Il Napoli non è ancora guarito, ma almeno ha smesso di sanguinare. Il successo di misura contro il Bologna vale molto più dei tre punti in classifica perché arriva dopo una settimana complicata e soprattutto dopo tre sconfitte consecutive che avevano fatto scattare i primi campanelli d’allarme. Il bottino resta comunque modesto: appena 6 punti in quattro giornate, troppo pochi rispetto alle ambizioni della squadra di Massimiliano Allegri.
Ma al di là del risultato, contro gli emiliani si sono intravisti alcuni elementi che possono aiutare il tecnico a costruire una squadra sempre più vicina alla propria idea di calcio.
Il doppio play funziona
La prima indicazione positiva riguarda l’atteggiamento. Il Napoli è sembrato più aggressivo, più compatto e soprattutto meno distratto rispetto alle precedenti uscite. Una parte del merito va alla scelta di schierare Gilmour accanto a Lobotka, formando quel doppio play che ha modificato gli equilibri della squadra.
Lo slovacco ha potuto dedicarsi maggiormente alla costruzione del gioco, senza essere costretto a trasformarsi continuamente in un difensore aggiunto. E la presenza di Gilmour ha garantito maggiore copertura e più aggressività nella zona centrale del campo.
Ne ha beneficiato anche Kevin De Bruyne. Il belga ha avuto maggiore libertà per muoversi e creare, riuscendo a costruire alcune buone occasioni dopo un avvio di gara in cui il suo atteggiamento troppo offensivo aveva fatto arrabbiare Allegri.
Non è ancora il Napoli delle due stagioni precedenti, ma almeno la squadra comincia ad assumere una fisionomia precisa.
Le risposte arrivano anche dalla panchina
Un altro segnale incoraggiante è arrivato dagli uomini entrati a partita in corso. Favasuli, impiegato in un ruolo più offensivo rispetto alla sua abituale collocazione da esterno basso, ha disputato un secondo tempo di grande personalità.
Anche Lang ha mostrato spunti interessanti. L’attaccante olandese, proposto a diversi club europei durante il mercato, ha fatto vedere di poter diventare una risorsa importante nelle rotazioni di Allegri.
E poi c’è la crescita del reparto arretrato. Dopo qualche prestazione incerta, Rafa Marín è salito di livello e ha trovato una buona intesa con Rrahmani, contribuendo a restituire maggiore solidità a una difesa che nelle ultime settimane aveva mostrato qualche crepa.
Hojlund è ancora lontano dal miglior rendimento
Le difficoltà, però, non sono scomparse. Il problema principale rimane davanti, dove Rasmus Hojlund sta attraversando un momento complicato.
Il danese lavora molto per la squadra, gioca spesso di sponda, ma non ha ancora ritrovato quella forza e quella incisività che aveva mostrato fino alla partita di San Siro contro l’Inter. Non è tutto imputabile all’attaccante, perché il Napoli non sempre riesce a metterlo nelle condizioni migliori per esprimersi.
Il problema è anche numerico: Hojlund deve giocare almeno tre quarti delle partite perché alle sue spalle Lucca non ha ancora mostrato quella personalità necessaria per prendersi uno spazio maggiore.
Ed è proprio per questo che Allegri avrebbe voluto un’altra alternativa offensiva. Una punta in più avrebbe permesso di gestire meglio Hojlund e, allo stesso tempo, avrebbe potuto consentire a Lucca di andare in prestito per giocare con maggiore continuità e completare il proprio percorso di crescita.
Politano e Vergara sotto tono
Qualche difficoltà in più rispetto agli standard abituali anche per Politano, apparso piuttosto timido nelle iniziative offensive. Vergara, invece, ha messo in campo la solita buona volontà, ma quando viene schierato a sinistra perde la possibilità di rientrare sul piede preferito e finisce per complicarsi qualche giocata.
È un problema che, in realtà, riguarda il reparto offensivo nel suo complesso. Il Napoli fatica ancora a produrre con continuità negli ultimi trenta metri. Ma in questo senso c’è anche un elemento di filosofia: le squadre di Allegri raramente sono costruite per attaccare senza preoccuparsi dell’equilibrio.
Il Napoli non è ancora guarito
Per questo sarebbe sbagliato trasformare l’1-0 al Bologna nella dimostrazione che tutti i problemi sono stati risolti. Il Napoli non è ancora tornato ai livelli delle ultime due stagioni e sei punti dopo quattro giornate non possono soddisfare una squadra costruita per competere ai vertici.
Ma qualcosa è cambiato. Gli azzurri hanno ritrovato una vittoria sofferta ma meritata, hanno gestito meglio il vantaggio, hanno mostrato maggiore solidità e soprattutto hanno evitato di disperdere il piccolo tesoretto conquistato con fatica.
Dopo le tre sconfitte consecutive, era fondamentale fermare l’emorragia. Ora servirà un altro passo avanti contro la Fiorentina, prima della lunga sosta. Una buona prestazione permetterebbe ad Allegri di lavorare con maggiore serenità e di utilizzare le prossime settimane per mettere ordine nei meccanismi della squadra.
Il Napoli non è guarito. Ma almeno adesso ha ripreso a respirare.