La vera forza della Lazio di Rino Gattuso non si misura soltanto nei risultati ottenuti nelle prime giornate. Si vede soprattutto nella possibilità di cambiare uomini senza modificare troppo il rendimento della squadra. È una conseguenza diretta della filosofia del tecnico, che fin dal suo arrivo ha puntato sul coinvolgimento dell’intera rosa, senza considerare nessuno fuori dal progetto.
Il risultato è una Lazio che oggi può contare su alternative credibili in quasi ogni ruolo. Alcuni giocatori inizialmente destinati alla panchina sono diventati titolari, altri hanno ritrovato fiducia e altri ancora aspettano il proprio momento sapendo di poter incidere. Una profondità che potrebbe rivelarsi decisiva lungo una stagione nella quale infortuni e squalifiche saranno inevitabili.
Mandas rilanciato, ma dietro c’è Motta
Tra i primi meriti di Gattuso c’è sicuramente il rilancio di Christos Mandas. Il portiere greco è stato una delle sorprese più positive delle prime cinque giornate, dopo un anno trascorso praticamente senza giocare tra Lazio e Bournemouth.
Ora Mandas è titolare e spesso tra i migliori, ma la Lazio non sarebbe scoperta neppure in caso di assenza. Alle sue spalle c’è infatti Edoardo Motta, protagonista della qualificazione alla finale di Coppa Italia della scorsa primavera e ormai qualcosa di più di una semplice alternativa.
Anche sulle fasce le possibilità sono numerose. A destra ci sono Marusic, ormai vicino al rientro, e Floriani, che ha sfruttato l’assenza del montenegrino dimostrando di poter essere una soluzione affidabile, pur con qualche inevitabile errore di gioventù. E c’è anche Lazzari, sempre pronto a rappresentare un’opzione in più.
A sinistra, invece, Tavares è diventato uno dei giocatori rigenerati da Gattuso. Il portoghese è la prima scelta, ma Pedraza ha dimostrato nel precampionato di poter garantire qualità e continuità.
Quattro centrali per due maglie
Ancora più interessante la situazione al centro della difesa. La coppia di riferimento dovrebbe essere composta da Sutalo e Provstgaard, ma le gerarchie non sono affatto rigide.
Doekhi, titolare prima dell’infortunio al polso, e Leite hanno infatti un livello molto vicino a quello degli altri due centrali. Per Gattuso significa poter scegliere di partita in partita, valutando condizioni fisiche, caratteristiche dell’avversario e stato di forma.
Una situazione che permette all’allenatore di non spremere sempre gli stessi giocatori e, soprattutto, di avere una soluzione pronta nel momento in cui qualcuno dovesse fermarsi.
Belahyane non fa rimpiangere Rovella
Il centrocampo sembrava inizialmente il reparto con le gerarchie più definite. Poi l’infortunio di Rovella ha cambiato i piani e dato una grande occasione a Belahyane.
L’ex Verona l’ha sfruttata nel migliore dei modi, tanto da permettere allo stesso Rovella di recuperare senza la necessità di forzare i tempi. Una risposta particolarmente importante per Gattuso, che ha trovato un’alternativa diventata rapidamente affidabile.
Anche Dele-Bashiru, prima del suo stop, aveva fornito indicazioni positive, confermandosi una soluzione credibile alle spalle di Frattesi. E poi c’è Cataldi, alle prese con il recupero dalla pubalgia: una volta tornato a disposizione, potrà diventare un’altra pedina preziosa.
Nel sistema di Gattuso, una delle mezzali può trasformarsi in fase di possesso in un vero e proprio costruttore di gioco. Una caratteristica che potrebbe adattarsi particolarmente bene alle qualità di Cataldi.
Le gerarchie di partenza restano comunque quelle che vedono Frattesi, Rovella e Taylor come terzetto di riferimento. Ma la distanza con le alternative si è ridotta sensibilmente.
In attacco le gerarchie sono già cambiate
È probabilmente il reparto nel quale la trasformazione è più evidente. Il tridente inizialmente designato era Isaksen-Pinamonti-Zaccagni, ma nelle prime giornate Gattuso ha già modificato le gerarchie.
Il capitano resta il punto fermo sulla sinistra, mentre Cancellieri si è preso il posto sulla destra e Noslinquello centrale. Due giocatori che erano partiti come alternative e che ora sono diventati, almeno momentaneamente, titolari.
La concorrenza non manca nemmeno sulla fascia di Zaccagni. Gudmundsson è un giocatore che difficilmente può essere definito una riserva e Gattuso lo sta utilizzando con grande continuità, sfruttandone la duttilità.
L’islandese può giocare in tutte le posizioni del tridente e, secondo quanto sottolineato dallo stesso allenatore, anche da mezzala. Un vero jolly tattico che amplia ulteriormente il ventaglio di possibilità.
La Lazio ha cambiato prospettiva
È questa, alla fine, la trasformazione più significativa del lavoro di Gattuso. Il tecnico non ha semplicemente costruito un undici titolare, ma ha allargato il gruppo dei giocatori realmente coinvolti.
Mandas, Floriani, Pedraza, Belahyane, Cancellieri, Noslin e Gudmundsson sono soltanto alcuni degli esempi di una rosa nella quale la distinzione tra titolari e riserve appare oggi molto meno netta.
Avere due giocatori affidabili per ogni ruolo non significa soltanto poter fare più turnover. Significa soprattutto affrontare una stagione lunga con meno paura degli imprevisti.
Ed è proprio questo che Gattuso sembra aver costruito: due Lazio, diverse negli uomini ma con la stessa ambizione. Una ricchezza che, con il passare dei mesi, potrebbe diventare una delle armi principali della squadra biancoceleste.