Da sogno a incubo, nel giro di quarantacinque minuti. La trasferta di Manchester lascia alla Roma tanta amarezza e una domanda sempre più difficile da ignorare: come può una squadra capace di dominare per un tempo finire puntualmente travolta nella seconda parte di gara?
Anche a Old Trafford i giallorossi hanno mostrato due facce completamente opposte. Nella prima frazione la formazione di Gasperini ha giocato con personalità, qualità e grande intensità, costruendo un doppio vantaggio che avrebbe potuto essere persino più ampio. Malen e Soulé hanno avuto le occasioni per mettere al sicuro il risultato, mentre lo United ha faticato a rendersi pericoloso, riuscendo a trovare la prima conclusione, peraltro imprecisa, soltanto al 26′ con Baleba.
La ripresa, però, ha raccontato una storia completamente diversa. Il cambio Pisilli per Mora non ha prodotto gli effetti sperati e dopo appena trenta secondi Baleba ha seminato il panico nella difesa romanista, fermandosi soltanto per un problema muscolare che ha evitato conseguenze peggiori.
Da quel momento le certezze dei capitolini hanno iniziato a sgretolarsi. Il calcio di rigore ha riaperto la partita e fatto riaffiorare i fantasmi della sfida contro il Real Madrid. Poi è arrivato l’errore di Balerdi, fino a quel momento tra i migliori in campo insieme a Soulé, che ha spalancato a Cunha la strada per il pareggio. La beffa definitiva si è materializzata con il 3-2: ancora una volta Balerdi ha tenuto in gioco Lacey, per poi non riuscire a contenere la successiva iniziativa di Cunha.
Non si tratta più soltanto di episodi sfortunati. Quella che rischia di diventare una vera e propria sindrome da rimonta è ormai una costante del percorso europeo della Roma. Quattro incontri disputati e tre partite nelle quali gli avversari sono riusciti a recuperare lo svantaggio.
Il primo campanello d’allarme era arrivato in Turchia, con l’1-1 contro il Fenerbahce, capace di rispondere a inizio ripresa alla rete di Cristante. Successivamente, all’Olimpico, si è consumato il capitolo più doloroso: avanti 3-1, i giallorossi hanno subito tre gol negli ultimi otto minuti, tutti sugli sviluppi di calcio d’angolo.
A Manchester il copione si è ripetuto, con la squadra incapace di mantenere il controllo del gioco dopo l’intervallo e penalizzata da errori individuali pesantissimi. Il fallo di Mancini che ha provocato il rigore e la disattenzione di Balerdi sul 2-2 hanno compromesso una partita che sembrava ormai indirizzata.
La classifica europea, dopo quattro giornate, racconta una situazione complicata: appena quattro punti per la squadra di Gasperini. Un dato che lascia spazio a molti rimpianti, considerando quanto visto nei primi tempi delle diverse sfide. Senza le rimonte subite, infatti, la Roma avrebbe potuto trovarsi a quota dieci punti, grazie ai successi contro Slovan e United, al pareggio con il Real e ai tre punti conquistabili in Turchia. Ma nel calcio i risultati si costruiscono nell’arco dei novanta minuti e non bastano le prestazioni a metà.
Adesso servirà voltare pagina rapidamente. All’orizzonte ci sono due impegni di campionato sulla carta alla portata, contro Sassuolo in casa e Parma in trasferta. Poi, mercoledì 25 novembre, arriverà la difficile trasferta di Parigi contro il PSG. Un appuntamento nel quale Gasperini potrebbe recuperare pedine fondamentali come Svilar, Koné e Dybala. Le assenze hanno certamente inciso, ma la Roma dovrà soprattutto ritrovare equilibrio e lucidità: perché continuare a giocare