La Francia è pronta a voltare pagina. Dopo la fine del lungo ciclo di Didier Deschamps, destinato a concludersi indipendentemente dall’esito del Mondiale, la Federazione sembra aver scelto il suo successore: Zinedine Zidane.
Da mesi il nome dell’ex fuoriclasse di Juventus e Real Madrid è accostato alla panchina dei Bleus. Lo stesso presidente federale Philippe Diallo aveva lasciato intendere che il profilo fosse già stato individuato, senza però svelarne l’identità. Un indizio che portava inevitabilmente a Zizou, da sempre considerato il candidato naturale per guidare la nazionale francese.
L’ex tecnico del Real, dal canto suo, ha evitato dichiarazioni ufficiali, limitandosi a un significativo: «Mi sento pronto», pronunciato durante il Festival dello Sport di Trento.
Ora manca soltanto l’annuncio.
Il ritorno dopo cinque anni
L’ultima esperienza di Zidane in panchina risale al 2021, quando concluse la seconda avventura alla guida del Real Madrid.
In sei stagioni ha conquistato undici trofei, entrando nella storia del club spagnolo grazie soprattutto alle tre Champions League consecutive vinte tra il 2016 e il 2018, un’impresa mai riuscita a nessun altro allenatore nell’era moderna.
Quando Florentino Pérez lo promosse dalla squadra Castilla dopo l’esonero di Rafa Benítez, in molti parlarono di una scelta dettata più dal prestigio del nome che dalle sue qualità tecniche. Zidane, invece, ha dimostrato di essere un allenatore capace di costruire una squadra equilibrata e vincente, ben oltre il semplice valore dei singoli.
Quale Francia costruirà?
Il grande interrogativo riguarda ora il volto tattico della nuova nazionale.
Negli anni al Real Madrid Zidane ha alternato soprattutto il 4-3-3 e il 4-2-3-1, valorizzando il trio di centrocampo formato da Casemiro, Modric e Kroos e ridisegnando il ruolo di Karim Benzema per liberare gli spazi agli inserimenti di Cristiano Ronaldo.
La Francia attuale, però, presenta caratteristiche differenti.
Kylian Mbappé resta il riferimento offensivo e potrebbe tornare a partire stabilmente dalla corsia sinistra, qualora Zidane riuscisse a trovare un centravanti capace di svolgere un lavoro simile a quello garantito da Benzema o, in passato, da Olivier Giroud.
Per gli altri posti davanti la concorrenza non manca: Dembélé, Olise, Doué, Barcola, Cherki e Akliouche offrono soluzioni differenti e permettono numerose varianti tattiche.
In mezzo al campo, invece, Aurélien Tchouaméni potrebbe diventare l’equivalente del Casemiro visto al Real Madrid, anche se il centrocampista del Real è chiamato a ritrovare continuità dopo stagioni altalenanti.
Rivoluzione o continuità?
Più che una rivoluzione, Zidane potrebbe puntare a riequilibrare una Francia che negli ultimi anni, sotto Deschamps, ha progressivamente assunto un volto sempre più offensivo rispetto alla nazionale campione del mondo del 2018.
Lo stesso Mbappé, mesi fa, aveva espresso pubblicamente il proprio gradimento.
«Zidane sarebbe un grande allenatore per la Francia».
Resta però un’incognita importante: i cinque anni lontano dalla panchina. Un periodo lungo, durante il quale il calcio si è evoluto rapidamente, tra nuove interpretazioni tattiche e sistemi di gioco sempre più fluidi.
La curiosità sarà capire quanto Zidane abbia aggiornato la propria idea di calcio e come intenderà adattarla a una delle nazionali più ricche di talento al mondo.
L’esordio potrebbe arrivare in un appuntamento dal sapore speciale: il 2 ottobre, a Saint-Denis, contro l’Italia nella terza giornata di Nations League. Sarebbe il primo banco di prova della nuova era dei Bleus, quella che tutti in Francia aspettano da tempo: l’era di Zizou.