La Figc verso il commissariamento, Giovanni Malagò verso il ruolo di commissario. Una soluzione che, a prima vista, sembra un paradosso e che invece potrebbe diventare la via d’uscita dal braccio di ferro esploso intorno alla mancata tessera federale del presidente.
Il richiamo al Gattopardo, dunque, viene quasi naturale. Cambiare tutto per non cambiare niente. Dopo un mese di scontri, il sistema potrebbe arrivare a una soluzione che formalmente modifica gli equilibri, ma che nella sostanza lascia Malagò al centro del progetto.
La mediazione del Coni
La svolta è arrivata quando Luciano Buonfiglio ha contattato Malagò per chiedergli un incontro prima della Giunta chiamata a esprimersi sulla situazione della Figc. Un tentativo di mediazione arrivato dopo che il quadro interno al Coni era diventato molto più incerto rispetto a qualche settimana fa.
Il rischio era quello di arrivare a una votazione sul commissariamento senza avere la certezza della maggioranza necessaria. Ma soprattutto c’era il timore che una eventuale decisione del Coni potesse essere successivamente contestata davanti alla giustizia ordinaria.
Da qui la ricerca di un accordo capace di evitare una spaccatura della Giunta. Una bocciatura della proposta avrebbe infatti rappresentato un problema politico per lo stesso presidente del Coni, mentre un eventuale scontro davanti al Tar avrebbe potuto trascinare ulteriormente la vicenda.
La soluzione allo studio sarebbe quindi questa: commissariare la Figc per l’errore legato all’ammissione della candidatura di Malagò e affidare proprio a Malagò il ruolo di commissario.
Malagò valuta e chiede garanzie
Il presidente federale dovrebbe valutare attentamente la proposta, soprattutto per ottenere le necessarie garanzie sul percorso successivo. Ma l’ipotesi di una mediazione appare concreta e potrebbe consentire alla Giunta e al Consiglio Nazionale del Coni di approvare una soluzione condivisa.
Il punto centrale è che il commissariamento avrebbe una durata limitata. Una volta assunto il nuovo incarico, Malagò dovrebbe convocare le nuove elezioni, che secondo lo Statuto dovranno svolgersi tra i 60 e i 90 giorni dall’atto di commissariamento.
E qui si apre il secondo capitolo della storia.
Malagò potrebbe tornare a candidarsi
L’obiettivo sarebbe infatti quello di non perdere tempo e restituire rapidamente stabilità alla Federcalcio, evitando che il commissariamento si trasformi in una lunga fase di transizione.
Malagò potrebbe quindi utilizzare proprio il periodo da commissario per ottenere quella tessera federaleche gli era mancata al momento della candidatura e poi tornare in corsa alle elezioni.
La prospettiva sarebbe quella di riproporre il progetto della cosiddetta “rivoluzione culturale” del calcio italiano, sostenuto dagli elettori meno di quattro mesi fa con quasi il 70% dei voti. Un progetto che, dopo le tensioni delle ultime settimane, avrebbe così una seconda possibilità.
Non è escluso che Malagò possa essere l’unico candidato, anche se per arrivare a questo scenario saranno inevitabili nuove trattative.
La Lega Serie A si schiera
Un segnale importante è arrivato anche dall’assemblea informale della Lega Serie A. I club hanno espresso il loro «completo supporto» a Malagò, definendo «del tutto inopportuno» il commissariamento della Figc.
Una posizione che va letta soprattutto alla luce del timore che il provvedimento possa trasformarsi in uno strumento per rivoluzionare gli attuali equilibri o favorire ingerenze politiche.
Il sostegno della Serie A rappresenta quindi un altro elemento che ha contribuito a rendere più complicato il percorso verso il commissariamento originariamente immaginato dal Coni.
Perché è cambiato tutto
La vera domanda è come si sia arrivati, in poche settimane, a un quadro così diverso. Malagò ha progressivamente conquistato consensi all’interno della Giunta, soprattutto tra i rappresentanti degli atleti e dei tecnici, che hanno apprezzato la difesa dell’autonomia dello sport e della Federazione.
La conta dei voti tra i 15 componenti della Giunta è diventata così sempre meno favorevole al commissariamento. A questo si è aggiunto il peso dei pareri giuridici richiesti sulla vicenda.
Gli esperti ascoltati dalla Figc hanno messo in discussione uno dei presupposti fondamentali dell’operazione. Anche ammettendo l’irregolarità del mancato tesseramento, secondo le valutazioni riportate, non ci sarebbero stati gli elementi per configurare quella “grave violazione” prevista dallo Statuto come condizione necessaria per il commissariamento.
Il calcio italiano può voltare pagina
Il lavoro condotto dalla Figc sul fronte giuridico, con l’avvocato Giancarlo Viglione, ha quindi contribuito a cambiare la prospettiva della vicenda. Il confronto con gli esperti, tra i quali Bernardo Mattarella, ha rafforzato le perplessità sulla strada del commissariamento.
Ora la partita sembra indirizzata verso una soluzione che permetta a tutti di salvare la faccia: la Figc verrebbe commissariata, ma Malagò resterebbe al comando per accompagnarla rapidamente a nuove elezioni.
Dopo settimane di tensioni, potrebbe essere finalmente arrivato il momento di abbassare i toni. «Sono veramente contento, eravamo arrivati a un punto davvero troppo basso», ha detto Gianni Petrucci. «Malagò e Buonfiglio sono due persone intelligenti, quindi se ci sarà un incontro capace di risolvere tutti i problemi del Coni e del calcio sarà molto importante».
Una frase che fotografa bene il momento. Perché il paradosso di questa storia potrebbe essere proprio questo: per cambiare la Figc, il sistema potrebbe aver bisogno di lasciare Malagò esattamente dove si trova.