La Lazio guarda tutti dall’alto insieme all’Inter, ma dietro il primato in classifica c’è molto più di una semplice serie di risultati positivi. C’è soprattutto il lavoro di Rino Gattuso, che ha saputo trasformare una squadra senza stravolgerne l’identità, esaltando le caratteristiche dei giocatori a disposizione e restituendo centralità a elementi che nelle precedenti gestioni avevano faticato a trovare continuità. Un percorso cominciato già durante il precampionato e diventato progressivamente più evidente, fino a fare dei biancocelesti una delle grandi sorprese di questo avvio di stagione.
Il merito principale dell’allenatore è stato quello di adattare il proprio progetto tecnico alle risorse presenti in organico, anche alla luce di un mercato chiuso a saldo zero. Piuttosto che imporre rigidamente un sistema, Gattuso ha cercato di costruire un abito su misura, individuando per ogni calciatore la posizione e i compiti più adatti a valorizzarne le qualità. Una filosofia che ha permesso alla Lazio di sviluppare un calcio offensivo, mantenendo equilibrio e soprattutto aumentando il rendimento individuale di diversi protagonisti.
Tra gli esempi più evidenti c’è Nuno Tavares, tornato a essere una delle principali armi offensive della squadra. Durante la gestione di Maurizio Sarri, il portoghese aveva dovuto dedicare maggiore attenzione alla fase difensiva, limitando inevitabilmente le sue incursioni sulla corsia sinistra. Con Gattuso, invece, ha ritrovato libertà di movimento e la possibilità di sfruttare la propria potenza atletica non soltanto lungo la fascia, ma anche nelle zone centrali del campo. Una soluzione che lo rende più coinvolto nella costruzione della manovra e gli permette di arrivare con maggiore frequenza alla conclusione, come dimostrato dal gol segnato contro il Monza.
Un percorso di rilancio altrettanto significativo riguarda Reda Belahyane. Arrivato dal Verona nel gennaio 2025 per rappresentare un’alternativa nella mediana a due di Baroni, il centrocampista non era riuscito a ritagliarsi uno spazio importante. Con il successivo passaggio al 4-3-3 di Sarri, le difficoltà erano aumentate: il tecnico non lo considerava pienamente adatto al ruolo di regista e aveva provato a impiegarlo come interno, senza ottenere risposte convincenti.
Gattuso ha invece deciso di riportarlo nella posizione più naturale, anche approfittando degli infortuni di Rovella e Cataldi. Il ventiduenne ha così ritrovato fiducia e continuità nel cuore del centrocampo, mettendo in mostra qualità nella gestione del pallone, capacità di lettura delle situazioni e disponibilità al sacrificio. Il tecnico gli chiede anche di abbassarsi tra i difensori quando necessario, contribuendo alla costruzione dal basso e garantendo copertura ai centrali. Da alternativa poco utilizzata, Belahyane è diventato uno dei punti di riferimento della Lazio capolista.
La nuova organizzazione tattica ha esaltato anche Davide Frattesi, che rispetto all’esperienza all’Inter può muoversi con maggiore libertà. Nel centrocampo a tre disegnato da Gattuso, l’azzurro non è più vincolato ai compiti richiesti in una mediana a cinque e può sfruttare con continuità la sua qualità migliore: gli inserimenti senza palla. I risultati sono già evidenti, con tre gol realizzati e una presenza costante nelle azioni offensive. Il suo contributo, però, non si limita alla finalizzazione, perché la maggiore mobilità gli permette di partecipare attivamente allo sviluppo della manovra.
La quarta trasformazione porta il nome di Tijjani Noslin, probabilmente uno dei giocatori che più hanno beneficiato dell’arrivo del nuovo allenatore. Dopo le difficoltà incontrate con Baroni, che lo aveva già allenato a Verona, e la mancanza di una collocazione precisa nel tridente di Sarri, l’olandese ha finalmente trovato una dimensione convincente. Gattuso lo utilizza da centravanti in un attacco a tre caratterizzato da grande mobilità, chiedendogli di attaccare gli spazi, muoversi lungo tutto il fronte offensivo e sfruttare rapidità e imprevedibilità.
Una soluzione che ha restituito entusiasmo e incisività all’attaccante, già autore di due reti e protagonista di un rendimento mai raggiunto prima con la maglia biancoceleste. Noslin è diventato così un’altra risorsa preziosa di una squadra che riesce a trovare soluzioni offensive differenti senza perdere la propria organizzazione.
Il primato condiviso con l’Inter è dunque il risultato di un lavoro che va oltre la semplice gestione tattica. Gattuso ha restituito identità, fiducia e responsabilità a giocatori che sembravano destinati a un ruolo marginale, dimostrando come la crescita di una squadra possa passare anche dalla valorizzazione del patrimonio già presente in rosa. Senza rivoluzioni e senza investimenti straordinari, la Lazio ha trovato nuovi protagonisti e una dimensione collettiva che oggi le permette di guardare tutti dall’alto.