Il nuovo corso della Nazionale targato Roberto Mancini non poteva realisticamente cancellare in una sola sera tutti i problemi che hanno accompagnato gli Azzurri negli ultimi mesi. Dal ritorno del commissario tecnico, però, era lecito attendersi almeno qualche segnale incoraggiante. All’Olimpico, invece, contro il Belgio è arrivata una prestazione che ha lasciato ben poco spazio all’ottimismo: un avvio timido, tante imprecisioni e appena quindici minuti degni di essere salvati.
Il dato più preoccupante non riguarda tanto il risultato quanto il modo in cui la squadra ha affrontato la partita. L’Italia ha faticato a gestire il pallone, ha perso numerosi possessi e raramente è riuscita ad alzare il ritmo. Il Belgio, al contrario, pur essendo alle prese con un nuovo allenatore e con un gruppo in fase di rinnovamento, ha mostrato maggiore brillantezza e soprattutto una diversa capacità di interpretare la gara.
Da tempo si ripete che “in Italia i talenti ci sono”. La sfida dell’Olimpico ha però evidenziato come il problema possa essere altrove. I giocatori di qualità non mancano, ma servono abitudine a determinati ritmi, personalità e continuità nell’affrontare partite di alto livello. Non sorprende, in questo senso, che tra i pochi a uscire bene dalla serata ci sia stato Riccardo Calafiori, ormai abituato alle accelerazioni della Premier League con l’Arsenal. Più complicato il giudizio su Tonali, condizionato anche da una condizione fisica non ottimale e da un periodo tutt’altro che semplice.
Anche alcune scelte tattiche non hanno prodotto gli effetti sperati. La decisione di affidare la regia ad Alessandro Romano, talento interessante ma ancora giovane, si è rivelata particolarmente rischiosa. Una posizione più defilata avrebbe potuto valorizzarne maggiormente le caratteristiche, mentre un Tonali al centro del campo, pur non al meglio, avrebbe potuto offrire qualche certezza in più. Nel frattempo Tielemans, Raskin e De Bruyne hanno trovato spazi e tempi di gioco, mettendo in difficoltà un centrocampo nel quale anche Barella ha faticato a incidere.
Qualche perplessità anche dalla difesa. Coppola non ha dato le risposte sperate accanto a Gianluca Mancini, cresciuto nella ripresa dopo un primo tempo complicato. Il romanista sembra avere bisogno di un partner capace di garantirgli maggiore solidità e continuità. Tra le note meno negative c’è invece Kean: utilizzato per un’ora sulla fascia destra, ha alternato difficoltà e qualche spunto interessante, riuscendo comunque a ritagliarsi un posto tra i giocatori da salvare.
Il calendario non concede molto tempo per riflettere. Dopo il Belgio arriveranno le due sfide con la Turchia e poi l’incrocio con la Francia, avversario sulla carta di tutt’altro livello. Pensare a grandi obiettivi appare prematuro: sarà soprattutto importante evitare ulteriori passi falsi e cercare di raccogliere il possibile.
Il primo appuntamento del nuovo ciclo, insomma, ha restituito più interrogativi che certezze. Per Mancini il lavoro da fare è ancora lungo e gli esperimenti saranno inevitabili. Se l’obiettivo è costruire una Nazionale competitiva, servirà soprattutto tempo per trasformare il talento disponibile in una squadra capace di sostenerne il peso. E questa volta la fretta rischierebbe soltanto di complicare ulteriormente il percorso.