Sandro Mazzola è stato per decenni uno dei volti più riconoscibili del calcio italiano. Una figura capace di attraversare epoche diverse, legando il proprio nome soprattutto alla storia dell’Inter e a quella Nazionale che tra gli anni Sessanta e Settanta seppe riportare l’Italia ai vertici del calcio internazionale. La notizia della sua morte è arrivata poco dopo la mezzanotte: a novembre avrebbe compiuto 84 anni.
La sua storia personale e sportiva era iniziata con un’eredità pesantissima. Mazzola era infatti il figlio di Valentino, capitano e simbolo del Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga. Cresciuto a Cassano d’Adda, Sandro riuscì però a trasformare quel cognome monumentale in un’identità tutta sua, costruendo una carriera da protagonista assoluto.
A intuire per primo le qualità del giovane fu Benito Lorenzi, storico attaccante dell’Inter soprannominato “Veleno”. L’ingresso nella Primavera nerazzurra rappresentò il primo passo di un percorso destinato a portarlo rapidamente verso il calcio dei grandi. In quel periodo ebbe anche l’opportunità di essere seguito da Giuseppe Meazza, un’altra leggenda del calcio italiano, prima di arrivare alla prima squadra allenata da Helenio Herrera.
L’esordio in Serie A arrivò in una circostanza rimasta nella memoria del campionato italiano. Il 10 giugno 1961, in occasione della partita tra Juventus e Inter, Angelo Moratti decise di mandare in campo la formazione Ragazzi come protesta. I bianconeri vinsero 9-1, ma proprio in quella giornata Mazzola trovò il modo di lasciare il segno, realizzando dal dischetto la sua prima rete nella massima serie, a soli diciotto anni.
Da quel momento Herrera gli affidò sempre più spazio, accompagnandone la trasformazione tattica. Mazzola passò dall’interpretazione del ruolo di centravanti a quella di attaccante arretrato e centrocampista offensivo, valorizzando tecnica, rapidità di pensiero e capacità di leggere il gioco. Sarebbero state queste caratteristiche a renderlo una delle colonne della Grande Inter.
La sua esperienza in nerazzurro si concluse nel 1977, dopo 572 presenze e 162 gol complessivi. Il bilancio comprende quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. L’ultima partita fu la finale di Coppa Italia persa contro il Milan, occasione nella quale, lasciando il terreno di gioco, citò a celebre citazione dantesca “Vuolsi così colà dove si puote”.
Parallelamente Mazzola costruì una carriera altrettanto importante con la maglia azzurra. Il debutto arrivò il 12 maggio 1963 a San Siro, nel 3-0 contro il Brasile di Pelé, con una sua rete su calcio di rigore. Dopo la dolorosa eliminazione dal Mondiale del 1966 contro la Corea del Nord, divenne uno dei riferimenti della Nazionale affidata a Ferruccio Valcareggi.
Fu proprio in quegli anni che nacque la celebre “staffetta” con Gianni Rivera. I due rappresentarono due facce della stessa generazione e, nonostante la rivalità tra Inter e Milan, condivisero alcuni dei momenti più importanti del calcio azzurro. Nel 1968 arrivò il titolo europeo, conquistato nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia. Due anni più tardi, invece, l’Italia raggiunse l’atto conclusivo del Mondiale in Messico dopo la leggendaria semifinale contro la Germania Ovest, la “Partita del Secolo” terminata 4-3.
L’avventura in Nazionale si chiuse dopo il Mondiale del 1974. Per Mazzola il bilancio fu di 70 presenze e 22 gol, numeri che raccontano soltanto in parte il peso avuto nella storia della maglia azzurra.
Anche dopo aver smesso di giocare, il rapporto con l’Inter non venne mai meno. Mazzola tornò infatti nel club in veste dirigenziale, soprattutto come direttore sportivo durante la gestione di Massimo Moratti. Nel corso della sua attività lavorò anche con Genoa e Torino, ma è all’Inter che rimase legato il ricordo più forte.
Tra le operazioni più celebri della sua esperienza dietro la scrivania c’è l’arrivo di Ronaldo nell’estate del 1997. Un colpo destinato a entrare nella memoria dei tifosi nerazzurri e a chiudere idealmente il cerchio di una vita trascorsa sempre accanto al calcio. Prima in campo, poi dietro una scrivania: con Mazzola se ne va uno dei protagonisti di una stagione irripetibile dello sport italiano.