L'amichevole

Milan, prove di 4-2-3-1: col Padova finisce 1-1

Nell'amichevole tra Milan e Padova spazio alle seconde linee e al nuovo sistema, in attesa della sfida col Sassuolo.

Milan, prove di 4-2-3-1: col Padova finisce 1-1

Più che il risultato, a Milanello contava il lavoro. Il Milan ha chiuso sull’1-1 l’allenamento congiunto contro il Padova, formazione di Serie B, in una mattinata pensata soprattutto per accumulare minuti e provare nuove soluzioni. L’assenza di ben 15 nazionali ha infatti costretto Ruben Amorim a costruire una formazione fortemente rimaneggiata, coinvolgendo anche diversi elementi di Milan Futuro.

Il confronto è stato definito ufficialmente dai due club come “allenamento congiunto” e non come amichevole, proprio per sottolinearne la funzione principalmente tecnica. Un’occasione utile per permettere a diversi giocatori di mantenere il ritmo partita e, contemporaneamente, verificare la compatibilità di un sistema tattico alternativo.

La novità più interessante è arrivata infatti dal modulo. Amorim ha scelto il 4-2-3-1, confermando che il sistema può rappresentare una soluzione concreta accanto al consueto 3-4-2-1. La formazione iniziale prevedeva Terracciano tra i pali, Tomori, Gila, Gabbia e Diawara in difesa; Loftus-Cheek e Comotto in mezzo al campo; Filippo Terracciano, Idrissi e Hutchinson alle spalle di Pulisic, schierato come riferimento offensivo.

Una scelta già accennata nelle settimane precedenti e riproposta dopo i primi segnali visti nella sfida contro il Lecce. Anche il ruolo assegnato a Pulisic rappresentava un ulteriore elemento di interesse: lo statunitense ha agito da centravanti, senza però riuscire a lasciare un segno particolare nell’arco della sua partita.

Tra i giocatori maggiormente coinvolti c’è stato Loftus-Cheek, utilizzato da interno e autore dell’assist per il gol del Milan. A trasformarlo in rete è stato Lorenzo Ossola, uno dei giovani più interessanti di Milan Futuro, entrato nella ripresa insieme a Pereira e Vos. Proprio il contributo della seconda squadra si è rivelato fondamentale per completare l’organico a disposizione di Amorim.

Hutchinson, invece, è stato tra i più vivaci della formazione rossonera. L’attaccante si è mosso con continuità e ha creato più di una situazione potenzialmente pericolosa. Tomori e Diawara hanno avuto l’opportunità di accumulare minuti in un contesto più vicino a una gara vera, mentre l’intero gruppo ha potuto sperimentare gli automatismi richiesti dal nuovo schieramento.

Il vantaggio rossonero è stato mantenuto fino alle battute conclusive, quando il Padova ha trovato il pareggio con Sgarbi. L’1-1 finale fotografa comunque soltanto in parte il senso della mattinata: per Amorim il risultato aveva un peso decisamente secondario rispetto alle indicazioni raccolte.

Il vero tema da seguire sarà ora la continuità del 4-2-3-1. Il modulo era già comparso a sprazzi contro il Lecce e il test con il Padova ha permesso al tecnico di verificarne ulteriormente la praticabilità. La risposta definitiva arriverà a Reggio Emilia, contro il Sassuolo, quando il Milan tornerà a giocare una partita ufficiale e sarà possibile capire se la nuova soluzione tattica è destinata a diventare una scelta sempre più frequente.