo da una posizione più arretrata. E il possibile ritorno di Vergara, ormai vicino al recupero, allargherebbe ulteriormente le possibilità di rotazione.

Dopo settimane trascorse a gestire l’emergenza, il Napoli può dunque tornare a costruire le proprie ambizioni attorno alla qualità dei suoi uomini migliori. Lobotka per governare i ritmi, Anguissa per dare sostanza, McTominay per attaccare l’area e De Bruyne per inventare. L’abbondanza, a lungo soltanto immaginata, comincia a diventare realtà. E per Allegri, che proprio nelle difficoltà ha trovato una nuova soluzione tattica, potrebbe essere arrivato il momento di raccogliere i frutti del lavoro svolto.