Nel calcio ci sono partite che arrivano troppo presto e altre che diventano decisive prima ancora che la stagione abbia avuto il tempo di decollare. Turchia-Italia appartiene alla seconda categoria. Gli azzurri hanno bisogno di costruire, trovare automatismi e recuperare certezze, ma il calendario non concede tregua. Dopo il ko contro il Belgio, la sfida di Bursa può già assumere il peso di uno spareggio per evitare il quarto posto nel girone di Nations League.
Il problema è che il tempo, in Nazionale, è una risorsa quasi inesistente. Tutte le squadre partono dalle stesse condizioni, tutte hanno pochi giorni per lavorare e tutte devono trasformare rapidamente le idee del commissario tecnico in una squadra riconoscibile. Per questo Mancini può chiedere pazienza, ma fino a un certo punto. L’Italia è già dentro una fase nella quale ogni partita rischia di diventare una sentenza.
L’Italia non ha ancora trovato sé stessa
La classifica dopo una sola partita è già pesante. Francia e Belgio hanno preso margine, mentre Italia e Turchia arrivano al confronto di Bursa con problemi che vanno oltre i punti.
Gli azzurri hanno mostrato soprattutto una preoccupante distanza tra le idee e la loro applicazione. Contro il Belgio il primo tempo è stato giocato in totale soggezione, mentre nella ripresa è arrivata una reazione più individuale che collettiva. È mancata la sensazione di avere una squadra.
Non si è visto il doppio centravanti di Gattuso, né il calcio fluido e spesso imprevedibile dell’Italia di Spalletti. Il 4-3-3 è apparso invece scolastico, lontano anche da quello spettacolare costruito dallo stesso Mancini nel 2021.
È proprio questo il paradosso. Il commissario tecnico che aveva portato l’Italia al trionfo europeo attraverso un calcio moderno e coraggioso sembra oggi dover ricostruire quasi dalle fondamenta una squadra che non riesce ancora a riconoscersi.
A Bursa si cambia, ma il sistema resta
Mancini ha annunciato che dal punto di vista tattico non ci saranno rivoluzioni. Cambieranno però diversi interpreti, anche perché dopo la Turchia ci sarà subito la trasferta in Francia.
Tra i pali ci sarà ancora il capitano Donnarumma. La difesa, invece, dovrebbe essere profondamente modificata: Kayode può prendere il posto di Di Lorenzo a destra, mentre al centro è previsto il ritorno di Bastoni accanto a Scalvini. A sinistra potrebbe toccare a Ruggeri, con l’obiettivo di conservare energie e freschezza per la sfida di Parigi.
Anche il centrocampo dovrebbe cambiare volto. Tonali non è al massimo, ma il suo peso specifico e il potenziale da leader rendono difficile rinunciarvi. Può quindi essere utilizzato davanti alla difesa, come già accaduto in Inghilterra, con Frattesi e Doumbia nel ruolo di mezzali.
La scelta di Doumbia avrebbe anche un significato preciso. Il quarto d’ora giocato a Roma ha lasciato intravedere qualità e capacità di attaccare gli spazi. Contro una Turchia che va affrontata con maggiore aggressività, un incursore in più può aiutare a riempire l’area.
Pio Esposito al centro dell’attacco
Davanti dovrebbe essere confermato Pio Esposito, con Cambiaghi e Raspadori ai suoi lati. Resta però aperto il ballottaggio con Sebastiano Esposito.
L’eventuale contemporanea presenza dei due fratelli avrebbe un fascino particolare, ma la scelta dovrà essere valutata anche in relazione agli equilibri della squadra. In mezzo al campo resta invece da considerare Romano, giovane play dal futuro importante ma che non può essere caricato di tutte le responsabilità nel momento più delicato.
Il punto, però, non riguarda soltanto i nomi. L’Italia deve ritrovare un’identità.
Prima ancora della tattica, serve cambiare atteggiamento
La sfida con la Turchia dovrà partire dalla testa. Gli azzurri sembrano ancora condizionati dalle delusioni del recente passato, come se le ferite di Zenica non fossero state completamente archiviate.
La paura porta a giocare con poca iniziativa e a rallentare la manovra. Un problema che Capello ha sintetizzato parlando dei troppi “passaggetti”: il pallone gira, ma senza velocità e senza riuscire a sorprendere l’avversario.
Contro il Belgio è successo troppo spesso. Gli avversari avevano il tempo di sistemarsi, mentre l’Italia faticava a creare superiorità. Anche l’azione che ha portato al secondo gol nasce da una situazione nella quale Barella e compagni hanno fatto circolare il pallone senza trovare rapidamente una soluzione.
La Turchia dovrà essere affrontata con un altro ritmo.
Pressione e distanze, l’Italia deve accorciarsi
C’è poi il problema della pressione collettiva. Contro il Belgio è mancata quasi completamente e, al contrario, è stata l’Italia a subirla per larghi tratti.
Anche le distanze tra i reparti devono essere ridotte. Il calcio dominante non può essere soltanto un principio dichiarato, deve diventare un comportamento collettivo. Contro il Belgio si sono aperti spazi enormi tra centrocampo e difesa e gli avversari hanno trovato terreno per attaccarli.
De Bruyne e Godts hanno sfruttato proprio quei vuoti, entrando negli spazi con una facilità che l’Italia non può permettersi di concedere ancora.
A Bursa, quindi, non servirà soltanto una formazione diversa. Servirà un’Italia diversa. Più aggressiva, più veloce, più corta e soprattutto più convinta. Perché quattro partite possono sembrare tante, ma in una Nazionale che ha pochissimo tempo per lavorare diventano immediatamente decisive.
Il calendario può essere cinico, ma è uguale per tutti. E proprio per questo gli azzurri non possono più aspettare che il tempo faccia il suo lavoro. Il tempo va sfruttato, perché a questo punto è già poco.