Il campione

Alcaraz cambia ancora: nuovo servizio per tornare al numero 1

L’obiettivo è ritrovare la condizione migliore, tornare a vincere Slam e riaprire la sfida con Sinner per il vertice del tennis mondiale

Alcaraz cambia ancora: nuovo servizio per tornare al numero 1

Carlos Alcaraz non ha alcuna intenzione di fermarsi. Nemmeno dopo aver conquistato quattro titoli Slam e raggiunto il numero 1 del mondo, lo spagnolo continua a cercare margini di miglioramento. A Londra, durante la Laver Cup, il murciano ha raccontato di aver lavorato ancora una volta sul proprio servizio, il colpo che storicamente gli ha dato meno garanzie rispetto al resto del suo repertorio. Piccoli cambiamenti, quasi invisibili a un occhio non allenato, ma studiati per rendere la sua arma più importante ancora più efficace.

Il servizio cambia ancora

«È un’arma molto importante per me, l’ho allenata tanto e ho fatto un paio di piccoli cambiamenti. Per quanto ho potuto vedere, nessuno se n’è accorto. Fantastico, no?». Alcaraz lo ha raccontato con il sorriso, ma dietro la battuta c’è un lavoro tecnico preciso.

La sensazione è che il servizio sia diventato leggermente più lento, soprattutto in alcune situazioni. Un cambiamento che potrebbe essere legato anche alla volontà di proteggere il polso, articolazione che lo ha costretto a uno stop di quattro mesi e mezzo. La parte finale del movimento, in particolare sul servizio a uscire, sembra essere stata modificata per ridurre lo stress sull’articolazione.

Il polso rappresenta infatti l’ultimo anello della catena cinetica della battuta. È lì che si completa lo scatto generato dall’avambraccio e si trasferisce l’ultima accelerazione alla racchetta. Una gestione più prudente potrebbe dunque essere una soluzione temporanea, destinata a cambiare ancora quando Alcaraz avrà recuperato completamente anche sul piano fisico.

Il modello Djokovic

Non è la prima volta che lo spagnolo interviene sulla propria battuta. Già a Melbourne, prima degli Australian Open poi conquistati, aveva presentato una versione modificata del servizio, con evidenti similitudini con quello di Novak Djokovic.

La posizione della racchetta, quella della testa e soprattutto il ruolo del polso durante il lancio della palla avevano attirato l’attenzione. Un gesto più fluido, con il polso leggermente flesso verso il basso, per controllare meglio la testa della racchetta e accumulare energia prima dell’impatto.

Lo stesso Djokovic aveva scherzato sulla somiglianza dopo aver subito un ace da Alcaraz: «L’ho visto… Adesso dovremo discutere e parlare di diritti d’autore, voglio una percentuale».

La nuova versione della battuta non serve però soltanto a cercare qualche chilometro orario in più. Un servizio più efficace permette ad Alcaraz di iniziare lo scambio con l’avversario fuori dal campo, aprendo immediatamente la possibilità di attaccare o di venire a rete.

Il polso non preoccupa più

Dal rientro in campo, il polso di Alcaraz non ha comunque più dato segnali preoccupanti. A Londra lo spagnolo è stato visto prima e dopo le partite impegnato in esercizi specifici di riscaldamento e stretching, una routine ormai consolidata.

Dopo gli Us Open non sono emersi nuovi problemi e adesso l’obiettivo è affrontare al meglio la parte asiatica della stagione. Il primo appuntamento sarà a Tokyo, seguito dal Masters 1000 di Shanghai e poi dal Six Kings Slam in Arabia Saudita.

Un percorso nel quale Alcaraz spera di ritrovare anche Jannik Sinner. L’italiano ha rinunciato a Pechino e la sua presenza a Shanghai resta in dubbio. «Jannik mi manca — ha ribadito lo spagnolo —. Spero che guarisca presto, e che finalmente torneremo a sfidarci».

L’obiettivo è il numero 1

La battaglia per il vertice resta il grande obiettivo. Alcaraz non lo nasconde e vuole rientrare nella corsa al numero 1 del mondo, dopo aver lasciato momentaneamente spazio a Sinner e agli altri protagonisti della classifica.

«Purtroppo in questo momento io sono fuori dalla lotta — ha ammesso — ma voglio riprendere presto il mio posto e inserirmi nella corsa».

Per riuscirci, però, serve ritrovare anche una condizione fisica all’altezza del suo tennis. «Dopo gli Us Open non ho toccato la racchetta per una settimana. Devo continuare a giocare partite intense per affinare tecnica e dettagli».

È soprattutto dopo gli incontri più duri che emergono ancora piccoli problemi fisici. Nulla che Alcaraz consideri anomalo nel processo di rientro, ma abbastanza per suggerire che il lavoro non sia ancora completato.

«Penso sia normale e stiamo gradualmente affinando questi aspetti per continuare a migliorare. Spero che, per il tour asiatico, saremo a un livello molto, molto alto, sia in termini di tennis sia di condizione fisica».

Il messaggio è chiaro: Alcaraz sta ancora costruendo la sua versione migliore. E mentre Sinner resta il riferimento da raggiungere, lo spagnolo prepara la nuova rincorsa con un servizio leggermente diverso e la solita ambizione.