Il Como si prepara a vivere la notte più importante della propria storia, ma l’emozione del debutto in Champions League non dovrebbe trasformarsi in paura. Giovedì sera al Sinigaglia, contro il Lipsia, la squadra di Cesc Fabregas entrerà per la prima volta nell’élite del calcio europeo con una rosa costruita proprio per evitare il rischio di pagare dazio all’inesperienza.
Tolto Caqueret, escluso dalla lista UEFA per i vincoli relativi ai giocatori italiani, sono infatti nove i calciatori del Como ad aver già disputato almeno una partita nella massima competizione continentale. In totale fanno 91 presenze distribuite nell’arco di 24 stagioni. Un patrimonio prezioso per una squadra che ha cambiato volto durante l’estate, ringiovanendo senza rinunciare alla necessaria esperienza internazionale.
Kean è il professore della Champions
Era uno dei principi sui quali Fabregas aveva insistito già al termine della scorsa stagione: servivano giocatori nel pieno della maturità, pronti ad alzare il livello tecnico ma anche capaci di trasmettere qualcosa ai compagni più giovani.
La partenza dei tre senatori spagnoli Morata, Sergi Roberto e Moreno aveva cancellato in un colpo solo cinque Champions dalla memoria dello spogliatoio. Il Como ha quindi dovuto ricostruire anche sotto questo aspetto.
Il nuovo punto di riferimento è Moise Kean, che con 24 presenze in Champions League è diventato il giocatore più esperto della rosa. Alle sue spalle ci sono due acquisti estivi: Trevoh Chalobah, a quota 17, e Yan Couto, con 15 gettoni.
A completare il gruppo degli esperti c’è anche Robert Sánchez, arrivato dal Chelsea con otto presenzenella competizione.
Butez, l’ultimo tassello
L’esperienza europea è diventata una vera e propria linea guida del mercato lariano. Lo dimostra anche l’ultimo movimento tra i pali, nato quasi casualmente dopo la decisione di Tornqvist di lasciare il club per trasferirsi al Monza.
Da un problema è nata così un’opportunità: il Como ha inserito in rosa Butez, portiere che ha già disputato cinque partite di Champions con l’Anversa.
Una scelta coerente con la filosofia di Fabregas. Con una stagione nella quale sarà necessario giocare praticamente ogni tre giorni, tra impegni europei, infortuni e gestione delle energie, il tecnico vuole avere due alternative affidabili in ogni ruolo. L’obiettivo è mantenere alta la competizione interna e impedire che il rendimento della squadra dipenda da pochi uomini.
Fabregas e quella Champions mai vinta
Se c’è qualcuno che non ha bisogno di spiegazioni su cosa significhi giocare una grande partita europea, quello è proprio Cesc Fabregas.
L’allenatore del Como ha vissuto la Champions da protagonista per 13 stagioni con Arsenal, Barcellona e Chelsea, collezionando più di cento presenze, 20 gol e 24 assist. Gli manca però il trofeo più importante.
La Champions è rimasta il grande rimpianto della sua carriera. Fabregas ci è andato vicinissimo quando aveva appena 18 anni, nella finale di Parigi del 2006 persa dall’Arsenal per 2-1 contro il Barcellona. Oggi, da allenatore, avrà l’occasione di viverla da una prospettiva completamente diversa.
Lipsia, subito vietato sbagliare
Il debutto contro il Lipsia assume quindi un’importanza enorme. Il girone del Como si chiuderà infatti con gli appuntamenti proibitivi contro Paris Saint-Germain e Barcellona, rendendo fondamentale iniziare a mettere punti in classifica già dalla prima giornata.
Fabregas dovrebbe affidarsi dall’inizio a otto dei nove giocatori con esperienza in Champions. Tra i nuovi acquisti, Chalobah e Couto sembrano destinati a partire titolari, mentre in attacco Kean si gioca una maglia con Douvikas.
Più difficile prevedere una rotazione immediata in porta tra Butez e Sánchez, anche perché Fabregas ha già dimostrato di non disdegnare sorprese dell’ultimo momento.
Perrone, l’unico mediano con un precedente
Il reparto che dovrà fare a meno dei suoi “professori” è invece il centrocampo. L’unico giocatore ad aver respirato l’aria della Champions è Maximo Perrone, convocato dal Manchester City nella fase a eliminazione diretta dell’edizione 2022-23, quella conclusa con il trionfo degli inglesi a Istanbul contro l’Inter.
Per Perrone, però, quelle partite non hanno prodotto nemmeno un minuto in campo.
E proprio per questo la sfida contro il Lipsia potrebbe avere un significato ancora più speciale. Il centrocampista argentino avrà finalmente l’occasione di trasformare quella vecchia convocazione in una vera esperienza sul terreno di gioco.
Il Como, dunque, si prepara alla sua prima notte europea con un’arma che non si vede nel curriculum del club, ma che può fare la differenza: l’esperienza dei suoi uomini. Il Sinigaglia debutterà in Champions, lo spogliatoio invece sa già cosa significa vivere una notte così.