La Serie A non gli ha fatto paura. A 29 anni, dopo una carriera trascorsa tra Serie C e Serie B, Giacomo Calò si sta godendo finalmente il massimo campionato italiano, dimostrando di poter essere protagonista anche a questi livelli. Il centrocampista del Frosinone non ha avuto bisogno di particolari periodi di adattamento: fin dalle prime apparizioni ha mostrato personalità, qualità tecniche e una straordinaria capacità di leggere le situazioni di gioco.
Nel sistema di Massimiliano Alvini è diventato un punto di riferimento imprescindibile, il giocatore incaricato di dettare i tempi e dare equilibrio alla manovra giallazzurra. Il suo contributo, però, non si limita alla costruzione: i numeri offensivi raccontano un rendimento persino superiore alle aspettative.
Sono già quattro le reti realizzate da Calò in questo campionato, contro Como, Sassuolo, Atalanta e Lecce. Proprio contro i salentini è arrivato il terzo gol consecutivo, una striscia che potrebbe regalargli un primato nella storia del club. Il centrocampista ha inoltre già eguagliato il proprio miglior bottino realizzativo, senza considerare naturalmente l’ultima stagione, quando aveva chiuso con dieci reti e circa dodici assist. Un rendimento che testimonia la sua crescita e la capacità di incidere in diverse zone del campo. Eppure, sarebbe riduttivo giudicarlo soltanto attraverso le statistiche: Calò è soprattutto il cervello della squadra di Alvini.
Il suo arrivo in giallazzurro è stato favorito anche dalla lungimiranza del direttore sportivo Renzo Castagnini, che lo seguiva da tempo. Dopo l’esperienza al Cesena, il centrocampista era stato lasciato partire e il Frosinone ha saputo cogliere l’occasione. La fiducia della società e dell’allenatore ha fatto il resto. Durante il mercato estivo, infatti, si era parlato anche di una possibile cessione alla Sampdoria, ma Alvini aveva deciso di intervenire personalmente per bloccare ogni discorso: “Guarda che non vai!”. Una dimostrazione di quanto il tecnico considerasse fondamentale il proprio regista, anche in vista della nuova avventura nella massima serie.
La concorrenza e gli innesti estivi avrebbero potuto ridimensionarne il ruolo, ma Calò ha risposto nel modo migliore, conquistando spazio e responsabilità. Dopo essere stato uno dei protagonisti della promozione, si è presentato in Serie A con la stessa determinazione, senza lasciarsi condizionare dal nuovo livello degli avversari.
La prestazione contro il Lecce, impreziosita dal premio di migliore in campo, ha confermato il suo momento straordinario. Nel dopogara, però, il centrocampista ha preferito mettere davanti a tutto il risultato collettivo: “Vivo senza pressioni e mi godo quest’esperienza – ha spiegato a fine partita con un sorriso -, voglio solo la salvezza della squadra. Il premio di Mvp lo meritavano in tanti, il numero di gol non è un obiettivo”.
Anche lontano dal campo Calò mantiene un profilo particolarmente tranquillo, dedicando molto tempo alla famiglia e condividendo qualche momento libero con Antonio Raimondo, altro protagonista della stagione del Frosinone. Sul terreno di gioco, invece, non si tira indietro quando c’è da rischiare e cercare la giocata decisiva. Alvini gli chiede coraggio e qualità, riconoscendogli una capacità di lettura fuori dal comune. Non a caso lo ha definito “uno dei calciatori più intelligenti che abbia mai allenato”. I primi mesi nella massima serie stanno confermando tutto. Per Calò non è stato un salto nel vuoto, ma l’occasione per dimostrare finalmente il proprio valore.