Diciannove voti favorevoli su venti ad aprile, una spaccatura sempre più evidente a ottobre. In appena sei mesi, la Serie A ha completamente ridisegnato i propri equilibri politici, passando dal sostegno quasi unanime a Giovanni Malagò a una contrapposizione interna che rischia di condizionare le prossime elezioni della Figc. Da una parte i club intenzionati a confermare la fiducia all’attuale commissario federale, dall’altra le società che vorrebbero puntare su Adriano Galliani per aprire una nuova fase alla guida del calcio italiano.
Il tentativo di trovare una posizione comune si è consumato ieri mattina, durante una videoriunione alla quale ha partecipato la maggioranza delle società del massimo campionato. Un confronto che non ha prodotto la sintesi sperata, lasciando sostanzialmente immutate le distanze tra i due schieramenti. La Lega Serie A si ritrova così nuovamente divisa, proprio mentre si avvicina una scadenza decisiva per il futuro della Federazione.
Il primo fronte continua a sostenere Malagò, forte anche della posizione espressa ad aprile, quando diciannove club su venti avevano appoggiato la sua candidatura. Secondo le società favorevoli alla continuità, cambiare orientamento dopo appena sei mesi rappresenterebbe un segnale negativo per l’intero sistema, soprattutto considerando il lavoro affrontato dal commissario in una fase particolarmente complessa.
Dal suo insediamento, infatti, Malagò ha dovuto gestire diverse questioni urgenti, a cominciare dalle nomine tecniche e dalla riorganizzazione delle Nazionali, fino alle problematiche regolamentari, comprese quelle relative ai tesseramenti. Impegni che hanno inevitabilmente ridotto il tempo a disposizione per affrontare alcuni dossier istituzionali, sui quali l’attuale commissario vorrebbe concentrarsi maggiormente in futuro.
Una ricostruzione che non convince, però, i suoi oppositori. Il fronte critico contesta soprattutto la scarsa condivisione delle decisioni, oltre a un’interlocuzione con il governo ritenuta poco efficace. Tra le questioni che continuano ad alimentare il malcontento figura anche la nomina di Giancarlo Viglione a segretario generale della Figc, considerata da alcune società un ulteriore esempio di gestione poco collegiale.
Malagò, intanto, mantiene un atteggiamento fiducioso. Intercettato all’uscita del Consiglio nazionale del Coni, ha evitato di alimentare le polemiche, mostrando ottimismo nonostante le difficoltà emerse nelle ultime settimane.
«Serie A divisa? Vediamo, ero e sono molto positivo», ha dichiarato, prima di soffermarsi sull’avvicinarsi della scadenza elettorale: «Diciamo che ci si avvicina alla data della scadenza della presentazione delle candidature. Non ho veramente altro da aggiungere».
Sull’altro fronte prende corpo l’ipotesi Galliani, figura di grande esperienza nel calcio italiano, protagonista dei successi del Milan e successivamente dell’ascesa del Monza. L’ex amministratore delegato rossonero, oggi senatore di Forza Italia, ha manifestato la propria disponibilità dopo essere stato contattato da alcune società interessate a un cambiamento ai vertici federali.
Durante la videoriunione di ieri, uno dei club favorevoli alla sua candidatura avrebbe anche proposto di coinvolgerlo direttamente nel confronto. Un’ipotesi che non ha però raccolto consensi sufficienti e che è stata rapidamente accantonata.
La candidatura di Galliani rappresenta soprattutto il punto di riferimento delle società che chiedono una maggiore partecipazione alle scelte federali e un rapporto più produttivo con le istituzioni politiche. Il suo eventuale ingresso nella corsa alla presidenza potrebbe quindi trasformare le elezioni in un confronto tra due differenti visioni della gestione del calcio italiano.
A rendere ancora più complessa la situazione contribuiscono i cambiamenti di posizione registrati all’interno della stessa Lega. In particolare, ha suscitato discussioni l’orientamento di Beppe Marotta, inizialmente tra i sostenitori di Malagò e ora schierato a favore di Galliani. Un passaggio che alcuni dirigenti hanno criticato apertamente, considerandolo emblematico della frammentazione attuale.
Il tempo per ricomporre le distanze, però, è sempre meno. Le candidature dovranno essere depositate entro le 23.59 del 4 novembre, mentre l’assemblea elettiva è fissata per il 14 dicembre. Al momento non sono previsti ulteriori incontri collettivi prima della scadenza, circostanza che rende ancora più difficile immaginare una convergenza dell’ultimo minuto.
Saranno quindi le singole società a compilare e trasmettere alla Federazione i moduli con le rispettive preferenze. La Serie A non ha l’obbligo di presentare o sostenere un candidato unitario, ma il suo peso all’interno del sistema elettorale resta determinante per orientare gli equilibri complessivi.
Un ruolo che potrebbe diventare decisivo soprattutto per le società ancora indecise, chiamate a scegliere se confermare la linea della continuità oppure appoggiare il progetto alternativo. Le trattative proseguono, ma al momento nessuno dei due schieramenti sembra in grado di raccogliere un consenso sufficientemente ampio da imporsi come espressione condivisa del massimo campionato.
Il rischio concreto è che la Serie A arrivi all’appuntamento elettorale senza una posizione comune, confermando una frammentazione che da tempo caratterizza i rapporti tra i club.
A sei mesi dal sostegno quasi plebiscitario a Malagò, il quadro si è dunque completamente ribaltato. La corsa alla presidenza federale entra nella fase decisiva, ma la sensazione è che la partita più difficile si stia giocando proprio all’interno della Lega: prima ancora di scegliere il prossimo presidente della Figc, i club devono capire se esistono le condizioni per tornare a parlare con una sola voce.