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Juventus, il ritorno al 3-4-2-1 passa da McKennie

Spalletti ritrova l'equilibrio con il jolly McKennie e una Juve più verticale: ora l'Atalanta dirà se è la strada giusta.

Juventus, il ritorno al 3-4-2-1 passa da McKennie

Il cambio di stagione è arrivato anche sul campo della Juventus. Luciano Spalletti ha rispolverato un abito già conosciuto, riportando la squadra verso il 3-4-2-1 che aveva utilizzato a tratti nella scorsa annata. Il debutto europeo contro il Nec ha offerto indicazioni incoraggianti: cinque gol, maggiore equilibrio e una squadra apparsa più pronta ad attaccare la profondità. Ma per capire se si tratti davvero di una svolta servirà un esame più significativo, quello di domenica contro l’Atalanta.

A rendere possibile il ritorno a questa soluzione è soprattutto la presenza di Weston McKennie. Il centrocampista statunitense, per caratteristiche e duttilità, rappresenta infatti una pedina difficilmente sostituibile all’interno del sistema immaginato da Spalletti. Quando non era disponibile, il tecnico aveva dovuto affidarsi nuovamente al 4-2-3-1, il modulo che preferisce, provando però a inserirvi contemporaneamente diversi giocatori offensivi.

Nelle prime partite stagionali la Juventus aveva così proposto Conceiçao largo a destra, Nico Gonzalez in posizione centrale, Alajbegovic a sinistra e Kolo Muani come riferimento avanzato. Una scelta che sulla carta garantiva qualità e talento, ma che non sempre ha prodotto una squadra realmente pericolosa. Il possesso palla spesso si è trasformato in una lunga circolazione senza sbocchi, mentre dietro rimaneva il rischio di concedere spazi alle ripartenze avversarie. Il problema era emerso anche contro il Sassuolo.

Spalletti, dopo il largo successo europeo, ha spiegato il principio alla base delle sue scelte. “La squadra di giocatori offensivi ne può reggere quanti se ne vuole, ma se hai più giocatori di qualità devi tenere più la palla e far correre a vuoto gli avversari – ha detto il riferimento al 4-2-3-1 -. Se ti metti a fare “una volta te e una io” diventa più precaria la cosa, ma è una cosa che si può riusare”.

Il punto centrale resta dunque McKennie, elemento capace di cambiare posizione durante la stessa azione. Contro il Nec, così come già era accaduto nella passata stagione in base alle caratteristiche dell’avversario, l’americano è partito da esterno di fascia, a destra o a sinistra, per poi inserirsi alle spalle della punta quando la Juventus attaccava. In altre situazioni, invece, può iniziare da trequartista e abbassarsi successivamente sulla corsia. È questa mobilità a rendere particolarmente elastico il sistema.

“Wes è tutto perché sa far tutto”, l’ha esaltato il tecnico dopo la gara. Una definizione che fotografa bene il ruolo del centrocampista nell’idea tattica bianconera: McKennie permette a Spalletti di modificare l’assetto senza dover necessariamente procedere a una sostituzione, diventando di fatto il punto di equilibrio tra fase offensiva e fase difensiva.

Contro gli olandesi, però, non è stato soltanto il modulo a cambiare il volto della Juventus. La squadra ha mostrato un atteggiamento differente, scegliendo inizialmente un baricentro più basso e lasciando maggiormente l’iniziativa agli avversari. Una strategia utile per valorizzare le accelerazioni e la capacità di attaccare gli spazi di giocatori come Nico Gonzalez e Kolo Muani, quest’ultimo entrato successivamente.

Anche Alajbegovic sembra poter beneficiare di questa impostazione. Più vicino al centro e con maggiore campo da attaccare, il giovane bianconero appare più a suo agio rispetto alle situazioni in cui deve rimanere largo contro una difesa schierata. Diverso il discorso per Conceiçao e Zhegrova, più legati alle caratteristiche dell’esterno puro, mentre Koopmeiners potrebbe trovare spazio in altri ruoli, compreso quello di centrale di sinistra già ricoperto in passato.

La vittoria sul Nec ha quindi riaperto una strada che sembrava momentaneamente accantonata. Il risultato ha dato fiducia, il nuovo assetto ha prodotto una Juventus più verticale e McKennie ha confermato di essere una pedina centrale negli equilibri di Spalletti. Adesso, però, arriva una verifica di tutt’altro peso: contro l’Atalanta si capirà se il vecchio abito è tornato di moda oppure se era soltanto la soluzione più adatta per una serata europea.