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Juve meglio con due punte: Spalletti ci pensa

Il pareggio di Cagliari riapre il dibattito sulle soluzioni offensive bianconere.

Juve meglio con due punte: Spalletti ci pensa

La domanda è destinata ad accompagnare la Juve per tutta la settimana, almeno fino al prossimo impegno europeo: meglio affidarsi a due punte oppure tornare al classico sistema di Luciano Spalletti, con tre trequartisti alle spalle del centravanti? Il tecnico toscano ha costruito alcune delle sue squadre migliori proprio valorizzando attaccanti di primo piano, da Montella ai tempi della Sampdoria a Totti nella Roma, passando per Icardi all’Inter e Osimhen al Napoli. Oggi, però, il problema sembra essere proprio la difficoltà di trovare una soluzione offensiva convincente.

Kolo Muani non basta, il modulo resta sotto esame

Il 4-2-3-1 con Kolo Muani al centro dell’attacco continua a lasciare dubbi. Il francese ha trovato il gol del pareggio contro il Cagliari a dieci minuti dalla fine, ma per gran parte della partita la sua prestazione è stata deludente. Per circa ottanta minuti è apparso poco incisivo, faticando a entrare nel vivo della manovra e a rendersi pericoloso con continuità.

Nel dopo partita Spalletti ha ricordato come l’attaccante fosse stato accompagnato anche da Nico Gonzalez nel primo tempo, ma il sostegno dell’argentino non è bastato a rendere efficace la manovra offensiva. Kolo Muani ha avuto anche l’occasione per diventare l’uomo della serata, colpendo una traversa che avrebbe potuto consegnare alla Juventus i tre punti. In quella circostanza, però, più che la sfortuna pesa l’errore sotto porta del centravanti.

Il gol del pareggio non cancella dunque le difficoltà emerse durante la gara. La sensazione è che il francese non abbia ancora trovato la condizione e la sintonia necessarie per diventare il riferimento offensivo di cui Spalletti ha bisogno.

Con Woltemade cambia qualcosa, ma non basta

L’ingresso di Woltemade dopo circa un’ora ha modificato gli equilibri della squadra. La Juventus ha aumentato la propria presenza offensiva, avvicinandosi a un 4-2-4 con i due centravanti in area e Alajbegovic e Zhegrova larghi sulle fasce. Una soluzione che ha permesso ai bianconeri di creare maggiore pressione e di attaccare con più uomini.

I due esterni, apparsi più ispirati di Nico Gonzalez e Conceição, hanno dato vivacità alla manovra, mentre la presenza contemporanea delle due punte ha offerto nuovi riferimenti ai compagni. Non è però arrivata la svolta definitiva. Anche perché, allo stato attuale, né Kolo Muani né Woltemade sembrano avere il peso specifico dei grandi centravanti che hanno segnato la storia bianconera.

Il confronto con il passato è inevitabile, anche se impietoso. Spalletti ha allenato attaccanti capaci di risolvere le partite con una giocata e di trasformare il sistema offensivo in un meccanismo efficace. Oggi deve invece lavorare per trovare un equilibrio tra interpreti che non hanno ancora dimostrato di poter garantire lo stesso rendimento. Quasi da rimpiangere, con un pizzico di nostalgia, persino la coppia Margiotta-Pampa Sosa dei tempi dell’Udinese.

Undici punti in sei giornate: il confronto con il passato

Al di là delle scelte tattiche, sono i numeri a rendere necessaria una riflessione. Dopo sei giornate, con 18 punti disponibili, la Juventus ne ha raccolti soltanto 11. Un bottino inferiore a quello delle ultime stagioni, che evidenzia le difficoltà incontrate dalla squadra in questa prima fase del campionato.

I bianconeri hanno un punto in meno rispetto alla Juventus della passata stagione guidata da Igor Tudor e a quella di due anni fa con Thiago Motta. Il confronto è ancora più significativo se si guarda al campionato 2023-24, l’ultimo con Massimiliano Allegri in panchina, quando dopo sei turni i punti erano due in più rispetto a oggi.

Il dato, naturalmente, va letto anche alla luce delle risorse a disposizione dei diversi allenatori. Allegri poteva contare su Dusan Vlahovic e Federico Chiesa nel pieno della loro condizione, due giocatori in grado di garantire soluzioni individuali e peso offensivo. Un elemento che aiuta a contestualizzare il confronto, senza però cancellare le difficoltà attuali.

Spalletti chiamato a trovare la svolta

La Juventus ha bisogno di una soluzione che non si limiti a cambiare il disegno sulla lavagna, ma che permetta agli attaccanti di esprimersi al meglio. Il doppio centravanti ha mostrato qualche segnale incoraggiante a Cagliari, mentre il 4-2-3-1 continua a non offrire garanzie sufficienti.

Spalletti dovrà capire se insistere sulla punta unica, cercando di migliorare i collegamenti tra centrocampo e attacco, oppure se concedere più spazio alla convivenza tra Kolo Muani e Woltemade. La prossima settimana offrirà nuove indicazioni, ma il problema non è soltanto tattico: servono maggiore incisività, più continuità e soprattutto un rendimento offensivo all’altezza delle ambizioni bianconere.

Il tempo per trovare la formula giusta non manca, ma gli undici punti raccolti nelle prime sei giornate sono già un campanello d’allarme. E il dibattito sul centravanti, inevitabilmente, continuerà fino alla prossima partita.