Ci sono partite che valgono più dei tre punti e Real Madrid-Inter appartiene senza dubbio a questa categoria. Il ritorno al Bernabeu, il caro vecchio amico José Mourinho dall’altra parte e l’esordio in Champions rappresentano per la squadra di Cristian Chivu il primo vero campo base sulla parete che conduce alla vetta d’Europa. È l’occasione per capire se quanto mostrato in Serie A possa essere trasferito anche sul palcoscenico più prestigioso, dove qualità tecnica e intensità agonistica devono necessariamente salire di livello. Perché ciò che è bastato all’Inter per dominare il campionato e ribaltare in mezz’ora un doppio svantaggio contro il Napoli, in Champions potrebbe non essere sufficiente: le occasioni sprecate e le distrazioni difensive mostrate contro i partenopei, in Europa, generalmente vengono pagate a caro prezzo.
Euro-test
La missione spagnola è dunque chiara: alzare il livello generale e adeguarsi ai parametri altissimi richiesti dalla competizione. Chivu, del resto, nella passata stagione non era riuscito a completare questa trasformazione. L’Inter aveva cominciato bene, ma tra il quinto e il settimo turno aveva incrociato Atletico Madrid, Liverpool e Arsenal, rimediando tre sconfitte, due delle quali a San Siro. Considerando anche il Bodo Glimt, sono diventati così cinque i ko nelle ultime sei partite di Champions. Il passo deve cambiare, anche se qualcosa è già cambiato nella testa della squadra.
Nella scorsa stagione il grande obiettivo era lo scudetto, quello che Inzaghi aveva praticamente in tasca prima di vederselo sfuggire a vantaggio del Napoli di Conte. Adesso, pur continuando a ripetere ufficialmente che «una grande squadra corre su tutti i fronti», la sensazione è che il progetto nerazzurro guardi soprattutto al cammino europeo. Lo ha confermato anche il mercato, costruito proprio per aumentare esperienza internazionale, personalità e intensità. A questo servono Stones, Spence e Jones, i tre inglesi aggiunti al motore nerazzurro. Stones, appena arrivato a Milano, lo aveva detto senza troppi giri di parole: «Aiuterò l’Inter a riconquistare la Champions League».
Ecco perché il Bernabeu non è un semplice debutto. Una sconfitta non cambierebbe gli equilibri del torneo, ma tornare a Milano con la consapevolezza di essere già all’altezza di uno dei club più ambiziosi della competizione, peraltro nella sua casa più nobile e calda, avrebbe un peso enorme. Chivu ha indicato l’obiettivo: «Vogliamo fare storia». Il modo più immediato per riuscirci sarebbe battere il Real Madrid al Bernabeu, cosa che all’Inter non riesce da quasi sessant’anni. L’ultimo successo risale infatti al 1° marzo 1967, nei quarti di ritorno di Coppa dei Campioni: 0-2 firmato Cappellini e dall’autorete di Zoco. Era la Grande Inter del Mago.
Carica Mou
Dall’altra parte c’è un Mourinho che non sembra intenzionato a regalare nulla alla sua ex squadra. Il Real arriva alla sfida con qualche problema: Arda Guler, Bernardo Silva e Camavinga sono squalificati, mentre Militao, Mendy, Rodrygo e Asencio sono ai box e Tchouameni resta acciaccato. Soprattutto a centrocampo lo Special One deve quindi trovare una soluzione, con l’ipotesi Alexander-Arnold più avanzato oppure Bellingham arretrato. Ma parlare di Real B sarebbe un esercizio pericoloso: Dumfries, Cucurella, Valverde, Vinicius e Mbappé sono comunque elementi in grado di rendere la serata nerazzurra complicatissima.
Anche perché Mourinho ha già acceso la vigilia. Il tecnico portoghese ha attaccato gli arbitri spagnoli, la Var e persino il calendario della Champions, «fatto da un italiano». Il suo carattere non ha bisogno di presentazioni e un’eventuale sconfitta contro l’Inter, la sua ex squadra, sarebbe difficile da digerire. Soprattutto dopo la sottile stoccata arrivata alla vigilia: «Non mi aspettavo che non vincesse più la Champions per 16 anni». Una frase che sa tanto di “dopo di me, il diluvio”.
A complicare ulteriormente l’atmosfera ci pensa anche il primo ko nella Liga contro il Betis Siviglia. Il Bernabeu, del resto, è un ambiente che pretende tutto e subito. Alla prima giornata, sull’1-1 contro la Real Sociedad, erano già arrivati i fischi, poi cancellati dal 4-1 finale. Figuriamoci cosa potrebbe accadere se Mourinho dovesse incassare una seconda sconfitta consecutiva.
Chivu, invece, è arrivato a Madrid sulla scia dell’adrenalina della rimonta contro il Napoli e con una sorta di investitura incrociata arrivata da Luciano Spalletti e Ruben Amorim dopo la sfida dello Stadium: «Tranquillo Cristian, pensa alla Champions. Noi, per ora, siamo tutto qui…».
Senza Dimarco
Il tecnico nerazzurro dovrà però fare a meno di Federico Dimarco, assenza tutt’altro che secondaria. Carlos Augusto ha appena dimostrato contro il Napoli di essere un replicante affidabile, servendo l’assist per il gol di Thuram, ma perdere l’esterno italiano resta comunque un sacrificio importante. Al Bernabeu, però, ci sarà finalmente la ThuLa dal primo minuto: Thuram sarà titolare per la prima volta in stagione accanto a Lautaro Martinez.
Rispetto alla formazione vista contro il Napoli potrebbero arrivare altri ritocchi. Pavard è candidato a una maglia in difesa, Luis Henrique potrebbe prendere il posto di Diouf sulla destra e Curtis Jones potrebbe avere una chance dall’inizio al posto di Sucic. Chivu non ha ancora sciolto tutti i dubbi, ma una cosa appare certa: l’Inter vuole presentarsi al Bernabeu senza snaturare la propria identità e provare a essere protagonista anche contro il Real.
I numeri, però, raccontano quanto sia alta l’asticella. Il Real Madrid ha vinto tutti e quattro gli incroci disputati in questo secolo e nelle ultime tre sfide l’Inter non è mai riuscita a segnare. Di fronte ci saranno inoltre due dei protagonisti assoluti della Champions recente: se Mbappé dovesse andare a segno, raggiungerebbe Raul a quota 71 gol nella classifica marcatori all-time della competizione. Nelle ultime cinque stagioni, invece, nessuno ha partecipato a più gol in Champions dei due attaccanti madridisti: Mbappé conta 43 reti e 9 assist, Vinicius 30 gol e 22 assist.
I difensori di Chivu, insomma, non avranno modo di annoiarsi. Ma proprio per questo il Bernabeu rappresenta il test perfetto per capire quanto è cresciuta davvero questa Inter.