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Italia, il futuro è qui? Kayode fa sperare sulla nuova generazione

Dopo il successo contro la Turchia, gli Azzurri scoprono un serbatoio di giovani talenti che può alimentare la Nazionale nei prossimi anni.

Italia, il futuro è qui? Kayode fa sperare sulla nuova generazione

Il gol di Kayode contro la Turchia ha acceso una luce per l’Italia che va ben oltre i novanta minuti di Bursa. Per chi lo aveva già visto protagonista nell’Europeo Under 19 del 2023, quella corsa sulla fascia destra, quelle rimesse laterali trasformate in autentici proiettili e soprattutto quella capacità di attaccare lo spazio non rappresentano una sorpresa. Per gli altri, invece, la domanda è stata inevitabile: da dove spunta Kayode? La risposta è semplice. Il talento c’era già, adesso sta arrivando il momento di scoprirlo.

E non è un caso isolato. Alle spalle del difensore ci sono una serie di Under 23 che possono diventare la struttura della Nazionale dei prossimi anni. Il problema, semmai, non è trovare i giocatori. È riuscire a farli crescere, farli giocare e soprattutto metterli insieme.

Portieri, una tradizione che continua

Tra i pali l’Italia non ha mai avuto particolari problemi. Da Zoff a Buffon, passando per Zenga, Peruzzi, Pagliuca e Marchegiani, fino ad arrivare a Donnarumma, il ruolo è sempre stato una delle certezze del nostro calcio.

E anche la prossima generazione offre diverse alternative. Carnesecchi, con i suoi 26 anni, è ancora relativamente giovane per un portiere, mentre alle sue spalle crescono Pessina, appena 18 anni e già inserito nella lista, il sorprendente Palmisani del Frosinone, Daffara e, guardando ancora più avanti, Mascardi e Fortin.

Sulle fasce c’è l’abbondanza

È soprattutto sugli esterni che il serbatoio sembra particolarmente ricco. A destra Kayode, 22 anni, può rappresentare una soluzione importante, così come Palestra, attualmente fermato da un infortunio. Alle loro spalle spingono Lulli, appena 19 anni, e Favasuli.

Sono tutti giocatori che hanno caratteristiche moderne, terzini capaci di trasformarsi in ali e di occupare stabilmente la metà campo offensiva. Una concorrenza che potrebbe persino spingere qualcuno a cambiare posizione.

A sinistra il panorama è meno affollato, ma la qualità non manca. Calafiori, 24 anni, è ormai una realtà internazionale, mentre Ruggeri ha trovato continuità all’Atletico e ora può misurarsi con l’esperienza all’Aston Villa. E poi c’è Udogie, appena 23 anni, con il giovane Fortini pronto a crescere.

Difesa, Leoni è il nome da seguire

Se sugli esterni c’è abbondanza, al centro della difesa il discorso cambia. Scalvini, che pure sembra ormai un veterano, ha appena 22 anni. Mancini lo aveva lanciato addirittura a 18 e ora il difensore sta cercando di tornare al massimo dopo la lunga serie di problemi fisici.

Il nome più atteso è però quello di Leoni, 19 anni, capace di giocare sia a destra sia a sinistra e finito anche nel mirino del Liverpool. L’infortunio ne ha rallentato il percorso, ma il potenziale resta enorme.

Accanto a lui c’è Ahanor, appena 18 anni, di proprietà del Chelsea e utilizzabile sia da centrale sia da esterno mancino. Il ct segue inoltre Palma, mentre dall’Under 21 arrivano altri nomi interessanti come Comuzzo, Chiarodia, Manè e Reggiani. Tra i più grandi c’è anche Ghilardi, 23 anni.

In mezzo serve ancora qualcosa

È probabilmente il reparto nel quale l’Italia dovrà lavorare di più. Tra i mediani puri non c’è la stessa abbondanza vista sulle fasce e Romano, 20 anni, potrebbe essere chiamato a crescere rapidamente.

Dall’Under 21 avanza Lipani, mentre per caratteristiche da mezzala possono diventare importanti Doumbia e Pisilli. Il primo porta fisicità, inserimenti e capacità di strappare, il secondo ha qualità per muoversi più avanti e diventare un riferimento tra centrocampo e trequarti.

Poi ci sono Ndour e Faticanti, mentre grande curiosità accompagna la crescita di Liberali, 19 anni, oggi allenato da Fabregas. Un giocatore che nasce trequartista ma può essere trasformato anche in una mezzala dalla posizione più avanzata.

Tanta fantasia davanti

Il reparto offensivo è forse quello con più talento, anche se manca ancora un giocatore capace di garantire equilibrio come facevano Politano o Callejon. Molti dei giovani disponibili sono ali offensive, spesso in grado di giocare indifferentemente a destra o a sinistra.

Sebastiano Esposito, 24 anni, sta aggiungendo disciplina tattica alla qualità tecnica. A Mancini piace molto anche Zoma, 22 anni, velocissimo e abile nell’uno contro uno, caratteristiche mostrate anche a Bursa.

E poi c’è Samuele Inacio, appena 18 anni, titolare nel Borussia e utilizzabile sia da esterno sia da centravanti. È considerato uno dei talenti più interessanti della generazione. Attorno a lui ci sono Vergara, Koleosho, il milanista Cisse, Fini, Cherubini e Cacciamani.

Pio Esposito guida i centravanti

Al centro dell’attacco, intanto, la candidatura più concreta è quella di Pio Esposito. A 21 anni ha già dimostrato di saper incidere con la maglia azzurra, con sei gol all’attivo. È un centravanti capace di giocare sia dentro l’area sia lontano dalla porta e può diventare particolarmente prezioso in un sistema nel quale una seconda punta gli gira attorno e le mezzali attaccano gli spazi.

A Bursa si è vista proprio questa combinazione.

Alle sue spalle cresce Raimondo, mentre su Camarda è stato forse caricato troppo presto il peso delle aspettative. Ha appena 18 anni e tempo davanti a sé. Ekhator, 19 anni, può invece giocare sia da prima sia da seconda punta.

Il talento deve diventare una squadra

Molti di questi giocatori sono ancora impegnati con l’Under 21, soprattutto per ragioni legate alle qualificazioni europee e al percorso verso le Olimpiadi. Ma il passaggio nella Nazionale maggiore potrebbe essere soltanto questione di tempo.

Non serve trasformare una vittoria contro la Turchia nell’inizio di una nuova età dell’oro, così come non avrebbe senso lasciarsi travolgere dal pessimismo dopo la sconfitta con il Belgio. Una cosa, però, è evidente: il materiale per costruire il futuro c’è.

La vera sfida sarà un’altra. Non è la prima volta che l’Italia scopre una generazione promettente. Il modello spagnolo insegna che il talento diventa realmente patrimonio della Nazionale quando viene inserito in un progetto coerente nei club, fatto crescere e soprattutto mandato in campo.

Kayode può essere il primo frontman di una generazione. Ma il futuro azzurro dipenderà dalla capacità di trasformare tanti giovani interessanti in una squadra vera.