Le parole

Amorim, il Milan riparte: “Ora pensiamo al Lecce”

Amorim ha parlato anche della sconfitta col Benfica guardando però avanti: "La cosa importante ora è vincere".

Amorim, il Milan riparte: “Ora pensiamo al Lecce”

Il Milan vuole lasciarsi alle spalle la serata europea contro il Benfica e ritrovare immediatamente il sorriso in campionato. A San Siro, nel giorno in cui lo stadio celebra il suo centenario, i rossoneri ospiteranno il Lecce con l’obiettivo di trasformare la ricorrenza in una festa. Ruben Amorim chiede alla squadra una risposta concreta dopo il passo falso europeo: “Vogliamo vincere e giocare bene nel nostro stadio per regalare una soddisfazione alla nostra tifoseria”.

Il tecnico portoghese ha poi ribadito quanto sia difficile per lui accettare una sconfitta: “Quando perdi, non sei la stessa persona. Se lo fossi, ci sarebbe qualcosa che non va. Quando sei competitivo, vuoi sempre vincere. Non si può cambiare il passato, ma la squadra però è pronta per la prossima partita. Ho avuto una conversazione con la squadra sulle cose da migliorare e andiamo avanti”.

In apertura di conferenza, Amorim ha voluto ricordare Sandro Mazzola: “Le condoglianze mie e del club alla famiglia Mazzola e all’Inter per una leggenda del calcio che è giusto continuare ad onorare. È la vita, così come è successo per Franco Baresi. Il modo migliore per onorare queste figure è cercare di migliorare il movimento calcistico italiano”.

Uno dei temi riguarda il rendimento del Milan nei primi tempi, spesso meno brillante rispetto alla ripresa. L’allenatore non considera però il dato come un problema strutturale: “Credo che si tratti di un caso. Contro il Torino abbiamo giocato bene fin da subito e con il Venezia avuto due occasioni importanti con Ramos. Spesso gli avversari sono più organizzati nei primi 45’, poi possiamo cambiare l’inerzia della partita anche con le sostituzioni. Più che altro non dobbiamo prendere gol, questo è importante”.

Amorim ha difeso anche le scelte effettuate contro il Benfica, compresa la rotazione dell’undici iniziale: “Anche il Benfica ha cambiato 9 giocatori, dovevamo fare delle rotazioni. Non abbiamo perso quella gara per la formazione titolare, il Benfica ha segnato nelle occasioni che ha avuto. Noi abbiamo avuto più chance, più tocchi nell’area di rigore avversaria e più possesso e non siamo riusciti a segnare”.

Sul percorso della squadra, il tecnico ha aggiunto: “Siamo spesso stati dominanti, pur non giocando sempre bene per l’intera partita. La cosa importante ora è vincere contro il Lecce. Stiamo ancora costruendo la nostra organizzazione soprattutto in fase di possesso, domani sarà una bella opportunità per questo”.

Spazio anche alla visita di Ibrahimovic e al confronto con Gerry Cardinale: “Era semplicemente legata al suo ruolo all’interno della società, il nostro focus resta sulle partite. Con Gerry Cardinale un contatto normale, abbiamo semplicemente parlato del Milan”.

Infine, Amorim ha affrontato il tema delle scelte tattiche e della gestione dello spogliatoio. Sul sistema di gioco: “Si parla del sistema di gioco anche a causa dei risultati. Non sono così legato al sistema di gioco: più che al modulo, sono importanti i principi di gioco. Le parole di Capello? Dovremmo migliorare la nostra fase difensiva soprattutto grazie al possesso palla”.

E sui giocatori meno impiegati: “Sono sempre stato chiaro con tutti. Quando un calciatore non gioca, è ovviamente dispiaciuto. Ma i giocatori chiedono onestà e io faccio le mie scelte in base agli impegni e alle condizioni fisiche del singolo. Modric? Cosa avete detto settimana scorsa sulla sua velocità? Ogni settimana la formazione può cambiare e l’obiettivo finale è la vittoria, nessuno qui vuole vincere più di me. Cerco di avere equilibrio in tutto e devo pensare al lungo termine”.

Il riferimento finale è per Gonçalo Ramos, chiamato a ritrovare il gol: “Dobbiamo aiutarlo e creare più occasioni chiare per lui, dobbiamo migliorare l’intesa tra i giocatori”. Il Lecce rappresenta dunque il primo banco di prova per capire quanto il Milan abbia saputo trasformare la delusione europea in una spinta per ripartire.