C’è un’Italia che, più del risultato, ha lasciato intravedere qualcosa di familiare. Il successo sulla Turchia ha riportato in superficie quei meccanismi che avevano reso riconoscibile la squadra di Mancini campione d’Europa. Non è ancora la stessa Nazionale, perché sono cambiati gli uomini, le caratteristiche e soprattutto il modo di interpretare il gioco. Ma l’idea di fondo sembra essere tornata.
Dal 4-3-3 al 3-2-5, come nel 2021
La prima Italia di Mancini aveva costruito una delle proprie certezze proprio sulla capacità di trasformarsi durante il possesso. Il sistema di partenza era il 4-3-3, ma diventava rapidamente altro.
Nel 2021 era Spinazzola ad alzarsi sulla sinistra fino a comportarsi da vera ala, mentre Insigne si accentrava e gli altri tre difensori, Di Lorenzo, Bonucci e Chiellini, stringevano le distanze. In mezzo, Verratti e Jorginho garantivano costruzione e palleggio, con Barella libero di attaccare gli spazi.
Sulla carta 4-3-3, in campo un 3-2-5. Una trasformazione che garantiva ampiezza, superiorità tra le linee e una presenza offensiva difficile da leggere per gli avversari.
La svolta di Kayode
Nella seconda parte della gestione Mancini quei meccanismi si erano progressivamente persi. La partita contro il Belgio, con i reparti distanti e una squadra incapace di mantenere una struttura riconoscibile, aveva riacceso qualche interrogativo.
In Turchia, invece, l’Italia ha ritrovato quelle distanze. Con una differenza importante: questa volta l’uomo incaricato di rompere l’equilibrio è stato Kayode, schierato a destra e pronto ad avanzare fino alla linea degli attaccanti.
Il suo movimento ha permesso a Raspadori di accentrarsi, mentre Tonali e Fagioli hanno assunto compiti di costruzione. A Frattesi è toccato invece interpretare il ruolo di incursore che un tempo apparteneva a Barella.
Anche il riferimento offensivo è diverso. Pio Esposito garantisce una partecipazione alla manovra che, in questa struttura, può essere particolarmente preziosa. Rispetto ai centravanti della prima Italia di Mancini, il giovane attaccante offre un punto di riferimento più coinvolto nel gioco.
Più fisica e verticale, ma ora c’è da gestire le energie
La nuova Italia non può replicare il palleggio raffinato della squadra del 2021. Può però avere altre caratteristiche: maggiore fisicità, verticalità e capacità di attaccare rapidamente gli spazi.
Il problema, adesso, riguarda la gestione delle energie. Pio Esposito ha già giocato due partite per complessivi 141 minuti e la sfida con la Francia sarebbe la terza in otto giorni. Anche Tonali, come Donnarumma, non ha saltato un minuto nelle due gare precedenti.
La domanda è inevitabile: quanto possono reggere ancora? La sensazione è che entrambi possano essere preservati nella sfida contro la Turchia a Bologna, piuttosto che nella notte di Parigi.
Le scelte verso la Francia
Davanti a Donnarumma dovrebbe esserci Kayode, con uno tra Scalvini e Mancini al centro insieme a Bastoni e Calafiori, pronto a rientrare.
A centrocampo sono quattro per tre maglie. Barella, Tonali e Fagioli partono davanti, ma Frattesi resta una candidatura concreta anche per caratteristiche, soprattutto per la sua capacità di inserirsi e attaccare l’area.
Molto più aperto il discorso offensivo. Pio Esposito si gioca la maglia da centravanti con Kean, mentre sulle fasce sono in corsa Maldini o Vergara da una parte e Cambiaghi o Sebastiano Esposito dall’altra.
Cambiaghi può cambiare anche il sistema
Proprio Cambiaghi offre una soluzione tattica interessante. La sua presenza permetterebbe infatti di modificare la struttura in alcune fasi della partita, mantenendo tre centrali come Scalvini, Bastoni e Calafiori e costruendo una mediana a cinque con Kayode a destra e l’esterno del Bologna a sinistra.
In questo scenario, le due punte potrebbero avvicinarsi maggiormente, trasformando l’assetto in una soluzione più offensiva senza perdere compattezza.
Le varianti, dunque, non mancano. Ma l’ultima parola spetterà ancora una volta a Mancini, fedele a una consuetudine ormai consolidata: decidere la formazione quando tutto sembra ormai deciso. E, soprattutto, farlo all’ultimo momento.